Samantha, papà è tutore «È un dovere verso di lei, ora organizzeremo l'addio»

Giovedì 11 Novembre 2021 di Eleonora Scarton
Samantha, papà è tutore «È un dovere verso di lei, ora organizzeremo l'addio»
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FELTRE (BELLUNO) - Giorgio D'Incà ieri mattina ha giurato e la magistratura di Belluno lo ha ufficialmente nominato tutore definitivo di Samantha, sua figlia. Un passaggio importante per la famiglia della 30enne di Feltre che ormai da quasi un anno versa in uno stato di coma vegetativo irreversibile. «È stato un momento non facile, però lo avevo in mente. In queste settimane mi sono preparato, ho riflettuto su ciò che questo comporterà», afferma Giorgio, che prosegue: «Quando una persona ha un figlio, ha dei diritti e dei doveri. Poi, man mano che il figlio cresce, vengono sempre meno i diritti, ma i doveri restano. Questo passaggio lo ritengo un dovere nei confronti di mia figlia». 


I PASSAGGI

Dopo il giuramento di ieri, il papà incontrerà i medici che hanno in cura Samantha e il comitato etico che nelle scorse settimane aveva affermato che, in questo caso specifico, l'alimentazione forzata sarebbe un accanimento terapeutico verso Samantha. «Contatteremo i medici e programmeremo un incontro, che probabilmente si terrà la prossima settimana, per confrontarci sulla situazione clinica di mia figlia. In quell'occasione discuteremo di cos'è meglio per Samantha e i medici faranno la loro proposta, che io ora posso autorizzare o meno». 


AMICI/NEMICI 


Papà Giorgio racconta: «In questa situazione abbiamo conosciuto tante brutte persone ma abbiamo conosciuto anche tante belle persone che ci sono state vicino e che ci hanno sostenuto. Abbiamo instaurato una bella amicizia con l'associazione Coscioni ed anche il parroco di Mugnai di Feltre, don Giancarlo Gasperin, è stato con noi sempre solidale e a nostra disposizione, senza giudicare». Papà Giorgio cerca di infondere coraggio, di dare forza. E per questo si è allontanato dalle persone brutte. In questo senso afferma che «da subito abbiamo scelto di non rispondere ad alcun messaggio ostile od offensivo sui social, anche se gli unici che fino ad ora hanno manifestato una certa insistenza fastidiosa sono stati quelli che vengono chiamati i gruppi di preghiera, i quali a mio giudizio non sono che talebani cristiani. Sono venuti personalmente anche sotto casa, ma li abbiamo allontanati». 


LA CHIESA

Non entra nel caso specifico, ma don Alessio Magoga, direttore del settimanale diocesano L'Azione, fa una propria riflessione sul tema del fine vita: «Le malattie croniche o degenerative e le ampliate potenzialità della medicina, in grado di prolungare la vita in condizioni anche molto problematiche, alimentano le paure che segnano in maniera importante il nostro modo di rapportarci alla morte: paura di rimanere ostaggio di trattamenti intensivi che si prolungano ad oltranza, paura di essere travolti dalla sofferenza, paura di essere colpiti da inabilità, paura di essere di peso ai familiari, paura di morire da soli. Queste paure vanno ascoltate attentamente e svelano spesso il desiderio di poter vivere, con dignità, la propria morte». La Chiesa non ha eluso queste paure tant'è che nella lettera Samaritanus bonus, pubblicata nel luglio scorso dalla Congregazione per la dottrina della fede, ribadisce che «sempre riconosce il valore imprescindibile della tutela della vita umana, in ogni sua fase e in ogni condizione». Nella lettera si precisa però che dall'eutanasia va distinta «la decisione di rinunciare al cosiddetto accanimento terapeutico, ossia a certi interventi medici non più adeguati alla reale situazione del malato, perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o anche perché troppo gravosi per lui e per la sua famiglia».

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