Anila, l'operaia morta a 26 anni: la rabbia della famiglia. Indagini sull'errore umano, telecamere al setaccio

Stando alle prime informazioni, il macchinario potrebbe essere stato avviato da un collega

Mercoledì 15 Novembre 2023
Anila Grishaj, l'operaia morta a 26 anni

PIEVE DI SOLIGO/MIANE - Fuori dai cancelli della Bocon, nel tardo pomeriggio di ieri, si sentivano soltanto le urla di dolore dei genitori di Anila Grishaj. È stato il sindaco di Pieve di Soligo, Stefano Soldan, ad accoglierli in via Montello dopo averli informati che la loro figlia era morta mentre stava lavorando a un macchinario di ultima generazione all'interno dell'azienda che produce surgelati. «Una scena straziante» ha riferito il primo cittadino.

L'ERRORE UMANO

Potrebbe essere stato causato da un errore umano l'incidente in cui ha perso la vita Anila. Lo si apprende da fonti investigative, secondo le quali il meccanismo che ha provocato il trauma mortale sarebbe stato azionato inavvertitamente da un collega della vittima. La donna si trovava in una posizione pericolosa, ma nella convinzione che il dispositivo fosse disattivato. La macchina è stata sequestrata. La Procura della Repubblica di Treviso ha intanto avviato un'inchiesta per l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Le organizzazioni sindacali hanno organizzato stamani un sit-in all'esterno dello stabilimento, tra i cui dipendenti non ci sono lavoratori iscritti al sindacato. L'intenzione delle associazioni è comunque quella di chiedere un'assemblea, al fine di affrontare con più attenzione il tema della sicurezza. Oggi, 15 novembre, nell'azienda è tornata una delegazione di ispettori dello Spisal. Secondo quanto si è appreso, l'attività produttiva questa mattina è ripresa regolarmente, mentre è rimasto chiuso un locale collegato alla società, ospitato nello stesso stabile, in cui si effettuano attività di ristorazione. Al setaccio le telecamere di videosorveglianza dell'azienda per controllare il corretto rispetto dei protocolli di sicurezza sul posto di lavoro.

Qualora non fossero stati rispettati, potrebbe essere aperto anche un fascicolo sui titolari dell'azienda.

LA RABBIA DELLA FAMIGLIA
E non sono mancati momenti di tensione. Il padre della vittima, Agostin Grishaj, ha finito per prendere a calci delle fioriere: voleva entrare nello stabilimento per vedere Anila, ma è stato bloccato dai carabinieri per lasciare che gli ispettori dello Spisal terminassero i rilievi del caso. È volato anche qualche spintone: i parenti della 26enne lamentavano il fatto di essere stati avvisati della tragedia con ore di ritardo. Dopo qualche minuto i militari sono riusciti a riportare la calma, e alla rabbia si è aggiunto il dolore. Mamma Marjana era sotto choc, ed è stata sorretta dal marito. Sconvolti anche la sorella maggiore di Anila e il fratello minore, Aurelio, 19 anni, giocatore della Dibiesse Miane calcio a 5. Quando ormai era già calato il buio, i familiari sono stati fatti entrare in azienda per vedere la 26enne, accompagnati dal parroco, don Luigino Zago, giunto sul luogo della tragedia per portare conforto, e dagli psicologi dell'Usl 2, che hanno parlato a lungo con la famiglia di Anila per fornire il maggior supporto possibile nell'affrontare il dramma.


LO STRAZIO
I titolari dell'azienda, Luca Ricci e la moglie Donatella Moro, conoscevano da tempo Anila Grishaj, che si era diplomata al turistico di Valdobbiadene. Erano stati loro ad assumerla 5 anni fa. «È un ambiente familiare» dicono i colleghi, dove tutti si conoscono, pur essendo oltre 100 i dipendenti dislocati tra i due stabilimenti di Pieve di Soligo e Susegana. E tutti non si capacitano come sia stato possibile che una lavoratrice attenta, che recentemente era stata promossa a capolinea proprio per la sua esperienza, possa essere rimasta schiacciata dal macchinario. Da una prima ricostruzione della tragedia, erano da poco passate le 16 quando Anila sarebbe stata colpita alla nuca dal braccio meccanico in movimento, che ha finito per stritolarle la testa. A prestarle i primi soccorsi sono stati i colleghi, che hanno trovato la giovane in piedi con il capo incastrato nel macchinario. Per lei, però non c'era già più nulla da fare: lo schiacciamento delle vertebre cervicali le è stato fatale. I sanitari del Suem 118, giunti sul posto in pochi minuti anche con l'elisoccorso, non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. La Procura, informata dell'infortunio mortale, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Gli accertamenti sono stati affidati allo Spisal e ai carabinieri. Saranno poi gli esiti delle indagini a stabilire se alla base del tragico incidente ci sia stato un malfunzionamento del macchinario, un errore umano o una carenza di sicurezza.


IL CORDOGLIO
«Era una brava e stimata ragazza, mancherà a tutti» ha riferito il sindaco di Pieve di Soligo, Stefano Soldan. Gli ha fatto eco il primo cittadino di Miane, Denny Buso: «Conoscevo Anila da Anni, anche se era da un po' di tempo che non la vedevo. Tragedie del genere lasciano senza parole. Non posso che stringermi al dolore della famiglia, una famiglia tranquilla e perbene, che non meritava tutto questo». La Dibiesse Miane calcio a 5, appresa la notizia della morte di Anila, ha sospeso l'allenamento che stava sostenendo: «Eravamo sorpresi che Aurelio (il fratello di Anila, ndr) non fosse in campo, è uno che non manca mai agli allenamenti - ha sottolineato il vicepresidente della società, Claudio Buso - Poi abbiamo saputo cos'era accaduto e siamo rimasti impietriti. Ci siamo guardati in faccia e ci siamo fermati, con le lacrime agli occhi». La società ha deciso di rinviare anche i prossimi allenamenti, compresa la partita in programma venerdì sera al palazzetto di Miane, in segno di lutto.

Ultimo aggiornamento: 16 Novembre, 11:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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