Il caso Djokovic, Panatta non fa sconti: «Ecco perchè ha sbagliato»

Venerdì 7 Gennaio 2022 di Elena Filini
Djokovic bloccato in aeroporto in Australia
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TREVISO - «Escluso? Aspettiamo di capire, secondo me non è ancora finita». E' attendista Adriano Panatta sulla querelle planetaria che vede coinvolto il numero 1 del tennis Novak Djokovic a cui al momento il governo australiano ha negato il visto perchè sprovvisto di vaccino e, pare, di motivazioni esaustive per l'esonero. L'atleta serbo, prima ammesso agli Open con un permesso speciale ed ora bloccato in isolamento in un albergo di Melbourne, ha fatto ricorso contro la decisione delle autorità australiane di cancellare il suo visto ed espellerlo dal paese, rendono noto funzionari di giustizia. Il giudice di Melbourne, Anthony Kelly, esaminerà in queste ore la richiesta dell'atleta serbo. E lunedì si avrà il responso finale. «Vediamo cosa succede lunedì, ma in ogni caso l'Australia non ne esce benissimo».

Panatta in questi giorni è stato cercato dai media nazionali per commentare la vicenda
«Storia paradossale: c'è un regolamento, esce una fantomatica esenzione ma nessuno spiega quali sono i veri motivi».

Insomma Novak Djokovic, già ribattezzato Novax, non andava proprio invitato. Pur essendo il migliore.
«Ma le regole devono valere per tutti, anche se sei il numero uno al mondo. Anzi, forse di più. E' la legge delle cose e dello sport. Se Djokovic ha problemi di salute credo sia possibile spiegare un'esenzione. Non vogliamo violare la sua privacy certo, anche se non mi pare proprio che un atleta di quel livello possa essere annoverato tra le persone fragili. Ma insomma, se anche lo fosse, non credo ci siano imbarazzi a spiegare chiaramente che gravi e incontrovertibili motivi di salute gli impediscono il vaccino. Sembra però le cose non siano così lineari».

Evidentemente no, visto che nè l'atleta nè i suoi legali sono riusciti a persuadere le autorità.
«Non mi pare siano stati in grado di dimostrare chi ha dato l'esenzione e perchè. Però, diciamocelo la scena è un po' comica: prima parte, poi non lo fanno scendere, poi lo interrogano, poi lo isolano. Ma si fa così? Si, forse, no?».

Insomma gli Open come una telenovela in cui da un lato ci sono evidente riserve nel non far partecipare il giocatore migliore, dall'altro c'è un messaggio potenzialmente pericoloso e destinato a fare danni.
«Se alla fine lo fanno partecipare si apre un precedente abbastanza rognoso. In Europa escluso che un non vaccinato possa giocare ad oggi, ma nel resto del mondo? Sai che Babele?».

E' un momento difficile in cui tutto è stravolto, anche nello sport.
«Penso che debba guidarci il buonsenso: mi fido della scienza per farmi curare? Mi fido della scienza se prescrive il vaccino. Arrivare a questi balletti è insensato».

Ora il numero uno del tennis attende nella sua stanza d'albergo, il mondo s'interroga, gli avvocati si armano e la gatta da pelare è in mano alla giustizia.
«Ma al di là di come finisca questa vicenda è il messaggio che passa ad essere sbagliato. Novak mi pare davvero il Marchese del Grillo: io so io e voi nun siete un c...».
 

Ultimo aggiornamento: 23:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA