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«I manager dell'Ulss in pensione devono lavorare gratis»

Il parere del ministero mette nei guai 4 dirigenti che si sono autosospesi lo stipendio

Mercoledì 29 Giugno 2022 di Alda Vanzan
«I manager dell'Ulss in pensione devono lavorare gratis»
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VENEZIA - I quattro direttori generali delle Ulss venete che sono andati in quiescenza non potevano - e non possono- cumulare pensione e stipendio. Lo dice un parere del Dipartimento della Funzione pubblica. Ed è così che a Palazzo Balbi si pone un quesito: i dg dovranno restituire gli stipendi sin qui percepiti? Ma, soprattutto, gli atti firmati in questi mesi sono validi o a rischio impugnazione? Tra l'altro: la Regione ne era a conoscenza o l'ha scoperto solo perché a Potenza è scoppiato il caso Stopazzolo, il dg dell'Ulss che si è dovuto dimettere proprio perché cumulava stipendio e pensione?


Ufficialmente il direttore generale dell'area Sanità della Regione Veneto, Luciano Flor, non ha ancora concluso la verifica che riguarda il dg dell'Azienda ospedaliera di Padova, Giuseppe Dal Ben; il dg dell'Ulss 2 Marca Trevigiana, Francesco Benazzi; il dg dell'Ulss 3 Serenissima di Venezia, Edgardo Contato; il dg dell'Ulss 8 Berica, Maria Giuseppina Giusi Bonavina. L'ultima comunicazione arrivata da Palazzo Balbi risale a sabato, quando Flor ha confermato che 4 dg di Ulss regolarmente nominati sono andati nel frattempo in quiescenza e per questo ha chiesto lumi ai ministeri competenti. Intanto i quattro si sono autosospesi la paga. Solo che ieri, nei palazzi della politica veneta, l'attenzione si è focalizzata su un parere del Dipartimento della Funzione pubblica del maggio 2021 che esclude tassativamente che un pensionato possa avere incarichi di funzione nella pubblica amministrazione. Il parere cita tra l'altro un pronunciamento del Consiglio di Stato del 15 gennaio 2020: Al momento della collocazione in quiescenza il rapporto deve trasformarsi in un rapporto a titolo gratuito. E, comunque, per non più di un anno, senza possibilità di proroghe né di rinnovi.


LE CONSULENZE
Una novità, però, c'è, solo che non può essere applicata ai manager e, quindi, ai dg delle Ulss: l'articolo 10 del Decreto legge 36/2022 sul Pnrr dice che le amministrazioni titolari di interventi previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, in deroga al divieto di attribuire incarichi retribuiti a lavoratori collocati in quiescenza, possono dare delle consulenze ai pensionati. Ma non incarichi di funzione. I quattro dg delle Ulss già in pensione, dunque, potrebbero essere assunti come consulenti per attuare progetti legati al Pnrr, ma non per dirigere le Ulss. E il tetto dei 240mila euro? Da Roma fanno sapere che vale per chiunque lavori nella pubblica amministrazione, ma non giustifica il cumulo pensione e stipendio.


GLI OBBLIGHI
Ieri ha poi ripreso a circolare la delibera 160/2021 sui nuovi contratti ai dg delle Ulss, da cui risulta che i direttori devono comunicare tempestivamente qualsiasi non conformità o variazione di posizione. La domanda è: i 4 dg avevano o no informato la Regione di essere andati in pensione? Se sì, perché la Regione ha deciso di fare accertamenti solo ora?


IL PRECEDENTE
C'è poi il precedente di Mirella Gallinaro. L'ex funzionaria regionale nella precedente legislatura venne eletta Garante dei diritti della persona dall'assemblea legislativa veneta, con annesso emolumento pur essendo in pensione. A Palazzo Ferro Fini spiegano che questo fu possibile in virtù di due circolari della Funzione pubblica che, interpretando la disciplina vigente, ritenevano conferibili gli incarichi di funzionario onorario, cioè incarichi che non presuppongono la stipula di un contratto di lavoro di natura gestionale e gli effetti propri del contratto di lavoro. Tar e Consiglio di Stato ne confermarono la legittimità.
 

Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 14:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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