Cambiare lavoro non è più un tabù: le dimissioni aumentano del 50%

Martedì 24 Maggio 2022 di Tomaso Borzomì
Cambiare lavoro non è più un tabù: le dimissioni aumentano del 50%

MESTRE - Cambiare lavoro non è più un tabù. E questa potrebbe essere una tendenza per i prossimi anni a cui fare attenzione, perché il personale non si accontenta, chiede di più, non solo dal punto di vista dell'impiego o dello stipendio, ma in qualità della vita. Secondo uno studio della Cisl Veneto basato sui dati di Veneto Lavoro, le dimissioni volontarie sono «aumentate del 50% nel primo quadrimestre di quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2021, ossia salite a 66.300». L'identikit di chi molla il proprio impiego per intraprendere altre strade è chiaro, si tratta di maschi giovani: «Con contratto a tempo indeterminato, occupati in buona misura con mansioni a basso contenuto professionale, nella maggior parte dei casi provenienti dai settori del commercio, turismo e servizi e di frequente in spostamento verso altri settori, e ancora uno su tre di loro è un giovane under 30». Una sorta di ribalta dei lavori umili, che la sigla sindacale ha approfondito basandosi sull'esperienza diretta e contando 20.245 dimissioni volontarie nel 2021, il 12% delle dimissioni totali in tutto il Veneto. Non pare quindi che ci sia un legame tra i giovani e la poca voglia di lavorare, che può trovare una delucidazione in un'altra serie di dati analizzati nel primo periodo del 2022. Prendendo a campione 4600 dimissioni volontarie tematiche emerge che: «Per il 30% si tratti di giovani con meno di 30 anni, fenomeno che può essere spiegato da una minore attrazione verso il posto fisso sentita in questa fase della vita e da una maggiore disposizione a cambiare lavoro per cogliere nuove opportunità professionali. La percentuale scende al 22 di dimissioni osservate nella fascia tra i 30 e i 39 anni, un calo probabilmente legato agli anni della stabilizzazione del proprio progetto familiare, e tocca il 25 per la fascia tra i 40 e i 49 anni».


CAMBIARE NON È TABÙ
Per quello che invece riguarda il genere, sono gli uomini a propendere per la ricerca di fortuna: «segno di una maggiore propensione e forse anche possibilità a cambiare posto di lavoro». Per quanto riguarda i settori, a soffrire questo cambio di mentalità ci sono il terziario, che registra il 38% degli addii. Imprese del commercio, turismo e servizi (ma anche metalmeccanico con il 22,2%) sono sempre meno appetibili a discapito di altri rami come quello manifatturiero. Analizza il dato Marco De Favari, coordinatore regionale degli Uffici vertenze di Cisl Veneto: «C'è chi si muove per cogliere l'opportunità di una retribuzione più alta (avendo oggi un potere contrattuale superiore per richiederla, considerando l'aumento della domanda) o in generale di un più favorevole inquadramento contrattuale, passando ad esempio da un part-time a un full-time, o un migliore e meno stressante ambiente di lavoro».


CONGIUNTURA FAVOREVOLE
Che il mercato sia fluido è quindi una novità accentuatasi negli ultimi anni: «Anche dal nostro osservatorio possiamo confermare di trovarci ora in una congiuntura di notevole dinamicità del mercato del lavoro, che non trova precedenti dal 2015 - prosegue Gianfranco Refosco, segretario generale di Cisl Veneto -. L'aumento delle dimissioni, in presenza di un saldo netto positivo tra assunzioni e cessazioni nella prima parte del 2022 (+36mila), ci consegna un mercato del lavoro veneto molto vivace, ricco di opportunità lavorative che possono consentire alle persone un miglioramento delle condizioni lavorative, come confermato anche dall'elevata percentuale di immediata ricollocazione dei lavoratori dimissionari».
 

Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 10:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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