Delitto di Pieve di Soligo. Massacrò Adriano Armellin, l'imputato davanti ai giudici: «Chiedo scusa a tutti, non volevo uccidere»

Martedì 30 Gennaio 2024 di Giuliano Pavan
Delitto di Pieve di Soligo. Massacrò Adriano Armellin, l'imputato davanti ai giudici: «Chiedo scusa a tutti, non volevo uccidere»

PIEVE DI SOLIGO (TREVISO) - «Non volevo uccidere, e nemmeno rapinare. Non so cosa mi è passato per la testa. Voglio chiedere scusa, sono pentito di quello che ho fatto». Mohamed Boumarouan, il 36enne marocchino a processo per omicidio volontario aggravato per aver massacrato di botte, fino a ucciderlo, Adriano Armellin il 25 marzo 2022 nella sua casa di via Schiratti a Pieve di Soligo, ha deciso di non rispondere in aula alle domande del pubblico ministero Giulio Caprarola scegliendo però di rilasciare delle dichiarazioni spontanee davanti alla corte d’assise del tribunale di Treviso. Parole di pentimento, consapevole che sta rischiando l’ergastolo. Ma credibili per la difesa, rappresentata dall’avvocato Filippo Viggiano, anche a fronte della confessione resa dall’imputato in fase di indagini. Legale che ha portato sul banco dei testimoni anche un consulente di parte che, analizzando le tracce di sangue sul luogo del delitto e gli esiti dell’autopsia sul corpo dell’ex elettrauto 83enne ha sottolineato come, al di là della violenta colluttazione che ha portato al delitto, Boumarouan non avrebbe colpito il pensionato mentre era a terra e non gli avrebbe nemmeno sbattuto la testa contro il muro, come sostiene l’accusa.

Circostanze che potrebbero far cadere l’aggravante della crudeltà. 


IL PROFILO
Nel corso delle precedenti udienze era stato tracciato anche il profilo di Boumarouan, di cui sono stati ripercorsi anche i suoi trascorsi. Disoccupato e privo di mezzi di sostentamento, il 36enne risulta irregolare in Italia e alle spalle ha diversi precedenti di polizia, anche se risalenti nel tempo: tra i 15 e i 19 anni è stato arrestato e denunciato in più occasioni per rapina, furto aggravato e danneggiamenti. Secondo le ricostruzioni, il marocchino quel pomeriggio si era intrufolato in casa dell’anziano con l’intenzione di procurarsi soldi facili. I rumori però avrebbero insospettito Armelin che era sceso al piano inferiore e lo aveva sorpreso all’ingresso. A quel punto sarebbe nata una discussione sfociata nel brutale pestaggio. Il killer era scappato lasciando l’anziano agonizzante, salvo poi tornare per frugare nei cassetti. All’arrivo del figlio Andrea si era dato a una rocambolesca fuga sui tetti, cadendo nel cortile di un vicino, che lo aveva poi fatto arrestare dai carabinieri di Vittorio Veneto. 


IL TENTATIVO
Boumarouan, dopo la confessione e le scuse, aveva tentato la strada della giustizia riparativa, bocciata dal presidente della corte d’assise Umberto Donà secondo cui «l’imputato non ha manifestato nessun segnale concreto di pentimento». Il “cammino di riconciliazione” in parallelo all’espiazione della pena è una novità introdotta dalla riforma Cartabia. E prevede, nel caso in cui vada a buon fine, uno sconto fino a un terzo della pena. Sia il pm sia uno dei figli avevano espresso parere negativo, dimostrandosi anche loro scettici sul reale pentimento dell’imputato. «Se incontrare l’assassino di mio padre significa per lui uno sconto di pena, la mia, anzi la nostra risposta è no. Deve scontare tutta e per intero la pena che gli verrà inflitta» aveva scandito in aula il figlio Marco durante la sua audizione come testimone. Si torna il aula il 19 febbraio per la discussione e la sentenza.

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