Cimice, dazi e meteo: anno nero sui campi

Mercoledì 14 Agosto 2019
COLTURE A RISCHIO
ROVIGO Anomalie climatiche ed eventi meteo estremi, volatilità di prezzi e mercati e non ultimi dazi e limiti alle esportazioni, insieme alla concorrenza dei Paesi dove le regole per l'autorizzazione dei prodotti fitosanitari non sono così stringenti come nell'Unione europea e dove il costo del lavoro è inferiore.
SETTORE INSTABILE
Rispetto a 10 anni fa, spiega il presidente di Coldiretti Rovigo Carlo Salvan, nei fattori alla base delle produzioni agricole c'è molta più instabilità: «Prima c'erano tendenze cicliche, senza variazioni percentuali marcate, che seguivano le richieste di mercato e l'evoluzione delle aziende». Ma alle aumentate variabili di mercato, tante da creare molte incertezze agli agricoltori, e tali da rendere difficile fare progetti sia nel breve sia nel lungo periodo, oggi si sommano anche altri fattori: «Guardando al 2019 - continua il presidente della Coldiretti provinciale - da un lato c'è l'andamento meteo con sbalzi termici e caldo che hanno influenzato tutti gli operatori agricoli. E poi c'è la cimice asiatica, che non solo fa danni alle colture ma che influenzerà le scelte delle aziende per i prossimi anni. Per certe colture frutticole si è al bivio, in particolare mele, pere, kiwi e albicocche, davanti a prezzi poco remunerativi. Per la pera, a fronte del tentativo di aggregare la produzione in consorzi, non c'è ancora un sistema di commercializzazione in grado di dare potere di mercato e contrattuale ai produttori. E la cimice asiatica sta massacrando produzione e redditività, con perdite dal 40 al 50% nei raccolti, e in alcuni casi anche fino all'80%».
RACCOLTI COMPROMESSI
«Ci sono aziende - prosegue Salvan - che sono davanti alla scelta tra continuare o passare magari alle colture seminative. Inoltre, il settore è esposto alle sollecitazioni esterne di accordi commerciali e dei limiti alle esportazioni, come ha fatto la Cina qualche mese fa per preservare i mercati interni e anche all'importazione di prodotti che fanno concorrenza sleale, perché hanno costi di produzione e regolamentazioni minori. Per una delle eccellenze del Polesine come il riso, l'ultimo periodo è stato di gravi difficoltà per l'import da Cambogia e Myanmar. Poi con l'introduzione dei dazi Ue, il mercato si è alzato improvvisamente. Mentre ora rischia di essere di nuovo strangolato dall'accordo di libero scambio tra Ue e Vietnam».
TROPPE VARIABILI
È evidente che davanti a tante variabili, «nell'arco di pochi anni gli agricoltori si sono trovati a fare scelte con incognite pesantissime. Non si riesce a inquadrare gli investimenti nell'ottica commerciale. Prendiamo un impianto di frutticoltura: mette di fronte a scelte anche ventennali, ma come fa a combaciare con tutte le incognite?».
Tra le cerealicole, il mais in Polesine era quasi una monocultura, e tra il 2007 e il 2018 ha visto più che dimezzata la superficie agricola totale. Per la notevole riduzione dei prezzi a seguito del problema micotossine, gli agricoltori hanno dovuto fare scelte diverse, come soia e grano. «L'ampliamento sul grano duro è stato favorito - spiega Salvan - anche da nuovi contratti di filiera come quello promosso da Barilla, con un'impronta etica per la sostenibilità ambientale e con la determinazione del prezzo a priori. Ma il meteo ha influito sull'apprezzabilità della qualità del prodotto, a scapito delle caratteristiche contrattuali definite». Che futuro ha l'agricoltura polesana, allora? «È fondamentale programmare gli investimenti per non restare invischiati nelle dinamiche e nelle tensioni degli scambi commerciali internazionali. E abbiamo sfide impensabili 20 anni fa: le variabili meteo mostrano che non si tratta più solo di fare irrigazione di soccorso, ma di dover affrontare periodi di siccità prolungati e rovesci improvvisi e consistenti, e va mostrata la sensibilità ambientale dell'agricoltura, perché anche la comunità ci induce a essere consapevoli di come è percepita. Occorre puntare su colture che hanno un valore per ettaro superiore, come le Igp e Dop del Polesine insalata di Lusia e radicchio rosso, aglio bianco e riso del Delta, che non hanno ancora espresso tutta la loro potenzialità commerciale, e anche sulla ripresa di coltivazioni che sono state abbandonate». Perché l'evoluzione dell'agricoltura continuerà, e si dovranno affrontare ulteriori sfide. Come potrebbe accadere al mercato ortofrutticolo di Lusia: «La Camera di commercio sta mettendo in vendita l'immobile di sua proprietà: l'auspicio è che sia una scossa per una nuova forma di gestione e valorizzazione, e un volano per lo sviluppo del territorio».
Nicola Astolfi
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