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«Non voglio andarmene», ma il sorriso di Samantha si spegne a 49 anni

Mercoledì 22 Giugno 2022 di Eleonora Scarton
Addio al sorriso di Samantha Calzavara
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FELTRE/CESIOMAGGIORE - Il sorriso di Samantha Calzavara, 49enne cesiolina, si è spento per sempre lunedì, ma la grande lezione di vita che ha saputo dare in questi anni rimarrà impressa nel cuore della famiglia e di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla e di incrociare il suo cammino. Sì perché nonostante il dolore e la sofferenza che hanno caratterizzato i suoi ultimi dieci anni di vita, a causa di una grave forma di sclerosi progressiva degenerativa che l’ha colpita, lei ha sempre avuto una grande forza d’animo. Ha sempre cercato di sorridere ed infondere speranza e positività agli altri. A portarsi via Samantha a soli 49 anni una forma aggressiva di polmonite. 

Sclerosi multipla, una colletta tra amici per aiutare Samantha

LA BATTAGLIA
Samantha era una ragazza allegra, solare e piena di vita. Originaria di Cesiomaggiore, da anni viveva a Feltre dov’era molto conosciuta in quanto aveva lavorato in diversi negozi del centro cittadino. Poi una decina d’anni fa la scoperta della malattia, la sclerosi progressiva degenerativa. Ma non si diede per vinta e iniziò a lottare rendendo anche pubblica la sua situazione con una lettera-denuncia inviata al Il Gazzettino nel 2014 in cui spiegava che a fronte di cure costosissime poteva contare solo su un assegno invalidità di 500 euro dall’Inps. La malattia negli anni le ha tolto l’uso delle gambe, delle braccia, la deglutizione, la parola, tutto. Nonostante, proprio per la sua determinazione e quella della sua famiglia, la donna avesse provato di tutto. Dalle sedute di fisioterapia alle terapie esistenti, comprese quelle sperimentali all’estero. Tutto inutile. Ma nonostante questo lei ha sempre combattuto per la vita. Per tornare a casa sua. Qualche mese fa la donna è stata colpita dal Covid, ma ne era uscita. Poi una polmonite che ormai da due mesi l’aveva costretta in ospedale. Il corpo, forse debilitato proprio dal virus, non è riuscito a combattere questa nuova malattia. E Samantha lunedì pomeriggio si è arresa. Lascia i genitori e le quattro sorelle. Nelle epigrafi che hanno annunciato la morte della loro cara si legge: «Troppo a lungo sono durate le tue sofferenze. Hai combattuto tanto ma alla fine ti sei dovuta arrendere. È stato difficile lasciarti andare, ma alla fine abbiamo dovuto farlo. Vola libera e vai lassù, qualcuno ti aspetta. Ciao Samy».

IL “GRAZIE” 
Nonostante il momento difficile che la famiglia sta attraversando, la sorella Marika ha voluto ringraziare «tutte le persone che, anche senza conoscerla, ci hanno aiutati per permetterle di andare all’estero per tentare delle cure sperimentali contro la malattia con le cellule staminali. Una terapia che si poteva fare solo all’estero e molto costosa anche se, purtroppo, non è servita a rallentare il decorso della malattia. Non avevo mai avuto modo di ringraziare pubblicamente tutte queste persone. E sono state davvero tante, ognuno per quanto gli era possibile. Lo voglio fare adesso». 

IL RICORDO 
Ed è proprio la sorella Marika che, pur con la voce rotta, ha voluto ricordare il grande insegnamento lasciato da Samantha: «mia sorella è stata coraggiosa sempre, fino all’ultimo momento di vita. Il giorno prima di mancare, a chi le chiedeva come stava, rispondeva bene. Perché lei era così. Samantha era una persona tenace ed attaccata alla vita; perfino le infermiere e il personale dell’ospedale me lo hanno detto. Nonostante tutto lei voleva continuare a combattere. Anche mezzora prima di morire mi guardava e mi diceva che non voleva andare, che voleva tornare a casa sua. Ecco questa sua forza me la porterò dietro per sempre come insegnamento».

LA LETTERA 

Era il dicembre del 2014 quando, con il coraggio che la contraddistingueva, Samantha Calzavara, rendeva pubblica la sua malattia. Ecco le righe che scrisse allora a Il Gazzettino
Quando mi hanno detto, un anno fa, di avere la sclerosi multipla, ero con mio padre. Non sapevo bene cosa pensare, non conoscendo niente o ben poco di questa malattia. Ricordo di averlo preso a braccetto, dicendo effettivamente che ci sono cose peggiori nella vita. Lo penso anche adesso, adesso che non guido piu la macchina, che non passeggio più, che non lavoro più, adesso che ho sempre bisogno di qualcuno per andare da qualche parte, adesso che non riesco più a prendere in braccio mio nipote, adesso che giro col cartellino degli invalidi, adesso che non riesco più a essere come prima, adesso che non so più niente. Da quel giorno la mia vita è cambiata e anche quella delle persone a me vicine. Tutto è nuovo e non c’è attimo in cui non abbia paura, perché sono impotente di fronte a tutto questo. Ogni mattina quando apro gli occhi spero sia un buon giorno, ma questo a volte risulta davvero difficile. Ho scritto questa lettera un po’ per sfogo personale, un po’ per farvi conoscere la mia situazione. Il tipo di Sclerosi multipla che mi ha colpito difficilmente è gestibile con i farmaci. Mi aiutano sicuramente, ma fino a un certo punto, perché la mia medicina è la fisioterapia, la piscina e tutto quello che con le mani mi fa stare bene, anzi meglio. Il Ministero della sanità afferma che per chi è affetto da queste forme di malattia tutto questo è indispensabile, è essenziale per mantenere una forma di vita che ci permetta di essere ancora qualcuno. La fisioterapia ci viene regalata una volta l’anno, le associazioni arrivano fin dove possono perché non hanno fondi, idem i Comuni. Se voglio di più devo pagare un privato e qui arriviamo al punto. Io percepisco una pensione Inps di 501 euro mensili. Ho un’invalidità dell’ottanta per cento e non arrivando al cento per cento non mi spetta niente di più, praticamente se già sei “ricco” ti aiutano, altrimenti ti devi arrangiare. Come molti sono in affitto. Allora io mi chiedo: cari signori, come cavolo fa una persona a vivere il quotidiano riuscendo a pagarsi anche le cure? Perché per me sono cure. Le terapie mi servono almeno tre, quattro volte la settimana, ma come faccio? Sento il mio corpo sfuggirmi giorno dopo giorno. Non posso fermare la malattia, ma posso rallentarla. Non so cosa accadrà in futuro, ma so che voglio continuare a vivere il più intensamente possibile, sempre. Siamo in tanti ad essere in difficoltà, troppi, ma è anche vero che siamo noi a pagare la sanità e credo sia nostro diritto essere tutelati, come italiani ma soprattutto come persone. Non è mio intento essere compatita, bensì essere capita. La mia più grande fortuna è avere una famiglia che amo da morire, loro mi amano da morire, in tutti i modi possibili. La forza la trovo grazie a loro perché sono la mia forza. La sclerosi multipla ti colpisce in silenzio ed in silenzio rimane, per sempre, dentro te anche se a me sembra di sentire sempre tanto rumore... 
 


 

Ultimo aggiornamento: 23 Giugno, 12:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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