Le locomotive del Paese schiacciate dal caro energia: si rischia di deindustrializzare e far saltare la tenuta sociale

Mercoledì 31 Agosto 2022 di Angela Pederiva
Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay
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Quanto peserà nel 2022 l'emergenza energia sulle aziende delle regioni-locomotiva? Ad essere ottimisti 36 miliardi di euro, nella peggiore delle ipotesi più di 41: il calcolo è delle Confindustrie di Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte, i cui presidenti Enrico Carraro, Annalisa Sassi, Francesco Buzzella e Marco Gay hanno incontrato i rispettivi assessori allo Sviluppo economico Roberto Marcato, Vincenzo Colla, Guido Guidesi e Andrea Tronzano. Dal vertice è emerso l'allarme per una crisi che, «in assenza di quelle misure di contenimento dei prezzi richieste da mesi dalle imprese, sta paralizzando il sistema industriale italiano con il forte rischio di deindustrializzare il Paese e mettendo a repentaglio la sicurezza e la tenuta sociale nazionali».

Peraltro a paventarlo sono anche le Pmi venete, che secondo uno studio di Confartigianato quest'anno pagheranno fra 2,1 e 4,2 miliardi in più rispetto al 2021.

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Caro energia, le conseguenze


I rappresentanti delle Confindustrie hanno presentato agli assessori i dati relativi agli incrementi dei costi energetici dal 2019 al 2022 nell'area più importante per il tessuto industriale italiano. Dai dati emerge un aumento compreso fra 8 e 9 volte rispetto ai 4,5 miliardi di euro sborsati nell'anno prima del Covid. I leader territoriali degli Industriali, in linea con l'appello del presidente nazionale Carlo Bonomi, hanno rilevato che la situazione «ha carattere di straordinarietà e urgenza indifferibile, perché è impossibile mantenere la produzione con un tale differenziale di costo rispetto ad altri paesi (Ue e extra Ue) nostri competitor, che va a colpire non solo le imprese esportatrici dirette, ma anche tutta la filiera produttiva, con un effetto pesantemente negativo soprattutto sulle piccole e medie imprese».
Non a caso Confartigianato Veneto ha quantificato a sua volta quella che definisce «una batosta senza precedenti», soprattutto nei settori vetro, ceramica, cemento, carta, metallurgia, chimica, tessile, gomma, plastica e alimentare. «La situazione è insostenibile ha commentato il numero uno degli artigiani Roberto Boschetto e il tempo di agire è di poche settimane. Tra le nostre aziende si moltiplicano i casi di lockdown energetico e molti imprenditori rischiano la chiusura. Servono interventi immediati e altrettanto rapide riforme strutturali per riportare i prezzi dell'energia sotto controllo e scongiurare un'ecatombe di imprese senza precedenti».

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Che fare?


A nome delle Confindustrie, i presidenti Carraro, Sassi, Buzzella e Gay hanno dichiarato che «le imprese non possono attendere un giorno di più quelle misure necessarie a calmierare i prezzi di gas ed energia elettrica». Le loro richieste: «Introduzione di un tetto al prezzo del gas (europeo o nazionale). Sospensione del meccanismo europeo che prevede l'obbligo di acquisto di quote Ets (quelle di emissione, ndr.) a carico delle imprese. Riforma del mercato elettrico e separazione del meccanismo di formazione del prezzo dell'elettricità da quello del gas. Misure per il contenimento dei costi delle bollette con risorse nazionali ed europee. Destinazione di una quota nazionale di produzione da fonti rinnovabili a costo amministrato all'industria manifatturiera». I vertici industriali di Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte hanno riferito di aver «apprezzato la sensibilità e l'attenzione delle Regioni, che si sono trovate concordi sulla gravità dell'emergenza e l'insostenibilità della situazione».
Di qui, «al fine di evitare drammatiche ricadute economiche e sociali», l'invito a «tutte le forze politiche anche in questa fase di campagna elettorale a sostenere con decisione l'impegno del Governo in carica nella difficile trattativa con gli altri Paesi a livello europeo per l'introduzione di un tetto al prezzo del gas e ogni altra misura atta ad affrontare il problema».
Da parte sua l'assessore veneto Marcato ha garantito l'impegno della Regione nel pressing politico-istituzionale: «Se vogliamo fronteggiare una situazione oramai insostenibile serve intervenire in modo intelligente per evitare che le aziende comincino a chiudere. Ciò a partire da porre un tetto al prezzo del gas e dalla revisione del Pnrr».

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Ultimo aggiornamento: 1 Settembre, 14:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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