Bar, ristoranti e alberghi in emergenza: servono 3.500 addetti per la stagione estiva

Giovedì 26 Maggio 2022 di Gabriele Pipia
Bar, ristoranti e alberghi in emergenza: servono 3.500 addetti per la stagione estiva
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PADOVA - È un problema di quantità ma anche e soprattutto di qualità. Servono lavoratori da assumere ma servono soprattutto figure già formate e qualificate, pronte a tuffarsi nella stagione estiva alle porte. Bar, ristoranti, alberghi e piscine sono a caccia di 3.500 addetti da impiegare a partire da giugno fino a settembre. Trovarli non è semplice perché il problema della carenza di organico è cronica e i contratti proposti sono soprattutto stagionali con una durata di tre o quattro mesi. E così basta fare una passeggiata nel centro di Padova per imbattersi in tantissimi cartelli simili affissi sulle vetrine: «Cercasi personale». 


I LOCALI
I fronti principali sono due, quello della ristorazione e quello della ricezione. Gli oltre tremila locali padovani danno lavoro ad oltre 13 mila persone e l’associazione dei pubblici esercizi Appe stima che siano circa 2.500 i dipendenti mancanti, concentrati soprattutto nei ristoranti e nei bar aperti alla sera. Servono soprattutto camerieri, aiuto-cuochi e aiuto-pizzaioli. 
«Le motivazioni ormai sono note. Nel periodo più buio dell’emergenza legata al Covid molti lavoratori hanno cambiato settore scegliendo industria, trasporti, logistica e grande distribuzione - sottolinea il segretario dell’Appe Filippo Segato -. C’è anche da dire che molti lavoratori stranieri in piena pandemia sono rientrati nel loro Paese di origine e poi non sono ancora tornati in Italia, quindi viene a mancare anche quella fetta di forza lavoro composta da dipendenti provenienti soprattutto da nord Africa ed est Europa ma anche dal sud America». 


GLI STIPENDI
I dati dell’Appe dicono che attualmente il 55% dei lavoratori ha contratti a tempo indeterminato, il resto a tempo determinato oppure a chiamata. La busta paga standard per un cuoco di livello 4 è di 1.560 euro lordi, 1.350 euro netti. Per un livello 5 (cameriere, barista) si scende a 1.463 lordi, 1.270 netti. 
«È innegabile che il nostro settore offra un’attività lavorativa concentrata nei momenti in cui le altre persone sono fuori a divertirsi - prosegue Segato -, questo aspetto ora comporta difficoltà di trovare lavoratori. C’è anche da dire che nel nostro comparto ci sono delle pecore nere che offrono lavoro non in regola, sottopagato, magari regolarizzando il personale per poche ore per poi farlo lavorare per più ore. Sono casi isolati e da stigmatizzare che macchiano l’intero nostro settore, composto per la stragrande maggioranza da imprenditori seri e rispettosi delle leggi».


LE CONSEGUENZE
«La carenza di personale comporta difficoltà operative - insiste Segato -. Lo vediamo anche nelle riunioni che organizziamo visto che molti non possono partecipare proprio perché devono stare in cucina o dietro al bancone. E conosco anche ristoratori che stanno riducendo l’orario di apertura oppure il numero di tavoli, rinunciando a banchetti, proprio perché non hanno personale a sufficienza». 
La ricetta, secondo Segato, è «il ritorno dei voucher tradizionali consegnati ai dipendenti che poi vanno ad intascarli. È un sistema che permetterebbe di andare a intercettare molti più lavoratori». 


GLI HOTEL
È alla ricerca costante di personale anche il settore ricettivo. In provincia di Padova si contano 200 attività alberghiere: 40 in città, 85 nel bacino termale, le altre sparse per il territorio dall’Alta alla Bassa padovana. Nei momenti di picco danno lavoro a seimila persone alle terme e ad altre tremila persone nel resto della provincia. Marco Gottardo, direttore di Federalberghi Terme Abano Montegrotto, stima che ne manchino tra il 10 e il 15%: servirebbe quindi un migliaio di addetti. Anche le piscine si stanno mettendo in moto a pieno ritmo in vista dell’estate e sono alla ricerca di bagnini e altri lavoratori. 


«Nel nostro settore la mancanza è soprattutto qualitativa - spiega Gottardo -. Le aziende che riescono a garantire un contratto annuale hanno meno problemi rispetto a chi cerca contratti stagionali».  Gottardo, però, batte forte su un concetto: «Dobbiamo uscire dalla banalizzazione dell’opinione pubblica che invita gli imprenditori a pagare di più i dipendenti. Qui parliamo di un contratto nazionale, a cui Federalberghi aderisce. Non ci sono contratti pirata. Il problema è un altro: non è facile trovare figure con nuove qualifiche. Penso alle competenze digitali e commerciali ma anche ad una ristorazione meno tradizionale. Noi non troviamo lavoratori mentre la gente cerca lavoro: so che sembra un paradosso, ma accade davvero. C’è un buco sulle competenze ed è traversale: riguarda gli alberghi ma anche piscine e centri benessere». 


 

 

Ultimo aggiornamento: 13:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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