Marin Sanudo, 37 anni di vita veneziana raccolti giorno per giorno in 58 libri

Mercoledì 23 Settembre 2020
Marin Sanudo visto da Matteo Bergamelli

Marin Sanudo (1466-1536) storico e cronista

Trentasette anni di vita veneziana, raccolti minuziosamente, quasi giorno per giorno, in cinquantotto volumi composti di scrittura minuta e regolare. Quella che in genere si definisce metaforicamente “l'opera di una intera esistenza” nel caso di Marin Sanudo è una serie infinita di libri scritti a mano che sono oggi un patrimonio indispensabile per entrare letteralmente nel quotidiano del periodo in cui visse, a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento: più precisamente si tratta del racconto minuzioso di eventi degni di nota o di quanto accaduto a diversi personaggi – che non esitò a nominare – tanto a Venezia quanto in altre città del Mediterraneo, tra il 1496 e il 1533. Eppure, a tanta gloria postuma (non esiste studioso della città che non si sia imbattuto in una qualche trascrizione dei “Diarii”) non corrispose in vita altrettanto riconoscimento, e anzi Sanudo finì per essere sopravanzato da altri storici suoi contemporanei, nella scrittura della storia ufficiale della Serenissima. Accadde per esempio quando lo storico e umanista Andrea Navagero fu incaricato dal Senato di redigere la storia di Venezia, e non si degnò nemmeno di interpellarlo. Alla sua morte, nel 1529, gli successe nella scrittura dell'opera Pietro Bembo.

La prima delusione cocente lo aveva colto però qualche anno prima, nel 1516, quando non riuscì ad essere rieletto in Senato dopo aver contribuito ad affossare una proposta di legge che prevedeva di offrire le nomine al maggior offerente. Si vivevano anni turbolenti. Le guerre condotte contro la potentissima Lega di Cambrai avevano contribuito al dilagare della corruzione, pur di rimpinguare le casse dello Stato. Marin Sanudo stesso era stato molto impegnato per la Repubblica in varie missioni, recuperando tasse nella varie città per finanziarne le difese: Mestre, Treviso, Chioggia, Legnaro, Padova. Il dispiacere per la sua mancata rielezione riempie una pagina intera del suo diario, il 23 aprile 1516. Sanudo era nato il 22 maggio 1466 nella parrocchia di San Giacomo dell'Orio, dal secondo matrimonio del senatore Leonardo Sanudo e Letizia Venier. Fu conosciuto in vita come “il giovane”, per distinguerlo da un antenato con lo stesso nome (detto poi “il vecchio”), celebre viaggiatore e geografo.

Aveva otto anni quando il padre morì mentre era a Roma in qualità di oratore della Repubblica, e lui, la sorella Sanuta e il fratello Leonardo – ancora in grembo della madre – furono cresciuti dalla mamma e dagli zii. Fu uno zio influenze anzi, Francesco Sanudo, a salvare la casa di famiglia da un tracollo finanziario causato da Alvise, uno dei figli del primo matrimonio del padre. Le finanze di Sanudo non furono mai floride. Si risollevarono parzialmente in occasione del matrimonio – avvenuto a quasi quarant'anni, nel 1505 – con Cecilia Priuli, vedova di Girolamo Barbarigo, che gli portò una dote di 5500 ducati.

Non ebbero nessun figlio (la donna morì tre anni più tardi); in compenso Marin Sanudo ebbe due figlie illegittime, Candiana e Bianca. La sua attività politica e quella letteraria iniziarono praticamente di pari passo. Né lui, che aveva trascorso molto tempo a formarsi con i maggiori umanisti del tempo a Padova (dove lo zio Francesco era capitano) o nel castello di Sanguinetto – nel veronese – proprietà della famiglia della madre, si limitò ai “Diarii”. A sua firma esistono numerose opere di pregio, che rispecchiano il periodo in cui visse o narrano del passato della Serenissima. Fu amico e collaboratore di Aldo Manuzio. Quando Pietro Bembo fu incaricato di scrivere la storia della Serenissima, chiese di poter avere a disposizione i diari. Sanudo si lamentò aspramente e apertamente, ma glieli concesse. Ne ricevette in cambio un vitalizio di 150 ducati e l’incarico ufficiale di diarista della Repubblica, il 19 settembre 1531. Oppresso comunque dai debiti, il diarista interruppe la redazione della sua cronaca infinita il 30 settembre 1533, dopo trentasette anni. Morì il 4 aprile 1536 dopo aver svenduto la sua leggendaria biblioteca, per scampare all'indigenza. Potrebbe essere stato sepolto nella chiesa di San Zaccaria oppure in quella di San Francesco della Vigna; della sua tomba si è oggi perduta ogni traccia.

Ultimo aggiornamento: 24 Settembre, 18:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA