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Direttori delle Ulss in pensione e pagati: «Si può fare». Presentato un parere dei legali Cester e Miazzi

Giovedì 30 Giugno 2022 di Alda Vanzan
Direttori delle Ulss in pensione e pagati: «Si può fare». Presentato un parere dei legali Cester e Miazzi
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La posizione dei quattro direttori generali delle Ulss venete che cumulano lo stipendio di manager e la pensione, essendo andati tutti e quattro in quiescenza, è regolare. E non è vero che devono lavorare gratis. È quanto sostiene il parere pro-veritate del professor Carlo Cester e dell'avvocato Maria Luisa Miazzi, cui si sono rivolte le Ulss interessate: la 2 Marca Trevigiana per Francesco Benazzi, la 3 Serenissima per Edgardo Contato, la 8 Berica per Giusi Bonavina e l'Azienda ospedaliera universitaria di Padova per Giuseppe Dal Ben. Il parere dei due legali ha fatto breccia a Palazzo Balbi: «Di tale argomentato parere pro-veritate - ha scritto il direttore generale della Sanità, Luciano Flor - la Regione prende atto, così come non può non dare atto della lealtà istituzionale dei direttori che hanno deciso di proporre la sospensione dell'erogazione del compenso per l'incarico di direzione in attesa degli approfondimenti che la Regione aveva anticipato di voler comunque fare per evitare qualunque strumentalizzazione». Nessun alibi, nessuna scorciatoia - precisa Flor: «La Direzione dell'Area Sanità della Regione non mancherà di curare anche la richiesta di un parere istituzionale con specifico riferimento alla posizione dei direttori, esclusa ogni generalizzazione che può, in ipotesi come quella in esame, condurre a conclusioni errate».


Stipendio e pensione ai direttori delle Ulss, si può?


I punti su cui si fonda l'analisi di Cester e Miazzi sono almeno tre.

1) Benazzi, Contato, Dal Ben e Bonavina sono tutti medici e sono stati nominati dal governatore Luca Zaia ai vertici delle aziende sanitarie nel periodo in cui valevano le disposizioni emergenziali per far fronte alla pandemia da Covid-19. Era il febbraio 2021. Per i medici era ed è possibile il cumulo pensione e stipendio fino alla fine del 2022: «E allora perché invece loro quattro - è l'osservazione dei legali - non dovrebbero godere della sospensione del diritto di cumulo?». Forse perché non fanno più i medici, ma i manager? «Certo, ma la Corte costituzionale - è la risposta - ha detto tre volte, anche nel 2022, che i manager della sanità stanno dentro il perimetro della sanità».

2) Cester e Miazzi dicono che i dg delle Ulss sono assoggettati a normative speciali, in particolare il decreto legislativo 171 del 2016, che regolamenta tutti i requisiti di accesso e di permanenza. «Questa legge, che è successiva a quella del 2014, non dice una parola sul divieto di cumulo, dice solo che l'unico requisito è quello dell'età, per essere nominati bisogna essere in un albo nazionale cui ci si iscrive fino a 65 anni. Se uno poi diventa dg a 69 anni e lo resta fino a 74 anni, la domanda è: chi è che non è in pensione a 74 anni? Inoltre, nel 2022 è stato stabilito che i dg si iscrivono all'albo fino a 68 anni, quindi teoricamente avorano fino a 79. E questo perché? Perché in periodo pandemico queste professionalità sono preziose». Sintesi: «Questa norma è derogatoria rispetto a quella del 2014».

3) «La norma che dice che non puoi conferire incarichi ai pensionati è stata esaminata anche dalla Corte di Giustizia». In pratica: i vecchi sarebbero discriminati. Tant'e, l'avvocato Miazzi insiste sul fatto che è una norma di stretta interpretazione: «Ma se il divieto è sul conferimento dell'incarico, come fai a dare una interpretazione estensiva applicando il divieto di cumulo per tutta la durata dell'incarico?».


 

Lavorare gratis?


Ma allora perché la Funzione pubblica e il Consiglio di Stato dicono che il cumulo non è possibile e che se uno va in pensione deve lavorare gratis? «A parte il fatto che il negozio a titolo gratuito non esiste nel nostro ordinamento, la ratio del divieto è evitare condotte elusive. Ma per questo ci sono altri istituti, si valuti caso per caso. Pensare che i dg lavorino gratis è una ingiustizia». La nota diffusa dal direttore Flor non ha però convinto l'opposizione: «Presenteremo un'interrogazione, deve essere fatta chiarezza», ha detto la consigliera regionale del Pd, Vanessa Camani.

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