Medici, psicologi, educatori: l'Usl lascia a casa altri dieci dipendenti no vax

Giovedì 12 Agosto 2021 di Francesco Campi
Vaccini al personale sanitario
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ROVIGO - Dopo la prima dozzina di operatori sanitari sospesi per mancata adesione alla campagna vaccinale obbligatoria, ieri l'Ulss Polesana ha comunicato di aver sospeso altri dieci dipendenti. Per motivi di privacy, oltre ad aver completamente oscurato dall'inizio alla fine la relativa deliberazione obbligatoriamente pubblicata sull'albo, come già la precedente del 3 agosto scorso, non viene fornito nemmeno il dettaglio delle categorie professionali, anche se si fa sapere che fra i nuovi sospesi c'è un altro medico, uno psicologo, un educatore professionale, infermieri e Oss. I primi dodici, invece, erano stati un medico, un educatore professionale e dieci infermieri. Si tratta dei lavoratori, rimarca in una nota l'azienda sanitaria, «che non hanno fornito adeguate giustificazioni alla mancata vaccinazione anti Covid».
La normativa al momento prevede che le sospensioni dal lavoro, con sospensione dallo stipendio, abbiano valore fino al 31 dicembre. Nel caso il professionista decisa di vaccinarsi, tuttavia, possono essere immediatamente revocate.

NORMA DA APPLICARE
Il direttore generale dell'Ulss Patrizia Simionato sottolinea come «la sospensione interessa dieci operatori, appartenenti a varie categorie e servizi aziendali, che si aggiungono ai dodici la cui sospensione è già stata effettuata. Si tratta di interventi che non devono intendersi punitivi, ma rappresentano l'applicazione di una norma nazionale, rivolta a categorie di professionisti per i quali la vaccinazione rappresenta un obbligo giuridico, un dovere etico e deontologico nei confronti dei cittadini e della salute pubblica. Il vaccino infatti garantisce la sicurezza e tranquillità per chi cura e per chi è curato. Sono in fase di valutazione da parte del Servizio igiene e sanità pubblica, struttura dedicata a questi accertamenti, ulteriori casi di operatori anche di strutture private del territorio, la cui eventuale sospensione spetta al titolare della struttura in qualità di datore di lavoro».
Come si legge nella determinazione del 27 luglio scorso sugli adempimenti previsti per gli operatori sanitari non vaccinati, firmata dal direttore amministrativo dell'Ulss Polesana Urbano Brazzale, «la norma prevede, che l'atto di accertamento della violazione dell'obbligo vaccinale dei professionisti e degli operatori di interesse sanitario, comporti la sospensione automatica del diritto allo svolgimento di attività professionali e delle prestazioni lavorative rese. Prevede, altresì, che ove possibile i non vaccinati siano adibiti a mansioni che non implichino contatti interpersonali o comportino sotto qualsiasi altra forma rischio di contagio ovvero siano sospesi senza retribuzione. Per quanto riguarda i soggetti non vaccinabili, la norma prevede, invece, che il datore di lavoro adibisca i soggetti a mansioni anche diverse, senza decurtazione della retribuzione, in modo da evitare il rischio di diffusione del contagio da Sars-Cov-2».
Le sospensioni dall'attività lavorativa e professionale avranno valore sino al prossimo 31 dicembre, ma possono essere revocate se l'operatore sanitario si vaccinerà. «È una questione delicata, di equilibrio fra diritti e doveri, che abbiamo gestito nel modo più discreto possibile, con la massima prudenza, però ora non possiamo che applicare una norma che ci vede responsabili della sua applicazione, senza alcun intento punitivo ma per seguire un percorso avviato da mesi che ha dato tempo a tutti di riflettere sulle proprie scelte», aveva sottolineato Brazzale alla vigilia delle prime sospensioni.

DEONTOLOGIA
Il presidente dell'Ordine dei medici Francesco Noce, invece, aveva rimarcato come «c'è una norma e va rispettata. In più, chi ha scelto la professione di medico, oltre a un dovere per così dire sociale, comune a tutti, ne ha anche uno di tipo deontologico e uno di tipo morale, perché non può lui stesso diventare possibile fonte di contagio, se questo è evitabile. I numeri dei medici non vaccinati in realtà sono abbastanza bassi, però anche un solo medico che non si vaccina è una sconfitta per la scienza, per la società e per la salute pubblica».
L'ultimo dato dei sanitari non vaccinati in Polesine, aggiornato alla prima settimana di agosto, era di una platea di 675 lavoratori, dei quali 81 medici, 26 farmacisti, 10 veterinari, 6 chimici e fisici, 215 infermieri, 6 ostetriche, 13 biologi, 61 tecnici sanitari di radiologia medica, 40 psicologi, 25 Oss inquadrati come tali e altri 191 operatori di varie tipologie professionali.
 

Ultimo aggiornamento: 11:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA