Caso Samantha, il giudice: «Deve addormentarsi senza soffrire». I genitori hanno informato la ragazza

Le hanno detto: "Riusciamo a darti pace e a lasciarti andare"

Sabato 6 Novembre 2021 di Olivia Bonetti
Samantha D'Incà
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FELTRE - Samantha D'Incà, la 30enne di Mugnai in stato vegetativo dal 4 dicembre scorso, sarà accompagnata al fine vita evitandole qualsiasi tipo di sofferenza. Lo sottolinea il giudice nel decreto in cui nomina amministratore di sostegno il papà della ragazza, Giorgio D'Incà, attribuendogli «il potere di prestare in nome e per conto della beneficiaria il consenso informato all'eventuale interruzione delle terapie e trattamenti di mantenimento in vita» di Samantha. Il tribunale spiega che il padre dovrà «scegliere di concerto con i medici le modalità di interruzione dei trattamenti ed il necessario percorso i sedazione palliativa profonda, finalizzati ad escludere qualsiasi fonte di sofferenza o dolore». Mercoledì sera i genitori, mamma Genzianella e papà Giorgio D'Incà sono andati nella rsa di Cavarzano dove si trova la ragazza. «Le abbiamo fatto sapere quello che sta accadendo - spiega la madre - Riusciamo a darti pace e a lasciarti andare, le abbiamo detto».


LA SOFFERENZA

Sono 337 oggi i giorni di calvario per Samantha, costretta in un letto di una rsa a Cavarzano rannicchiata in posizione fetale, nutrita ed idratata artificialmente. Il padre conta le ore, i minuti, da quando sua figlia è finita in coma. «La vita di Samantha, ormai, è terminata quel 4 dicembre», ripete da mesi. Da allora la giovane, nata 28 marzo 1991 è in «stato vegetativo da encefalopatia postanossica». Le sue condizioni erano precipitate dopo un intervento a una gamba effettuato all'ospedale di Belluno il 13 novembre 2020. I genitori stanno lottando da mesi per dar seguito alle volontà della figlia quando era nel pieno delle sue facoltà diceva sempre che avrebbe rifiutato l'accanimento terapeutico. Testimonianze riportate dai famigliari, assistiti dall'avvocato Davide Fent, in Tribunale di Belluno, che ha di fatto dato il via libera al padre di staccare la spina. «È un passaggio molto duro e pesante per tutti noi - dice mamma Genzianella - ma per il suo bene dobbiamo lasciarla andare. Speriamo solo che non succeda come al papà di Eluana: fino ad oggi non abbiamo mai sentito o visto un politico, l'auspicio è che non si facciano vedere neanche ora». 


LE TAPPE

Nel provvedimento di 12 pagine il giudice Umberto Giacomelli ripercorre tutto ciò che è stato fatto in questi lunghi mesi, passati per due pareri del comitato Etico dell'Ulss 1 Dolomiti e altrettanti del luminare il professor Leopold Saltuari, docente di neurologia all'Università di Insbruck. Il ricorso per sospendere l'accanimento terapeutico venne proposto dal padre di Samantha il 3 febbraio scorso. L'uomo chiedeva «di essere nominato amministratore di sostegno in favore della figlia con l'espresso potere di rifiutare per conto della stessa le cure volte al suo mantenimento in vita e quindi anche la nutrizione e/o idratazione artificiale e di chiederne una sedazione palliativa profonda in associazione alla terapia del dolore». In un primo momento venne nominato tutore della ragazza l'avvocato Andrea Baldassi e solo dopo 10 mesi il giudice ha nominato il padre. In questo periodo anche il ricovero a Vipiteno dove i medici confermarono: «L'insieme dei dati clinico-strumentali raccolti non consente al momento di formulare ipotesi prognostiche favorevoli circa il recupero funzionale». Era il 9 agosto e la giovane venne accolta alla Sersa di Belluno nel Nucleo stati vegetativi, dove si trova tuttora. Il 20 settembre scorso il secondo parere del Comitato etico dell'Ulss Dolomiti, che sentenziava: «Samantha D'Incà si trova oggi in uno stato vegetativo irreversibile senza alcuna possibilità, al momento, di miglioramento». Il 14 ottobre è seguito il parere favorevole della Procura all'interruzione delle terapie e trattamenti di sostegno vitale, che però voleva che venisse confermato tutore l'avvocato Baldassi. 


LE LEGGI

Il decreto del giudice Giacomelli cita la legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, ricordando come sia prevista la ricostruzione della volontà dell'interessato sulla base delle sue precedenti dichiarazioni. Poi la Convenzione del consiglio d'Europa sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina. Ricorda infine come mamma Genzianella ha testimoniato che la figlia «aveva dichiarato che un trattamento di questi tipo è da persone egoiste e disumane: si tratta di un accanimento e violenza». «Non si può non prendere atto - sottolinea il giudice nel provvedimento- che le attuali condizioni di salute della beneficiaria dipendono totalmente dalla prosecuzione del trattamento di nutrizione artificiale». E conclude autorizzando l'amministratore di sostegno, il papà (che giurerà nell'udienza del 10 novembre) a chiedere l'interruzione dei trattamenti per conto della figlia. «Per far capire cosa significherà per mia figlia - spiega la mamma - dico solo che quando le viene sospesa per pochi minuti la peg è rilassata, distesa, quasi serena. Poi quando si ricomincia torna a rannicchiarsi e a essere tesa».


IL TEMA

E ieri sera mamma e papà di Samantha, che stanno vivendo sulla loro pelle il caso delle mancate Dat, erano al convegno di Mano Amica, al Canossiano. «Quello che notiamo - dice la madre - è di queste cose a volte si parla in modo troppo tecnico: non viene spiegato bene cosa può accadere in caso di mancate dat. Questa non vuol essere una critica, ma coinvolgere le persone che hanno testimonianze dirette potrebbe aiutare gli altri a non trovarsi nella nostra situazione».

 

Ultimo aggiornamento: 7 Novembre, 14:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA