Dopo decenni di abbandono via al recupero del Sacrario militare del cimitero: fu il primo in Italia

Venerdì 19 Novembre 2021
L ossario militare è stato il primo a ricevere il titolo di Sacrario nel 1931.

ROVIGO - Un monumento di grande importanza storica e artistica che, dopo molti anni di abbandono, sarà recuperato e restituito nel modo adeguato alla città. La giunta di Palazzo Nodari è pronta ad approvare il progetto di recupero dell’ossario militare del cimitero di viale Oroboni, una delle testimonianze più interessanti della Grande guerra, che raccoglie le spoglie di 589 soldati italiani e di 215 austro-ungarici, deceduti a Rovigo per cause di guerra o per malattia contratta al fronte. A essere precisi, il monumento rodigino è il primo esempio di ossario militare dedicato non solo ai Caduti italiani, ma anche di eserciti stranieri.

L’INTERVENTO
Come puntualizza l’assessore al Patrimonio e ai Lavori pubblici, Giuseppe Favaretto, «l’affidamento dell’appalto e i lavori di restauro partiranno entro l’anno». Il progetto, ricorda ancora l’assessore, «ha già ottenuto anche il via libera da parte della Soprintendenza di Verona». A livello di risorse, per il recupero dell’ossario militare sono stati messi a disposizione circa 500mila euro: 350mila provenienti dalla Regione e 150mila euro dalla Fondazione Cariparo.

PRIMO SACRARIO IN ITALIA
L’ossario militare è stato il primo a ricevere il titolo di “sacrario” per effetto della legge 877 del 1931. Fra le lapidi vi è anche quella della tomba del sottotenente Ugo Schiesari, medaglia d’argento al valore militare, attribuita allo scultore Virgilio Milani, nonché si trova la tomba del rodigino Nino Bedendo.
Eppure, nonostante il suo innegabile valore, gli appelli per un suo restauro e i finanziamenti già stanziati in passato, ma non sfruttati per la mancanza della possibilità di cofinanziare come previsto da parte del Comune con 50mila euro, questo monumento ha trascorso anni, anzi decenni, in uno stato di totale abbandono.

LUNGHE ATTESE
Andando solo in parte a ritroso, nel 2014 con la giunta guidata da Bruno Piva si era tornati a discutere dell’importanza dell’intervento su questo elemento storico e religioso della città. L’ottenimento del finanziamento è stato possibile solo nel 2017 con la giunta di Massimo Bergamin, grazie al predecessore di Favaretto, l’assessore Gianni Saccardin. Da lì in poi, però, se ne erano perse le tracce, ma adesso dovrebbe essere in discesa la strada, essendo il progetto esecutivo di restauro pronto per essere approvato. Di conseguenza, la cantierizzazione ha tempi stretti, secondo quanto riferisce Favaretto: questione di poco tempo e i lavori potranno essere avviati proprio nel periodo delle celebrazioni del centenario della traslazione del Milite ignoto da Aquileia a Roma.

CONTRIBUTO CONGELATO
I 350mila euro messi a disposizione dalla Regione erano stati stanziati ancora nel 2019 nell’ambito di un finanziamento complessivo di 1,2 milioni per la «riprogrammazione delle economie derivanti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione destinate ad “Interventi di conservazione, fruizione dei beni culturali messa in rete e promozione di attività ed eventi culturali”».
Da allora sono passati oltre due anni e l’ossario militare ha continuato a essere preda del degrado e dell’abbandono, con il muro che cade a pezzi, le lapidi ormai illeggibili e la struttura che da quasi 30 anni è praticamente chiusa.

Ultimo aggiornamento: 14:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA