"Sandrone" Nason, mecenate dello sport per la sua Murano

Lunedì 23 Maggio 2022 di Alberto Toso Fei
Illustrazione di Matteo Bergamelli

Lui, in una palestra, per allenarsi non ci mise mai piede. Lui le palestre le costruì. E con le palestre i campi da pallacanestro, da calcio, da tennis, i cantieri per il cannottaggio e la voga, i tatami per le arti marziali... Alessandro Nason, "Sandrone", fu convinto che lo sport e i suoi valori fossero ciò che di meglio potesse servire ai ragazzi e alle ragazze per crescere in maniera sana. E nel 1968 diede vita alla "Polisportiva Murano", che arrivò ad accogliere una quindicina di diverse discipline sportive. Fino all'ultimo si spese anima e corpo, nella sua Murano, per creare ogni possibile condizione potesse servire a questo scopo, investendo le sue energie e i suoi soldi. Molti soldi.

Un uomo speciale nato in un giorno speciale: il 29 febbraio 1932, in una famiglia di imprenditori del vetro. Ebbe un fratello e due sorelle, ma non si sposò mai. Per lui la famiglia erano le migliaia di ragazzi e ragazze che di generazione in generazione approdarono in una delle varie realtà che godevano del suo sostegno. La prima fu, nel 1967, la Virtus Cannottaggio, che nacque nel momento in cui ottenne in dono tre jole al corpo dei lagunari (più avanti fu anche vice presidente regionale della Federazione Cannottaggio).

La Virtus ha segnato parte della storia del Cannottaggio, conseguendo negli anni decine e decine di titoli italiani e diversi titoli mondiali, forgiando generazioni di campioni. Dall'anno successivo, l'unione o la nascita di associazioni sportive facenti riferimento a diverse discipline andarono a formare la "Polisportiva Murano", e i successi si moltiplicarono: nella pallacanestro, nel pattinaggio, nel judo... una fucina di campioni. Nason organizzò per tre volte il galeone delle Repubbliche marinare, vincendo il palio in due edizioni consecutive.

Il suo mestiere fu quello dell'imprenditore del vetro, titolare della "Nason e Moretti", una delle più conosciute fornaci dell'isola; ma i suoi guadagni preferì investirli per i giovani, rendendo funzionali le palestre quando mancavano fondi pubblici e organizzando varie iniziative e feste sportive, concorsi, riconoscimenti: fra gli altri lo "Studente atleta", "L'uomo e lo sport", ma anche il "Natale dello sportivo", vogate di notte e tombolate in campo; ma soprattutto la grande festa dello sport del Primo maggio, che fu un suo fiore all'occhiello.

Instancabile, fu un vulcano di idee e di iniziative: progetti per i quali si espose in prima persona mettendosi poi immediatamente da parte (mandando per esempio avanti i suoi collaboratori nelle occasioni ufficiali, a tenere i discorsi) seguendo la curiosa filosofia che se si vuole fare veramente del bene non bisogna attendersi i ringraziamenti, ma soprattutto che le troppe lodi "frenano" e impediscono di procedere verso altri obbiettivi. Anche per questo motivo, difficilmente ringraziava i suoi collaboratori. Il ringraziamento più grande - spiegava - erano i volti dei bambini e dei ragazzi e i loro sorrisi durante ogni manifestazione.

A tanta indiscutibile generosità non corrispose infatti un carattere facile. "Sandrone" Nason era umile e semplice, bonario e altruista; ma nello stesso tempo risoluto, testardo, cocciuto. E scorbutico. Tirava dritto verso i suoi obiettivi, finché non li aveva raggiunti. Stimatissimo, fu cavaliere e commendatore; ricevette riconoscimenti e premi da enti, amministrazioni, fondazioni. Ma non si curò di tutto questo. Amante della buona tavola, considerò il ristorante un prolungamento del suo ufficio, e la convivialità - alla quale si adattava molto volentieri - la maniera migliore per discutere i suoi progetti e raggiungere i suoi scopi.

Negli anni Ottanta, in occasione dei vent'anni del sodalizio sportivo che aveva contribuito a fondare, scrisse: "Non intendo soffermarmi su ciò che faticosamente abbiamo tutti assieme costruito in questi anni, lascio agli altri trarne i giudizi; da parte mia desidero ribadire quanto dobbiamo ancora lavorare non tanto per migliorare l'attività agonistica ma - soprattutto - per avvicinare i giovani allo sport, praticare una qualsiasi disciplina sportiva senza bisogno di essere per forza primi e rimanere così lontani dalle insidie e dai pericoli". Nato in un giorno speciale, si spense in un giorno speciale: il Primo maggio 1993, mentre centinaia di ragazzi e di ragazze, sull'isola, celebravano lo sport.

Ultimo aggiornamento: 12:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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