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La congiura per riportare don D'Antiga in parrocchia

Domenica 26 Giugno 2022 di Nicola Munaro
La congiura per riportare don D'Antiga in parrocchia
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VENEZIA - «C'è un antefatto a tutto questo, no?». La domanda l'aveva fatta il giudice Stefano Manduzio in chiusura dell'udienza del processo ai corvi del Patriarcato, il settantaseienne ex manager della Montedison Enrico di Giorgi, e Gianluca Buoninconti, 55 anni, tecnico informatico di Milano, entrambi accusati di diffamazione aggravata. Ma prima del giudice l'argomento l'aveva toccato il comandante del Nucleo operativo dei carabinieri di Venezia, il capitano Antonio Maria Cavallo. «In quel periodo (alcune settimane prima del comparire dei volantini delatori sulla curia veneziana, ndr) c'era stato lo spostamento di don Massimiliano D'Antiga da San Zulian e San Salvador a San Marco che ha generato malumori tra i fedeli, con diversi tentativi di farlo reintegrare - ha detto il capitano - In un'occasione c'era anche Enrico Di Giorgi. Da questa circostanza si era capito che i soggetti firmatari dei volantini potevano essere gli stessi».


L'INTRECCIO
E rispondendo alla domanda del giudice, il capitano dei carabinieri Domenico De Luca, ora a Padova ma che a Venezia stava seguendo il caso, aveva confermato: «Sapevamo dalla curia che era in atto un'agitazione legata allo spostamento di D'Antiga da San Zulian. Sapevamo che c'erano movimenti anche dei fedeli e abbiamo indagato su tutti i coinvolti dando vita anche a riscontri che poi non sono sfociati in procedimenti penali». Che la vicenda fosse legata a doppio filo con il trasferimento di Massimiliano D'Antiga dalle parrocchie del centro veneziano alla Basilica di San Marco ora è stato messo a verbale in un'aula di tribunale. Il trasloco del sacerdote era stato osteggiato da fedeli - alcuni, ora, testimoni - che avevano manifestato per settimane contro il patriarca. Poi, all'improvviso, tra gennaio e agosto 2019 ecco i fogli diffamatori della guida della chiesa veneziana, di alcuni sacerdoti a lui vicini e di altri laici considerati nemici di D'Antiga, tanto da portare alla costituzione di sedici parti civili. Tra loro lo stesso patriarca Francesco Moraglia che come D'Antiga - per il suo rifiuto a trasferirsi a San Marco ridotto allo stato laicale dopo un procedimento canonico voluto da papa Francesco - compare nella lista dei testimoni da ascoltare.


LA SFILATA
«Il contenuto dei testi dei volantini e la precisione nel citare circostanze, nomi e procedure canoniche - ha aggiunto il capitano Cavallo - ci hanno confermato l'idea di cercare negli ambienti vicini alla chiesa veneziana». Così quando la notte tra il 5 e il 6 agosto 2019 le telecamere di sicurezza del Comune inquadrano il corvo affiggere un volantino in campo San Fantin, davanti alla Fenice, in caserma vengono convocate ventitré persone per provare un riconoscimento, senza risultato. La svolta in una lettera scritta da Di Giorgi stesso e inviata ai carabinieri in difesa di don D'Antiga contro uno dei fedeli di San Zulian, Alessandro Tamborini a sua volta citato negli scritti e ora parte civile. Caratteri della stampa e contenuti erano la conferma, poi suggellata dalla testimonianza di don Roberto Donadoni, successore di don D'Antiga, che aveva riconosciuto Enrico Di Giorgi nelle immagini della Fenice.


L'AUDIO
Lo stesso don Donadoni era stato protagonista di un altro episodio laterale alla vicenda delle diffamazioni della curia ma centrale nel descrivere il clima in cui era fiorita l'idea dei volantini. «Nell'aprile 2019 don Roberto Donadoni ci ha consegnato un file audio di una sua conversazione avita a marzo 2019 con la marchesa Barbara Berlingeri - ha ricordato il capitano De Luca - Si parlava del trasferimento di D'Antiga e del tentativo, diceva la marchesa, di farlo tornate al suo posto: a quel punto abbiamo ipotizzato fosse il motivo dei volantini. Sapevamo che un gruppo di fedeli faceva pressione per riportare il parroco alle sue vecchie chiese. Di questo ne avevano parlato don Roberto e la marchesa Berlingeri anche con il patriarca Moraglia e gli animi si erano scaldati».
 

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