Il deputato leghista: «Io, in piazza contro le restrizioni. Vaccinarmi? Anche no»

Giovedì 29 Luglio 2021 di Angela Pederiva
Dimitri Coin
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TREVISO - Ieri sera a protestare in piazza del Popolo a Roma c'era anche Dimitri Coin. Il deputato trevigiano della Lega, di cui è stato pure segretario provinciale, aveva annunciato via social la propria partecipazione al sit-in, mostrandosi insieme al collega veneziano Alex Bazzaro fra i più attivi nel supportare l'iniziativa.

«Liberi di scegliere, no Green Pass obbligatorio, io ci sarò», aveva scritto il parlamentare nei giorni precedenti, aggiungendo alla sua intenzione di manifestare anche il cordoglio per la scomparsa del medico che sosteneva la cura attraverso il plasma iper-immune («Ho avuto l'onore di conoscere personalmente il dott. Giuseppe De Donno: persona speciale, disponibile di grande umanità e grande professionista»). Mentre usciva dalla seduta di commissione alla Camera e si preparava per andare alla fiaccolata, che in Veneto si è tenuta in contemporanea pure davanti ai municipi di Padova e di Rovigo, Coin ha comunque voluto precisare il senso della propria presenza in mezzo alla variegata folla di attivisti: «Non sono un no-vax».

Allora cos'è? «Un libero partecipante, che prende parte a una manifestazione che si tiene in tutta Italia, perfettamente in linea con la posizione della Lega e del suo segretario Matteo Salvini».

Però nella Lega le sensibilità sono tante. Crede davvero che il governatore pur leghista Luca Zaia andrebbe a un raduno dei no-Green Pass? «Questo bisognerebbe chiederlo a lui. Parlo per me e dico che sono in totale sintonia con Salvini. Noi siamo per la libera scelta, quello che contestiamo è l'applicazione che si vuole fare della certificazione verde».

Si è vaccinato? «No, ma mi spiego subito. Ribadisco che non sono contrario per principio alla vaccinazione, tant'è vero che ho due genitori anziani e li ho accompagnati personalmente a farsi l'iniezione. So bene che, nel loro caso, il rischio comportato dal Covid è ben superiore a quello potenziale del vaccino. Quanto a me, sono stato positivo per 22 giorni a marzo, so bene di cosa parliamo...».

Ce lo dice? «Parliamo di un virus che è ben diverso da quello dell'influenza, i malanni stagionali sono tutt'altra cosa. Mi riferisco ai ricoveri e alla mortalità. Ma tutto questo non c'entra niente con le limitazioni imposte dal decreto alla libertà personale dei cittadini, che fra l'altro vanno anche contro le direttive dell'Unione Europea. Qui è in corso una compressione della libertà».

Non vede però l'altra faccia della medaglia e cioè la necessità di proteggersi? «Più che altro non vedo una grande differenza tra bere il caffè al bar seduti o in piedi, per cui dentro il locale puoi stare al banco ma non al tavolino. Quando ci sono le distanze e le protezioni, non serve imporre qualcosa che fra l'altro stride con la realtà, come vediamo con i casi di infezione fra i vaccinati. Lo posso testimoniare personalmente: sono appena uscito dalla mia terza quarantena, questa volta dovuta al fatto di essere stato a contatto per quattro giorni con un positivo a cui era stata somministrata la doppia dose. Ho fatto quattro tamponi e sono negativo, perché ho sviluppato gli anticorpi dopo la mia malattia. Ho eseguito il test per misurarli e sono altissimi. Per questo dico che è sbagliato far passare il messaggio che basta il Green Pass per essere tranquilli: chi è stato vaccinato, non è detto che sia immune».

Cosa farà dopo 12 mesi dalla sua guarigione, si vaccinerà? «Non lo so, vedrò come sarà la situazione, magari anche no. Più che altro sono preoccupato per quello che si vuole fare ai bambini, ne ho due piccoli e sento dichiarazioni di Pfizer da paura, se consideriamo che la Germania non vuole vaccinare i minori. Ecco perché partecipo alla manifestazione: non possiamo discriminare chi ha giustamente timore».

Ultimo aggiornamento: 17:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA