La nuova mèta di Stefano Oliviero: dal rugby alla birra artigianale

Sabato 23 Ottobre 2021 di Alessandro Garbo
Stefano Oliviero in azione con la maglia rossoblù

ROVIGO - Si chiama “Vojo”. È l’azienda agricola creata dall’ex rugbista Stefano Oliviero, rodigino di 37 anni. Tra circa un anno il suo birrificio diventerà realtà. Per Stefano è impossibile dimenticare gli anni del rugby, gli hanno lasciato una “eredità” preziosa: «I valori di aiutarsi tra le persone, fare squadra, prefiggersi un obiettivo nello sport e nella vita. Cadere e rialzarsi, sempre: per due anni sono stato operato al crociato, ma sono tornato in campo. Avevo iniziato a Rovigo nelle giovanili, ho vinto uno scudetto nell’Under 19 e nell’Under 21, sono cresciuto nella generazione dei vari Boarato, Reato, Colombo, allenato da Lallo Capitozzo e Vladimiro Pellielo. Sono arrivato in prima squadra e ho collezionato una trentina di presenze. Sono passato al Badia, ho interrotto l’attività e sono tornato per un breve periodo a Villadose, ma mi allenavo poco per i problemi alle ginocchia e mi sono ritirato».

NUOVA PASSIONE

Oliviero spiega come è nata questa passione: «Nel 2002 grazie alle prime birre artigianali bevute durante il terzo tempo e girando anche per l’Inghilterra. Mi ispirava conoscere nuove birre, sperimentare. La cultura della birra artigianale, in Italia, è arrivata con qualche anno di ritardo rispetto ad altri Paesi europei».
Oliviero decide di scendere in campo, stavolta in prima persona: «Provengo da una famiglia di agricoltori, conosciuta a Rovigo per la gestione dell’azienda “Il Turrione” nella zona dell’ospedale. Mi sono diplomato all’istituto agrario a Sant’Apollinare, ho lavorato per un’azienda di Bagnoli di Sopra nel controllo qualità e come responsabile della produzione, altri processi li ho imparati alla Finpesca di Porto Viro. A gennaio 2020 ho lasciato il lavoro, avevo bisogno di dedicare più tempo alla famiglia, volevo tornare in campagna e stare vicino ai miei cari. A darmi la spinta decisiva per intraprendere il percorso di mastro birraio è stato il lockdown nel frattempo ho trovato altri lavori e aiuto mia mamma Luisa a portare avanti l’azienda di famiglia. A ottobre dello scorso anno ho iniziato a frequentare il corso professionale per birraio artigiano, riconosciuto in ambito europeo e organizzato dalla Dieffe di Padova».


I SACRIFICI

Sono serviti tanti sacrifici? «Negli ultimi mesi ho dormito poco, ho studiato e mi sono aggiornato, grazie alle esperienze dirette in Italia e in Europa. Ho seguito stage interessanti a Fiera di Primiero, Cinto Euganeo, Parigi, conosciuto mastri birrai famosi in tutta Europa. Per pagarmi l’iscrizione al corso di Padova ho trovato lavoro come team-leader ad Amazon, lavoravo ogni weekend di notte dal venerdì alla domenica. Un’esperienza sorprendente e positiva, ci sono tantissime persone che hanno voglia di lavorare ad Amazon».

Per la tua azienda hai scelto un nome originale, “Vojo”. «È una parola del nostro dialetto e per me racchiude moltissimi significati: la forza di volontà per arrivare a un traguardo, il coraggio di fare una scelta, dettata anche dall’amore, di provare a rimettersi in gioco. Ho iniziato producendo orzo, angurie, meloni e un po’ di soia. L’obiettivo è crescere e inaugurare il birrificio tra un anno, ma bisogna fare i conti con la burocrazia. Intanto domani, domenica 24, sarà una data importante, perché la mia prima birra artigianale “Vojo Osare” debutterà sul mercato. Il sito sarà presto operativo per gli ordini, ma si potrà trovare nell’enoteca Sur Lie dell’amico Angelo Bernardinelli alla fine dei portici di via Cavour».

IL PRODOTTO

Le caratteristiche della “Vojo Osare”? «E’ fatta con il mio orzo, leggermente amara e dal colore ambrato, ricorda note di pesca. Con questa birra voglio esaltare i sapori rurali del territorio, si potrà accompagnare al salame ai ferri, salsicce e “fasoi in pocio”». Stefano ringrazia anche «mia moglie Giulia e i nostri bambini Emma, di 11 anni, e Riccardo di 7. Il 15 ottobre lo ricorderò così: il giorno in cui sono diventato papà di Emma, il giorno in cui sono diplomato ufficialmente birraio, il giorno in cui sono pronto a lanciare il mio logo».
 

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