Lavoro, manca personale. Nei ristoranti, bar e hotel scattano i doppi turni o l'orario ridotto

Martedì 17 Maggio 2022 di Mauro Favaro
Lavoro, manca personale. Nei ristoranti, bar e hotel scattano i doppi turni o l'orario ridotto
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TREVISO - Non si trovano lavoratori per bar, ristoranti e alberghi. Per coprire i buchi, si è sempre più spesso costretti a chiedere al personale in servizio di fare doppi turni. Ma a volte non bastano nemmeno gli straordinari. Proprio a causa della carenza di personale alcuni locali del centro hanno già dovuto ridurre gli orari. Aprono dopo o chiudono prima: non ci sono alternative. Discorso simile per gli hotel, come conferma Federalberghi Treviso, dove si sceglie di non usare una parte delle camere. È il paradosso della ripresa post Covid. Il tutto mentre la città si riempie di turisti e visitatori, anche grazie al richiamo della mostra dedicata al Canova. «Il problema della carenza di personale si sente in particolare nel mondo della ristorazione. Oltre agli orari ridotti, ci sono diversi nuovi progetti che non sono nemmeno partiti. Si attendono tempi migliori spiega Dania Sartorato, presidente della Fipe di Treviso, la federazione dei pubblici esercizi i due anni di emergenza Covid hanno cambiato la visione delle persone del tempo di vita e del tempo di lavoro. L'attuale indisponibilità dei giovani è frutto anche di una sorta di onda d'urto del Covid che li aveva portati ad avere molto tempo libero».


WEEK END AL PALO
Uno degli scogli maggiori riguarda la necessità di lavorare di sera e nei fine settimana. «Non è una questione di stipendio specifica Sartorato viene applicato il contratto collettivo firmato dalla Fipe, che è il migliore nel campo della ristorazione. Oltre alla cifra, vanno considerati i costi sospesi come la liquidazione di ferie e permessi, la tredicesima e così via. Davanti a questo, se le paghe sono basse è perché è bassa la quota di ore».


IL TEMA MANCE
Senza contare le mance. Una volta qui non esistevano. L'impostazione americana, però, ora si sta facendo largo pure nella Marca. «Si sta sviluppando questo meccanismo che, alla fine, va a riconoscere il valore delle persone sottolinea Michele Pozzobon, vicepresidente della Fipe di Treviso, la federazione dei pubblici esercizi, anima di locali come Burici, Etto e Mr Poke è un segnale di gratitudine e riconoscenza verso chi fa questo lavoro». Quel che è certo è che per uno dei settori più colpiti dalle restrizioni legate all'epidemia ripartire non è una passeggiata. «Con l'emergenza Covid il 20% della forza lavoro dei locali si è spostato in alti settori sottolinea Pozzobon e c'è ancora una discontinuità nei flussi dei clienti. A volte, quindi, può starci che qualcuno decida di ridurre gli orari per prudenza». Lui ha giocato d'anticipo, in parte anche con un aumento degli stipendi nei periodi di lockdown. «Abbiamo investito su alcuni profili aggiunge in questo settore il rapporto di fiducia è fondamentale. La questione non si può ridurre solo all'aver bisogno di un lavoratore».


IL SALARIO
Pozzobon conta in tutto 35 collaboratori. E nessuno scende sotto ai 1.300 euro netti al mese rivela mentre per me tengo un rimborso spese da 800 euro al mese». Le difficoltà nel reperire personale sono confermate anche da Alberto Gajo, proprietario di diversi locali, non solo nella Marca. «Può capitare che qualche dipendente debba fare degli straordinari. Per ora, comunque, non siamo arrivati a dover ridurre gli orari spiega adesso siamo alla ricerca di personale di cucina per un locale di Selva di Cadore. La retribuzione è congrua. Alloggio compreso. Ma si fa fatica». Per la Fipe il nodo del Reddito di cittadinanza di certo non aiuta. «Non si può pensare che qualcuno guardi al futuro puntando a vivere con questo scandisce Sartorato è stata una scelta discutibile. Che andrebbe rivista. E che ora ci costa pure sul fronte delle indagini per scovare i furbetti. E' intollerabile». «Il paradosso è che c'è lavoro per gli alberghi ma non c'è il personale ha evidenziato Giovanni Cher, presidente provinciale di Federalberghi non troviamo persone che accettino di lavorare sabato e domenica. Davanti a paghe iniziali magari da 900 euro, si preferisce stare a casa dicendo che con il Reddito di cittadinanza si prende poco di meno».

Ultimo aggiornamento: 18 Maggio, 09:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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