Venezia. A Sant'Elena ha chiuso l'ultimo "biavarol": «Affitti su e clienti giù, torno a fare il fornaio»

Sabato 20 Aprile 2024 di Claudia Meschini
Luca Da Tos

VENEZIA - È tornato a fare il fornaio, mestiere che già dal 1998 al 2005 era stata la sua professione. «Da quando ho abbassato le saracinesche della mia salumeria a Sant’Elena, in Viale IV Novembre, l’unica presente in zona, lavoro nel panificio Colussi a San Luca», conferma di Francesco Da Tos il biavarol di Sant’Elena, un microcosmo nella città di Venezia dove tutti si conoscono e si salutano. E sono molti i residenti di quest’angolo verde della città, che si anima soprattutto in occasione delle partite casalinghe del Venezia calcio, a rammaricarsi della scelta di Da Tos. «Ci ho messo il cuore il questa bottega presa in affitto a 1000 euro 19 anni fa, uno spazio in disuso da 7 anni che, precedentemente, aveva ospitato un fruttivendolo - racconta Da Tos, ormai ex titolare di “Pane e Salame” - Appena firmato il contratto ho dato il via alla completa ristrutturazione del locale.

Ho realizzato tutti i lavori in muratura, il bagno, l’antibagno, lo spogliatoio, il pavimento, l’impianto elettrico, ho acquistato i banchi frigo per la merce. A parte le fosse settiche, realizzate grazie ai fondi della Legge Speciale, ho speso di tasca mia quasi 100mila euro».


Da Tos era convinto che “Pane e Salame” sarebbe stato il suo posto di lavoro per sempre, fino alla pensione: «Provengo da una famiglia di biavarol, mio nonno aveva aperto un primo negozio nel 1925 a San Francesco della Vigna, spostandosi poi, nel 1931, in Salizada dei Greci. Ed è in quel negozio che, prima mio padre, poi io e mia sorella abbiamo cominciato a lavorare». 


MENO RESIDENTI
Nel 2005 Francesco Da Tos, dopo la parentesi come fornaio, è sbarcato a Sant’Elena: «All’epoca il quartiere contava circa 2300 abitanti, oggi sono ridotti a 1750, una flessione che ha comportato un forte calo degli incassi giornalieri, problema reso più grave dal parallelo aumento dell’affitto ad ogni scadenza di contratto. Dai 1000 euro del 2005 sono arrivato, nel 2023, a pagare 2200 euro al mese, una spesa insostenibile. Da qui la decisione di chiudere e tornare a fare il fornaio. Hanno trovato un altro lavoro anche le mie due dipendenti Manuela Baldan e Lorena Arnavas».
Con la chiusura di “Pane e Salame” sono rimasti a Sant’Elena solo un piccolo alimentari, un fruttivendolo e un macellaio: «I negozi di vicinato stanno gradatamente scomparendo ed è un peccato perché ai residenti viene a mancare non solo un luogo fisico dove fare le spese quotidiane ma anche il rapporto, basato sulla reciproca fiducia, con i piccoli commercianti. La mia attività era conosciuta ed apprezzata da tutti, mi capitava anche di portare personalmente la spesa a casa a chi quel giorno stava male o alle persone anziane che mi chiedevano questo piacere, non mi sono mai tirato indietro».


LA DISDETTA
La scelta di chiudere non è stata presa alla leggera e d’impulso, Da Tos ci ha riflettuto bene: «Avevo già dato la disdetta ad ottobre, a gennaio il proprietario dell’immobile è venuto a mancare, in seguito gli eredi hanno cercato di venirmi incontro proponendomi la riduzione dell’affitto a 1800 euro al mese, almeno fino al prossimo dicembre, ma ormai mi ero reso conto che il gioco non valeva più la candela, la città si sta spopolando e a Sant’Elena i turisti ci arrivano per una pausa relax solo d’estate. Troppo poco». 
Come da contratto Da Tos ha dovuto lasciare all’interno del negozio i banchi frigo e tutto l’arredamento che aveva acquistato per la sua attività: «Al momento la bottega è chiusa e, a quanto ne so, non ci sono pretendenti, ci vuole passione e coraggio per decidere d’investire in questa zona di Venezia».
 

Ultimo aggiornamento: 21 Aprile, 10:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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