Incognita bonifiche, a rischio l'asta per l'ex ospedale Umberto I

Sabato 13 Luglio 2019 di Fulvio Fenzo
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MESTRE - Ci mancavano le bonifiche. Perché, se entro le 12 di lunedì prossimo non arriveranno offerte per l’ex Umberto I messo all’asta per 15 milioni di euro, buona parte delle spiegazioni saranno da ricercare anche nel rischio di trovarsi di fronte ad un terreno in parte contaminato. Un rischio praticamente sicuro per i possibili acquirenti, messo nero su bianco anche nella perizia di stima compiuta nel 2018 per il Tribunale dall’architetto mestrino Ruben Csermely. Tanto che gli unici che nei mesi scorsi si erano fatti avanti - i soci della “Dream House Mestre” - starebbero tornando sui loro passi anche per questo motivo.
 I rilievi risalgono al 2011, e sarebbero relativi a dei campionamenti effettuati dall’Arpav in vista di quello che si sarebbe dovuto costruire al posto dell’ex ospedale, prima del fallimento della società Dng. Se, in linea generale, le aree non presenterebbero particolari situazioni di inquinamento ambientale, le criticità si concentrerebbero nella zona in prossimità dell’ex portineria di accesso all’ospedale di Mestre su via Circonvallazione. “Su tale area - si legge nella perizia - risulta essere stata rilevata la possibile presenza di sostanze inquinanti per un’estensione da definire (...). Inoltre, l’iter relativo all’indagine conoscitiva circa la tipologia di rifiuti o sostanze inquinanti non risulta aver avuto seguito, pertanto, all’attualità non si è a conoscenza delle esatte sostanze presenti in tale porzione di area e l’estensione della stessa”. E nel 2011 l’Ufficio Servizio Suolo e Verde Pubblico del Comune precisava: “Le opere realizzate in corrispondenza dell’area dell’indagine ambientale non potranno essere realizzate se non successivamente alla definizione dell’effettivo stato di contaminazione (e della sua estensione) e dei successivi interventi di smaltimento o bonifica”.
Oggi le leggi sono ancora più stringenti e Fabio Pesce della Pesce Costruzioni, nella “Dream House Mestre” con la Suninvest di Martellago e la New Som Spa di Padova, è chiarissimo: «Qui si rischia di trovarsi in mezzo ad un’operazione che, con le bonifiche, può costare più dell’acquisto dell’area. Noi ci eravamo messi in gioco con la nostra proposta per il concordato preventivo (poi bloccato dal tribunale per problemi con una delle banche creditrici di Dng, ndr.), ma con il concordato c’è la possibilità di essere tutelati sui costi delle bonifiche, mentre con l’acquisto all’asta tutto ricadrebbe sulla società di chi compra. Allo stato attuale non c’è la possibilità di quantificare i costi delle bonifiche, complicando ulteriormente un’operazione già complessa anche per le proteste dei comitati che sono sorti in questi mesi - conclude Pesce -. Per questo, al 99 per cento, non parteciperemo all’asta». Se qualcun altro si farà avanti con i 15 milioni di euro non c’è che da attendere fino a lunedì. Alle 11 di martedì l’apertura delle buste, sempre che ce ne siano. Ultimo aggiornamento: 06:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA