Nuova Mala del Brenta, i rimpianti del boss Boatto: «Mestre con la nostra mafia era la città veneta più ricca»

Nelle 1225 pagine dell'informativa dei Ros il "pensiero" del rinato gruppo criminale

Martedì 7 Dicembre 2021 di Gianluca Amadori
La conferenza stampa del procuratore di Venezia, Bruno Cherchi

VENEZIA - «Sai chi è stata la rovina di Mestre e Venezia? Che ci hanno mandato via a noi... per fare arrivare quei miserabili indegni... hanno combattuto solo la mafia. Invece qua con la mafia si stava bene! Negli anni Ottanta Mestre era la città più ricca... una delle più ricche del Nordest, del Veneto. Qui avevano soldi tutti... noi facevamo prendere soldi a tutti».
Gilberto Boatto, detto Lolli, l'ottantenne ritenuto il capo indiscusso della nuova mala del Brenta, illustrava così, ad un presunto sodale, il suo pensiero mafioso nel corso di un permesso premio usufruito nel giugno del 2019, grazie al quale gli era stato concesso di uscire dal carcere permettendogli, di continuare a delinquere. Una visione distorta, quella del presunto boss, secondo la quale la malavita organizzata sarebbe l'unica organizzazione in grado di creare e mantenere ricchezza e benessere, nonché difendere il territorio da infiltrazioni di altre criminalità, in particolare quelle straniere.


L'INFORMATIVA

Questa intercettazione, assieme ad altre centinaia, è contenuta nelle 1225 pagine dell'informativa finale con cui i carabinieri del Ros hanno tirato le fila di una lunga e complessa indagine partita nel dicembre del 2015, grazie alla quale è stato sgominato un gruppo criminale considerato particolarmente pericoloso, nonostante l'età avanzata di alcuni dei suoi componenti, come ha confermato l'avvenuto sequestro di un vero e proprio arsenale di armi.
Dalle migliaia di colloqui registrati dagli inquirenti emerge «il ruolo dirigenziale, di primo piano» di Boatto, il quale «organizza le attività criminali, ne fissa le tempistiche ed ha il potere di veto sulle proposte di nuovi crimini avanzate dai sodali, che lo aggiornano puntualmente sullo stato di avanzamento dei lavori», scrivono i carabinieri.


LUOGOTENENTE OPERATIVO

Il veneziano Loris Trabujo, 52 anni, è il luogotenente e successore designato da Boatto, «suo alter ego sul territorio, elemento investito di piani poteri in quanto conoscitore non solo delle dinamiche commerciali afferenti il turismo lagunare, ma anche quelle delinquenziali». Trabujo è accusato di aver consegnato una pistola ad un sodale e di aver partecipato personalmente a due rapine. «È divenuto nel tempo referente criminale su Venezia e si muove con sempre maggiore spavalderia», sottolineano gli uomini del Ros. Il legame di fiducia tra Boatto e Trabujo viene definito forte: «Siamo una persona unica io e te! io sono onorato... perché sei una persona capace, di rispetto... ho visto come ti muovi qua... ti stai muovendo come io mi muovevo da ragazzo. Perfetto», si complimenta Lolli.
La lunga detenzione e l'età non hanno affatto minato l'indole criminale anche di Paolo Pattarello, 73 anni, sottolineano gli investigatori, secondo i quali è l'uomo che ha eseguito gli ordini di Boatto da quando è uscito dal carcere, occupandosi di tutte le attività più rischiose. «Io là mi sento più vivo», dichiara Pattarello subito dopo una rapina.
I carabinieri contestano al gruppo criminale una «pervasiva carica intimidatoria», soprattutto nei confronti degli operatori turistici, rilevando come sia stato «flessibile nel consumare una molteplicità di reati», anche alleandosi occasionalmente con pregiudicati nel settore dello spaccio e delle rapine «ricalcando fedelmente la storia della mala del Brenta». A conferma della carica intimidatoria dell'organizzazione viene citato l'episodio di cui fu vittima un altro operatore del settore del trasporto turistico acqueo veneziano, Otello Novello, il quale alcuni anni fa decise di assumere fittiziamente nel suo cantiere un boss mafioso siciliano, Vito Galatolo, in quel periodo in regime di sorveglianza speciale a Mestre, nel tentativo di ottenere protezione.
Decisiva a favore dell'organizzazione, si legge nell'informativa dei Ros, l'opera dell'avvocatessa padovana Evita Dalla Riccia, accusata di averle fornito un fattivo supporto. La legale è stata perquisita e risulta indagata a piede libero in quanto la Procura ha ritenuto di non formulare nei suoi confronti alcuna richiesta di misura cautelare. Nell'ordinanza del gip Barbara Lancieri si legge che «si è messa a disposizione dell'associazione, piegando la sua funzione di legale e la connaturata insospettabilità, dovuta al suo ruolo, al servizio delle esigenze di tipo criminale dei suoi clienti».


METASTASI

Nella relazione conclusiva i carabinieri sostengono che quella capeggiata da Boatto sia «un'associazione di tipo mafioso, risorta dalle ceneri della vecchia frangia mestrina della mala del Brenta, destinata, se lasciata operare, a diffondere le proprie metastasi sul territorio, sia in termini di gravi condotte criminali che nel progressivo ampliamento del proprio organico, in un concreto e perdurante pericolo di reiterazione, o meglio, di continuazione dei reati».
Lo stesso pm antimafia Giovanni Zorzi aveva chiesto l'emissione di una misura cautelare per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, ma il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto che si tratti di un'associazione per delinquere semplice in quanto «è escluso il controllo del territorio e una diffusa capacità intimidatoria». L'aggravante del metodo mafioso è stata invece riconosciuta dal gip per quanto riguarda gli episodi di presunta estorsione. La Procura ha già presentato appello di fronte al Tribunale del riesame per ottenere il riconoscimento della sussistenza del reato di associazione di stampo mafioso.

 

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