Salvini: nuovi fondi per Venezia. E allontana le trivelle dal Delta: «Gas, le situazioni delicate devono essere valutate con attenzione»

Domenica 20 Novembre 2022 di Alda Vanzan
Matteo Salvini e Luca Zaia

VENEZIA - Altri fondi e una nuova legislazione per la salvaguardia di Venezia. Le nomine, compresa quella dell'Agenzia lagunare, entro l'anno. E una attenzione particolare all'equilibrio ambientale in fatto di estrazioni di gas: «L'Adriatico comunque è grande». Così il vicepremier e ministro per le Infrastrutture, Matteo Salvini, giunto ieri nel capoluogo lagunare per inaugurare, con il governatore Luca Zaia, il sindaco Luigi Brugnaro, il patriarca Francesco Moraglia e il primo procuratore Carlo Alberto Tesserin, il nuovo sistema di protezione della basilica di San Marco.


LO STOP
Se su soldi e nomine è stato generico (nessuna cifra, niente nomi), Salvini si è invece sbilanciato sulle trivellazioni in Alto Adriatico, tema che nei giorni scorsi ha visto la contrarietà del presidente della Regione, Luca Zaia (ma nel 2016, ai tempi del referendum, era contrario anche lo stesso segretario leghista). Pur senza mai dire né sì né no, il ministro delle Infrastrutture e segretario federale della Lega ha di fatto escluso che si possa estrarre il gas nelle acque del Delta del Po: «Bisogna tutelare - ha detto - l'esigenza degli italiani di riscaldarsi, di lavorare e di viaggiare assieme all'ambiente. Quindi alcune situazioni particolarmente delicate andranno valutate con estrema attenzione». E ha aggiunto: «Mi ricordo la visita al Delta del Po e l'incontro con i pescatori: l'ascolto di quei lavoratori sarà prioritario e fondamentale». Con la considerazione finale: «L'Adriatico è grande». Ossia: si faranno trivellazioni, ma da qualche altra parte. Parole che sono piaciute alla presidente del gruppo di Alleanza Verdi-Sinistra alla Camera, Luana Zanella: «Molto positivo che il ministro Salvini stia tornando sui suoi passi in merito alle trivelle. La voce dei territori, che sono tutti contrari, deve contare».

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LE RISORSE
Capitolo fondi: l'unico a fornire numeri è stato il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. «Noi - ha detto il primo cittadino - finiremo i soldi della Legge speciale nel 2024, poi non ci sarà più una lira. La legge dice che Venezia è una città che si sgretola, per cui abbiamo bisogno, e lo abbiamo chiesto come consiglio comunale, di 150 milioni all'anno per 10 anni». Il vicepremier Salvini ha garantito «attenzione»: «Cominceremo a lavorare alla legge di bilancio da lunedì - ha detto -. Conto che Venezia abbia l'attenzione che merita in una situazione economica complicata». Il ministro non ha tralasciato accuse ai predecessori: «Permettetemi di dire che si sono persi anni, molti interventi a Venezia avrebbero potuto essere inaugurati da tempo».
Oltre ai soldi (peraltro annunciati anche per Milano Cortina 2026: «In manovra metteremo degli altri fondi, le Olimpiadi ci saranno e saranno un evento eccezionale, abbiamo l'attenzione di tutto il mondo, non possiamo sbagliare»), in ballo c'è la nuova legge speciale per Venezia: «Ci lavoreremo. Ma faccio presente che sono al ministero da neanche un mese, fatemi definire la squadra e poi definiremo tutto il pregresso». Così come con le trivelle, anche per il porto di Venezia bisognerà tenere conto della tutela ambientale e del diritto al lavoro: «Senza ideologie, io non sono per i no preconcetti». Nessuna anticipazione, invece, sulle nomine, in particolare quella dell'Agenzia di Venezia, cioè l'organismo che dovrebbe gestire a regime il Mose, che compete proprio al ministro delle Infrastrutture: «Non faccio nomi in conferenza stampa».

 


IL METODO
Se dei dossier veneti Salvini dice di avere già parlato almeno due volte con la Regione («Dalla Pedemontana alla terza corsia fino alla Cav, il Veneto avrà una quantità di investimenti da recuperare notevolissima»), a cambiare sarà il metodo: «Le priorità sulle opere pubbliche in Veneto? Me le stanno dando Zaia e i sindaci. Perché io l'autonomia al ministero la applico chiedendo ai sindaci quali sono le priorità. Una volta, invece, era il ministero che arrivava sui territori, basti pensare all'ultima polemica tra RFI e il sindaco di Vicenza per un viadotto non comunicato. Ecco, io dico che non esiste che una opera pubblica venga lanciata senza interpellare il sindaco e infatti noi faremo il contrario: prima si chiamano Zaia e i sindaci e poi si interviene».

Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 07:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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