«Non si può fare più nulla, le resta poco da vivere»: bufera sul medico

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«Non si può fare più nulla, le resta  poco»: bufera sul medico oncologo

di Lucia Russo

TREVISO - «Non si può fare più nulla, le resta poco da vivere». Queste le parole che un medico oncologo avrebbe rivolto a un paziente ricoverato in fase terminale in un ospedale della provincia.

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«Quello che è successo è imperdonabile si legge in una lunga corrispondenza tra il primario del reparto e un cittadino - durante l'orario delle visite il dottore è entrato in stanza, e sgarbatamente, come sempre, mi ha chiesto di uscire e di rimanere solo con mio padre. Finito l'incontro, sono rientrato assieme ad un suo amico e dalla bocca di mio padre sono uscite le seguenti parole: La malattia è avanzata velocemente, non si può fare più nulla. Io le ho chiesto quanto tempo ho da vivere e ha risposto di non avere una macchinetta in grado di misurare il tempo».

Stando a quanto riportato dal cittadino, il padre è caduto in uno stato di profonda disperazione e sconforto causato proprio dalle parole del dottore. «Non starebbe a noi sottolineare la serietà professionale di un medico che dovrebbe garantire in ogni modo la qualità della vita e del passaggio alla morte di tutti i suoi pazienti», si legge. 
LA SEGNALAZIONE«Altri medici sono stati umani ma in questo caso chiediamo l'immediato allontanamento del dottore dal padre e dalla famiglia. Non vogliamo avere più a che fare con lui». Sulla questione è stato subito informato, il diretto generale dell'Usl 2 Francesco Benazzi. «Ho immediatamente chiesto ai dirigenti dell'ospedale di fare una relazione sulla questione e lunedì, contatterò il diretto interessato, i dirigenti e il responsabile del reparto spiega Va detto che noi deontologicamente siamo obbligati ad informare il paziente della propria diagnosi qualora lui lo richieda e sia lucido. E' chiaro però che c'è modo e modo di dire le cose. Si può dire lei ha un tumore e morirà oppure dire ha un tumore ma noi le daremo una mano, le staremo vicino e informare il paziente sul percorso che si andrà a fare. Il medico non poteva nascondere al paziente di avere un tumore. Però l'umanizzazione è molto importante, tutti dovrebbero fare una medicina umanizzante che prevede il ti dico la verità e ti accompagno nel percorso in maniera empatica». 
I DUBBISulla corrispondenza viene però messo nero su bianco che, il paziente non aveva chiesto la diagnosi e nemmeno l'allontanamento dei famigliari durante la comunicazione di questa da parte del medico. «Andrò a verificare afferma Benazzi Se è la consuetudine di questo medico mi dispiacerebbe molto. Io devo chiedere al paziente se vuole che la persona rimanga o meno quando devo comunicare la diagnosi. Il codice deontologico ci impone la privacy, forse il medico ha saltato dei passaggi per fretta ma devo andare in fondo alla questione, non voglio mettere croci sulle persone prima di aver appurato i fatti. La prossima settimana cercherò di chiarire la questione di persona con il medico, il dirigente del reparto e dell'ospedale». Allarmato anche il presidente della Provincia Stefano Marcon. «Se la situazione venisse confermata credo sia doveroso intervenire - afferma - un comportamento simile andrebbe a screditare tutto il lavoro volto all'umanizzazione dei pazienti svolto dagli altri operatori sanitari». 

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Sabato 9 Marzo 2019, 11:16






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5 di 40 commenti presenti
2019-03-11 08:57:02
....Fino a che..non tocca a loro. E' successo che un medico, diciamo piuttosto "freddo" nel dare questi annunci, quando si è ammalato lui, ha cambiato idea. Si è salvato, ma ha passato un brutto periodo.Da allora è diventato più umano. Per conoscere un dolore, spesso bisogna provarlo.
2019-03-10 07:45:50
La speranza è l'ultima a morire e almeno per quella qualcosa si può sempre fare come cure palliative e supporto psicologico. Questo non significa illudere o disilludere un paziente oncologico ma renderlo edotto, obbiettivamente ma con la necessaria delicatezza e sensibilità che queste situazioni richiedono, di quale è lo stato di salute alla luce delle possibilità che la scienza medica oggi è in grado di mettere in campo per queste malattie. Come mi mancano le suorine nei reparti ospedalieri. Oh se mi mancano!
2019-03-10 06:10:19
I medici sono, prima di tutto, uomini e come tali più o meno sensibili; più o meno "umani" . L'esser medici può migliorarli ma non cambiarli.- Personalmente anche al malato terminale darei speranza dicendo una bugia e cioè che ho visto gente vivere a lungo anche con malattie imperdonabili.- Ai famigliari, se possibile, avrei detto la verità aggiungendo di dar speranza al malato.-
2019-03-09 20:23:56
... non è il medico ad aver sbagliato.. è l'uomo che non è preparato..
2019-03-10 08:32:07
La preparazione del malato terminale non è un esercizio facoltativo che questo può o meno decidere di fare su se stesso. E' sempre un medico coadiuvato da uno psicologo che dovrebbero favorirla e condurla assieme al paziente.