Mattarella scrive ad Assia Belhadj: «La vita migliora senza pregiudizi»

Giovedì 18 Luglio 2019
IL RICONOSCIMENTO
BELLUNO «Superare i pregiudizi, conoscersi, rispettarsi accresce per tutti la qualità della vita»: con queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha ringraziato Assia Belhadj, scrittrice italo-algerina che vive a Longarone, per avergli inviato il suo libro Oltre l'hijad. Una donna da straniera a cittadina pubblicato dalla casa editrice Bellunesi nel mondo-edizioni. Il libro è una storia personale che riesce a dar voce ad esperienze che altrimenti sarebbero destinate al silenzio, sono altri vissuti lontani che ruotano attorno alla ricerca di un dialogo possibile tra mondi e culture. Ne esce uno spaccato che tocca ciascuno di noi: l'attaccamento alle proprie origini, il contatto con identità e valori nuovi, l'ambizione di raggiungere grandi obiettivi magari trascurando le piccole sfide del quotidiano. Alle menti che sanno coglierlo, arriva l'invito a considerare le cose con occhi liberi da pregiudizi indotti, paure artificiali che, appunto, vadano oltre l'hijab, il velo. Solo confrontandoci con ciò che non conosciamo possiamo vincere le paure e imparare a conoscere noi stessi.
Ma quelle parole del presidente?
«Per me è stata come una bomba, devo ancora realizzare: per me Mattarella rappresenta tutti gli italiani e la storia che ha ispirato il mio libro è la stessa che vivono ogni giorno tanti migranti, ecco perchè le parole di Mattarella rappresentano qualcosa di straordinario»
Qual è il messaggio del libro?
«Un invito ad andare oltre all'aspetto fisico delle persone, ad approfondire gli aspetti che stanno dietro all'individuo».
La storia cosa racconta?
«La difficoltà di una donna straniera che vuole diventare cittadina del paese nel quale è emigrata».
Come si costruisce l'integrazione?
«Bisogna essere in due, dando a tutti la possibilità di ascoltare e di raccontarsi: se io arrivo in un paese straniero devo adeguarmi alle leggi, aprirmi alla nuova esperienza accettando le diversità che inevitabilmente incontro, ma anche chi mi accoglie dovrebbe aprirsi aiutando questo processo di fusione pur nella conservazione delle proprie caratteristiche che alla fine si rivelano un arricchimento per entrambe le parti».
Come appare il nostro paese agli occhi di chi decide di partire per migliorare la propria esistenza?
«Il mondo degli altri è un cerchio chiuso, fatto di stereotipi fissi, quando sono partita dall'Algeria conoscevo due parole dell'Italia: pizza e mafia. Poi ho frequentato persone e conosciuto quello che stava dietro, sotto all'immagine e ho scoperto che quelli che avevo erano riferimenti fragili, sbagliati. Ma per farlo ho ascoltato, ho scoperto, ho imparato: se manca questa volontà non se ne esce».
Cosa cambia ora per Assia Belhadj aver ricevuto quel messaggio dal presidente Mattarella?
«Consolida la volontà di proseguire, ho mandato una copia del libro anche a papa Francesco, una persona che ha dimostrato di avere una sensibilità particolare per questo tema».
Giovanni Longhi
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