Pisa, l’allarme di Piantedosi: «Aggressività crescente contro le forze dell’ordine»

L’informativa del ministro: «Le cariche per garantire l’incolumità degli agenti»

Venerdì 1 Marzo 2024 di Francesco Malfetano
Pisa, l’allarme di Piantedosi: «Aggressività crescente contro le forze dell’ordine»

«La visione delle immagini degli scontri di Pisa, circolate sui media, ha turbato anche me» ma «consentitemi di sottolineare il diritto degli appartenenti alle forze di polizia di non subire processi sommari» specie se, come ora, c’è «un clima di crescente aggressività» nei loro confronti. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è intervenuto ieri mattina alla Camera con un’informativa sugli scontri avvenuti con gli studenti a Pisa e Firenze la scorsa settimana.

Un intervento, nel pomeriggio replicato al Senato, in cui il responsabile del Viminale ha mantenuto lo stesso profilo seguito dal governo sin da subito.

Ha cioè da un lato espresso massima fiducia nelle forze dell’ordine, sottolineando di aver ricevuto dalla premier Giorgia Meloni l’ok per affrontare la questione del rinnovo del contratto (ieri, peraltro, ha anche incontrato i loro rappresentanti sindacali), con tanto di nuovo Pacchetto sicurezza in arrivo alla Camera dopo gli stanziamenti già previsti in legge di Bilancio. E dall’altro piena condivisione con le parole del capo dello Stato Sergio Mattarella, secondo cui «con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento». Nessun richiamo però alle responsabilità di quanto avvenuto. 

Piantedosi: nessun cambio di strategia su gestione ordine pubblico


Se il ministro ha evitato riferimenti alla dirigente rimossa dopo gli episodi di Pisa e Firenze, ha però parlato genericamente di verifiche che saranno fatte con «rigore e trasparenza». «Quando si giunge al contatto fisico con ragazzi minorenni è comunque una sconfitta ed è ancor più necessario svolgere ogni verifica» ha detto infatti Piantedosi prima di passare all’attesa ricostruzione di quanto accaduto a Pisa venerdì scorso. 


LA RICOSTRUZIONE
La sintesi del ministro è che gli episodi sarebbero scaturiti da un mancato rispetto delle regole. La manifestazione sarebbe infatti stata concepita «in totale violazione di legge» dato che «non era stato presentato alcun preavviso alla questura». Tant’è che la questura, ha aggiunto il titolare del Viminale, «avendone avuta notizia, ha cercato più volte, senza esito» di ottenere informazioni sul tipo di «iniziativa che sarebbe stata svolta e sul relativo percorso, al fine di poter disporre idonei servizi di ordine pubblico». La collaborazione da parte dei manifestanti, ha sottolineato ricordando il ferimento di 17 manifestanti, due agenti e la denuncia di 4 maggiorenni con precedenti per violazione dell’ordine pubblico, è però stata nulla. Secondo il ministro gli scontri - su cui sono in corso indagini dei carabinieri - si sono quindi verificati perché «per garantire l’incolumità degli operatori di polizia, compressi contro l’automezzo collocato alle loro spalle, veniva effettuata una carica di alleggerimento». In precedenza invece gli agenti avevano tenuto la posizione «utilizzando i soli scudi, nonostante i manifestanti continuassero a mettere in atto una pressione con spinte, calci, insulti, sputi e tentativi di sottrarre gli scudi». Anche in occasione del corteo di Firenze, dove ci sono stati 18 feriti, di cui 10 minorenni, per Piantedosi «i manifestanti hanno posto in essere ripetuti tentativi di sfondamento, respinti dal personale di polizia, anche grazie al successivo intervento di due squadre di rinforzo del Reparto Mobile». 


I CONCETTI
Uno dei concetti che Piantedosi ha tenuto più a sottolineare è il ruolo del governo, per niente interessato dalla «presunta strategia di contrazione della libertà di espressione in Italia» di cui hanno parlato le opposizioni. Né da un presunto progetto di repressione del dissenso politico: «Non vi è, e mai vi potrà essere, alcuna direttiva ministeriale in tal senso e, neanche, indicazioni volte a cambiare le regole operative di gestione dell’ordine pubblico». Quella del ministro è però anche una fotografia del momento iniziato dopo il 7 ottobre e in vista di un «periodo caratterizzato da crisi internazionali»: c’è stata, ha spiegato il ministro, «un’ampia e variegata mobilitazione filopalestinese» riconducibile all’area antagonista e «un clima di crescente aggressività nei confronti delle Forze dell’ordine» per «provocare reazioni» e «aumentare il livello di contrapposizione fra la “piazza” e le Istituzioni». E quindi, ha auspicato il ministro, deve esserci «da parte di tutte le forze politiche una comune volontà di abbassare i toni, senza mai rinunciare alla dialettica democratica». 


Dura la reazione dell’opposizione. «Agli studenti sugli spalti qui in Tribuna, al suo posto, avrei chiesto scusa» l’attacco della deputata M5s Vittoria Baldino. «Il tema non è la condanna della polizia o delle forze dell’ordine, ma di come vengono gestite a volte delle piazze» ha precisato il dem Matteo Murri, in linea con Marco Grimaldi (AVS) che ha invece invitato a mettere i codici identificativi sui caschi. Dal canto suo la deputata di Azione Giulia Pastorella ha chiesto di «capire in quell’1,5% delle manifestazioni in cui, dice il ministro, che qualcosa è andato storto, cosa sia successo». 
 

Ultimo aggiornamento: 10:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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