Colpo a Palazzo Ducale, una fessura nella teca: era già stata aperta

Sabato 6 Gennaio 2018 di Davide Tamiello
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VENEZIA - C'è una fessura, un sottile spiraglio da cui filtra una lama di luce, che rischia di aprire un nuovo fronte investigativo sul caso del furto del secolo a palazzo Ducale. Le immagini sono chiarissime nel video originale del furto: in quel filmato, diventate virali sul web, si nota un dettaglio che può fare la differenza: la teca, infatti, sembra essere già aperta al momento dell'ingresso dei ladri nella stanza. Aperta o quantomeno socchiusa da un lato. All'inizio del video, infatti, i ladri si guardano intorno, aspettano qualche secondo per far allontanare i visitatori.
 

LA TALPA -  I banditi avevano dunque una talpa interna che aveva già fatto metà del lavoro per loro? Qualcuno che sarebbe riuscito a intrufolarsi nel sistema di sicurezza del museo, con qualche stratagemma, per aprire la teca prima del loro arrivo. Questo spiegherebbe la velocità di esecuzione del colpo, messo a segno in meno di 30 secondi. L'altra possibilità è che qualcun altro, forse dei complici, avessero parzialmente scardinato la teca prima di loro, sempre allo scopo di liberare il campo. Ipotesi debole, a dire la verità: l'allarme sarebbe scattato mandando all'aria il piano. Starà agli investigatori stabilire cosa sia successo. Quel che è certo, è che quella teca non poteva essere difettosa e non poteva essere un caso che fosse l'unica di quella sala, quella più nascosta dall'espositore centrale, quella più distante da sguardi indiscreti e più facile da coprire da un palo.

Ieri, intanto, il pubblico ministero Raffaele Incardona, titolare dell'inchiesta, ha radunato in procura per un summit gli uomini della squadra mobile lagunare, i colleghi dello Sco (Servizio centrale operativo) di Roma per fare un punto sulla situazione. «Sul caso al momento sta lavorando un pool di 30 professionisti - sottolinea il questore di Venezia, Danilo Gagliardi - tra squadra mobile, Digos, Sco, polizia lagunare. Sono i migliori a disposizione nel loro campo e stanno operando su questo caso a tempo pieno». Non sarà comunque facile, perché quei ladri non hanno lasciato tracce. Indossavano guanti e non è escluso che anche le immagini prese dalle telecamere possano dare uno sterile contributo a un eventuale identikit. Professionisti del genere, infatti, potrebbero aver fatto ricorso a qualche trucco per modificare i connotati del viso. Cambierebbe tutto, però, se i detective riuscissero a mettere prima le mani sul basista, l'appoggio logistico e magari la mente operativa del colpo.

 

Ultimo aggiornamento: 11:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA