Lo sprint delle bici, il mercato italiano crescerà del 60%

Secondo un report elaborato da Kearney nei prossimi tre anni lo slancio sarà trainato dall’elettrico, il cui giro d’affari raddoppierà da qui al 2028

Mercoledì 1 Novembre 2023 di Giacomo Andreoli
Lo sprint delle bici, il mercato italiano crescerà del 60%

Il mercato della bici in Italia è destinato a crescere in maniera impetuosa.

Il giro d’affari quest’anno sarà pari a 1,3 miliardi, in lieve discesa rispetto al 2022, ma salirà di oltre il 60% entro il 2026, quando sfonderà quota 2,1 miliardi. Lo rivela un report elaborato per Il Messaggero dalla società internazionale di consulenza Kearney. I dati parlano di una strada segnata, con un continuo aumento di valore nei prossimi anni dopo l’andamento più ondivago dal 2020 a oggi, soprattutto per l’effetto booster del bonus bici fino a 750 euro, introdotto nel primo anno di pandemia e poi non rinnovato (oggi c’è un contributo fino a 1400 euro, ma solo in alcune città). Ad aumentare sia in numero che in valore, già dal prossimo anno, saranno le e-bike, in scia con la crescita dell’elettrico e della green economy.

Nel 2024 le bici a pedalata assistita passeranno da circa 300mila a 400mila, con il giro d’affari che salirà da 700 a 800 milioni di euro. In 5 anni, nel 2028, il valore raddoppierà, arrivando a quota 1,5 miliardi. Nel frattempo, le bici tradizionali scenderanno in numero da 1,3 a circa 1,2 milioni, con il valore che aumenterà per effetto dell’inflazione e dell’arrivo di nuovi modelli, ma poi rimarrà stabile nei prossimi anni. Nel 2028, poi, dovrebbero essere vendute solo poco più di 1 milione di bici non elettriche in tutto il Paese. Più in generale, comunque, la crescita del mercato delle bike nei prossimi anni, secondo Kearney, sarà favorita dall’aumento «del numero dei ciclisti come conseguenza di stili di vita sempre più sostenibili e hobby scoperti o riscoperti durante il periodo Covid».

L’ECCELLENZA ARTIGIANALE

 L’industria della bici è un ecosistema articolato, che abbraccia ambiti come turismo, benessere, servizi, tecnologie, infrastrutture. Nella filiera c’è l’industria delle componenti, con un ruolo ancora decisivo del Sud-Est asiatico, soprattutto nella realizzazione dei telai. Poi l’assemblaggio di aziende terze e l’intervento dei grandi marchi con la progettazione e l’assemblaggio finale dei modelli, prima della distribuzione nei negozi e la vendita ai clienti. «In questo ecosistema l’Italia – si legge ancora nel report – è famosa per l’eccezionale produzione di biciclette di qualità, in particolare per bici da strada. Non c’è altro Paese al mondo su cui si può fare leva per un’eredità e un potere di marchio così forti». Bianchi, Pinarello, Colnago, Wilier. Negli ultimi anni il fatturato delle nostre aziende produttrici è cresciuto vertiginosamente, passando dagli 800 milioni del 2019 agli 1,6 miliardi del 2022. Considerando anche i profitti delle società che realizzano i componenti si arriverà quest’anno a quota 2,1 miliardi. Una delle qualità del nostro artigianato, sottolinea Kearney, è la capacità di inserirsi in diversi mercati internazionali, con i componenti, come con i prodotti finiti. Anche per questo l’export supera di gran lungo l’import. Lo scorso anno, le bici tradizionali vendute all’estero sono state 1,4 milioni, contro le 480mila arrivate da fuori confine, mentre sull’e-bike la differenza è di 50mila unità: 180mila contro 130mila. In questo modo la bilancia commerciale è cresciuta del 28%, con più guadagni per il nostro Paese. «Guardando al futuro – spiega Andrea Marinoni, Senior partner di Kearney – sarà necessario implementare i modelli operativi per affrontare le sfide globali, pur mantenendo l’anima del nostro saper fare che ci invidiano oltreconfine. Su alcuni domini tecnologici chiave come trasmissione e batterie rischiamo di continuare a dipendere da pochi e grandi fornitori esteri. Su altri componenti, come quelli in fibra di carbonio, il divario di costo a svantaggio della produzione nazionale potrebbe essere controbilanciato dall’imperativo di abbattere il rischio associato alle catene lunghe di fornitura. Sono direzioni che dipendono dalle imprese e dalla messa a terra di una politica industriale che dovrebbe guardare alla mobilità del futuro nel suo insieme».

LE NUOVE SFIDE

 Per sostenere la crescita del settore, che avrà sempre clienti, secondo Kearney sarà importante mettere in campo i 400 milioni inizialmente previsti dal Pnrr per realizzare 1.200 km di nuove piste ciclabili in tutta Italia. Il governo, nella rimodulazione del Piano proposta quest’estate alla Commissione europea, ha deciso di spostare l’obiettivo su altri fondi nazionali o comunitari. Altro obiettivo per il nostro Paese è «cogliere le opportunità dei segmenti emergenti (come le biciclette eCargo, che permettono il trasporto per lo più di merci e animali grazie a un ampio pianale di carico)». E ancora, investire di più sulle tecnologie e sui servizi di sharing, con quelli che offrono bici elettriche che rappresentano ancora solo il 15% del mercato. Nel resto d’Europa l’e-bike pesa già il 27% delle bici vendute, da comparare con il 19% in Italia che pertanto mostra un chiaro potenziale di crescita. La percentuale più alta è tra le bike destinate al trekking e al turismo (33%), mentre tra quelle per tutti i giorni, a prezzi più contenuti, non si va oltre il 3-4%.

Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio, 17:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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