Simbolo di Treviso, la storica fontana delle tette. I Pasin: «Fa parte della nostra storia»

Venerdì 6 Ottobre 2023 di Mario Anton Orefice
Simbolo di Treviso, la fontana delle tette

TREVISO - È il simbolo di Treviso, indicato da una segnaletica accurata, gettonatissimo sui social, Instagram in particolare, e porta fortuna toccarla per chi ci crede: è la Fontana delle Tette. In città ce ne sono due: una è quella originale voluta dal potestà di Treviso Alvise Da Ponte nel 1559, oggi conservata in una teca sotto la Loggia dei Trecento; l’altra si trova nella Galleria della Strada Romana, realizzata nel 1989 dalla ditta Pietro Pasin Marmi. L’azienda sarà premiata il 14 ottobre dalla Camera di Commercio di Treviso per i suoi 78 anni di attività.


LA RIPRODUZIONE
Tiziano Pasin, nipote di Pietro, è l’attuale titolare insieme alla moglie Lorenza. «La Fontana delle Tette fu commissionata dal dottor Garbellotto che aveva il negozio di articoli sanitari all’ingresso della galleria. Chiamò mio padre Bruno ed espresse il desiderio di collocare nel cortile di palazzo Zignoli una riproduzione, forse come auspicio di successo e di fortuna. Allora non c’erano la stampa in 3D e lo scultore che lavorava per noi, il peruviano Miguel Miranda, prese i punti per la riproduzione, proprio come faceva il Canova. Dopo vari rilievi la scolpì in pietra d’Istria Orsera, la stessa usata per l’originale che fu danneggiato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e che oggi si può ammirare in una teca sotto la loggia dei Trecento. Se si guarda con attenzione ci si accorge che il collo è stato sostituito da un pezzo di colonna». «Il nostro laboratorio è a Ponzano -racconta Tiziano- ma siamo trevigiani da sempre. Il nonno aveva il negozio in piazzale Burchiellati accanto alla fontana, poi ci siamo trasferiti a San Pelajo e da una quindicina d’anni qui a Ponzano. Durante le vacanze scolastiche andavo da nonno Pietro a spaccare dei piccoli pezzi di marmo per prendere confidenza con il materiale. Poi, finita la terza media, sono entrato in bottega e oggi a 56 anni sono ancora qui, purtroppo senza eredi. Mia figlia ha preso un’altra strada e apprendisti scalpellini non se ne trovano per un mestiere che regala tante soddisfazioni ma, forse, è troppo “polveroso” per le nuove generazioni».


PICCOLO E’ BELLO
Attualmente Tiziano lavora al restauro di una divinità marina in pietra d’Istria proveniente dalla villa del conte Zonca di Arcade, ma il curriculum è lungo e comprende tra gli altri, il restauro di Villa Minelli, la facciata della chiesa di Sant’Agnese, Ca’ dei Carraresi sotto la direzione dell’architetto Luciano Gemin, le tombe dei vescovi nella cripta del Duomo, i marmi del museo diocesano, la realizzazione degli altari delle chiese di Salgareda, Postioma, Motta di Livenza, Santa Bona. Avrebbe successo anche all’estero Tiziano Pasin, ma è convinto che piccolo è più bello: «Abbiamo una clientela locale medio alta alla quale siamo molto affezionati e per la quale facciamo dei bei lavori. Per andare all’estero ci saremmo dovuti ingrandire, invece abbiamo scelto di restare piccoli: mia moglie, due collaboratori e io. All’estero, a New York e a Parigi, sono stato parecchi fa per l’allestimento di alcuni punti vendita, oggi oltreconfine andiamo con le forniture per le aziende di contract». A chi gli chiede se il marmo non sia un materiale freddo, risponde: «Quando da un parallelepipedo nascono delle forme artistiche la soddisfazione è grande, così come l’incontro con i colori e le caratteristiche delle pietre, dei marmi, dei graniti. Ne ricordo solo alcuni: il giallo d’Istria, il rosso di Verona e quello di Francia, il nero assoluto dello Zimbabwe e quello Marquina del Pakistan, l’azzurro Azul Macauba brasiliano, il grigio olivo della valle del Chiampo, le mille sfaccettature del Bianco di Carrara e del Naxos greco con i suoi cristalli, le trasparenze degli onici pakistani e siriani, tra cui l’onice arcobaleno».

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