L’assessore ricoverato dal letto di ospedale: «Guerra ai negazionisti»

Martedì 12 Gennaio 2021 di Davide Piol
L'assessore Perale dal letto di ospedale contro i negazionisti
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BELLUNO La sua battaglia assomiglia a quella che Don Chisciotte inscenò contro i mulini a vento nelle famose avventure raccontate da Miguel de Cervantes. In questo caso i mulini sono rappresentati dai “no vax”. Mentre lui, eroe ferito e sfortunato, cerca di colpirli e convincerli con una lancia virtuale su cui è impressa la frase: «Vaccinazione obbligatoria, senza se e senza ma». Marco Perale, già insegnante e giornalista, ora assessore comunale a Palazzo Rosso, è ricoverato da 10 giorni al San Martino di Belluno. Reparto: Malattie infettive covid. Non potendo ricevere visite, l’unica scappatoia verso la vita che si stiracchia fuori dall’ospedale è rappresentata dal telefonino.


LA BATTAGLIA
Sempre attraverso i messaggi spiega di aver segnalato «decine di siti e personaggi che fanno solo danni terribili». E aggiunge: «Ovviamente, avendo molto tempo a disposizione, sono presente su Facebook ma solo perché, vista dall’interno della vita ospedaliera, la retorica dei no-vax o no-covid, “È tutta una montatura, un complotto, etc.”, diventa davvero intollerabile e inaccettabile. Non ha nessun senso che chi non vive questa esperienza osi parlarne, sparando falsità». Così Perale risponde. Attacca, si difende e attacca ancora. Come l’eroe della Mancia, non si arrende. Chiarisce che non si tratta di una “missione”. Quella «la lascio a medici, infermieri e oss». È più che altro «un dovere morale, avendo visto il mondo reale da questa parte della barricata». 
IL PARADOSSO
Qualcuno ha addirittura scritto che usa la malattia come “scusa”, come modo per “seminare altra rabbia”. «Sono in ospedale – ha risposto lui – attaccato all’ossigeno per quel covid che troppe persone negano. Sì, ci si arrabbia di brutto». Marco Perale ha cominciato ad accusare i primi sintomi dopo Natale. Poi ha trascorso una settimana con la linea del termometro sopra i 39 gradi. Infine, il ricovero e la bombola d’ossigeno attaccata al letto. «Un’esperienza comunque straordinaria – riflette – sia dal punto di vista psicologico che fisico... ti porta al limite e soprattutto a confrontarti con i tuoi limiti». L’unica via d’uscita, per l’assessore comunale di Palazzo Rosso, è la vaccinazione di massa. Permetterebbe di «eliminare l’emergenza sanitaria permanente e i lockdown gialli, arancioni e rossi». Ma come convincere chi non vuole fare il vaccino? «Chi si oppone è socialmente un egoista – continua Perale – Non vedo soluzioni “convincenti”: una vaccinazione universale obbligatoria. Punto. E chi non la fa non potrà volare, non potrà accedere a certi servizi, entrare nei locali pubblici etc.».


LA SPERANZA
Quando due terzi della popolazione sarà vaccinata «potrà ripartire una vita sociale così come l’abbiamo conosciuta prima del covid, sia pure mantenendo tutte le precauzioni del caso». Qualche settimana fa il governatore Luca Zaia aveva ipotizzato la creazione di “pass” che permetterebbero alle persone vaccinate di condurre una vita pressoché normale. E che, dall’altra, potrebbe convincere indecisi e “no vax” a vaccinarsi. Oggi sono 11 giorni che Perale è in ospedale. «Non c’è una data d’uscita per ora» aggiunge. Ma «la malattia è sempre l’altra faccia della medaglia dell’efficientismo che ci vuole sempre tutti operativi al massimo. Ogni tanto, invece, il mondo ti mette con le spalle al muro. Tu e il mondo, tu e la vita, senza ruoli o scappatoie». Si possono solo stringere i denti e pazientare: «Io vado da sempre in montagna – conclude – ma dai racconti di chi è stato sugli ottomila himalayani, questa malattia è come salire in carenza di ossigeno. Si deve salire, passo dopo passo, anche se si fa fatica ad ogni respiro: non c’è alternativa. Se ti fermi sai che non riparti, e non ritorni...».
 

Ultimo aggiornamento: 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA