L'occupazione continua la ripresa, ma non in Polesine dove ora sta rallentando

Lunedì 16 Maggio 2022 di Francesco Campi
L'interno dello stabilimento di Amazon a Castelguglielmo

ROVIGO - In Veneto e in Polesine continua la ripresa occupazionale, seppure aprile abbia fatto registrare un rallentamento. Rallentamento che sul fronte delle nuove assunzioni, vede Rovigo fanalino di coda a livello regionale con un più 14% nel confronto con l’aprile 2021, 2.489 rispetto a 2.184, mentre nell’aprile 2020 erano state 1.191, ma a questo fa da contraltare una più ridotta quota di contratti cessati, 1.877, così il Polesine vanta un bilancio mensile di 612 contratti in più, ben al di sopra dei 444 dell’aprile dello scorso anno. E soprattutto, 2.439 contratti in più dall’inizio dell’anno, superiori ai 2.114 del primo quadrimestre dello scorso anno, un dato di poco inferiore ai 2.692 di Treviso e ai 2.504 di Vicenza, che sono bacini ben più ampi, senza contare Belluno con meno 3.449, anche se questo è un valore che sconta la fine della stagione invernale.

QUADRO FELICE
Considerando che il Polesine è stata l’area del Veneto che dal punto di vista della situazione occupazionale del lavoro dipendente nel settore privato, è quella che ha avuto i minori contraccolpi a causa della pandemia, e il fatto che è il primo mese dopo la dichiarazione di fine dell’emergenza, nonché un mese privo delle misure del passato come il blocco dei licenziamenti, anche questo primo scorcio dell’anno non si può non considerare come altamente positivo. Guardando, invece, il decennio dal primo gennaio 2011 al dicembre 2021, il bilancio complessivo del Polesine è di 386.180 assunzioni e di un saldo occupazionale pari a 5.410 posti di lavoro in più, 1.555 dei quali a tempo indeterminato. Se l’industria ha perso 2.380 posti e l’agricoltura ne ha guadagnati 705, è il comparto dei servizi a trainare la crescita locale, con 7.085 posti in più, 1,115 nella logistica e 2.030 nelle agenzie di somministrazioni. Se non si fosse ancora capito, basta vedere la cartina dell’evoluzione occupazionale per notare come spicchino San Bellino e Castelguglielmo, a conferma di come una delle ancore di salvezza del Polesine sia stata la nascita del polo di Amazon.
Senza entrare nel merito della “qualità” del lavoro, va constatato come al 30 aprile scorso i disoccupati iscritti ai Centri per l’impiego del Polesine ammontassero a 17.512, dei quali 10.424 e 7.088 uomini, 3.765 invece stranieri, ai quali si aggiungono altri 5.233, in “sospensione o conservazione”, ovvero persone che risultano occupate con impiego compatibile, per ragioni di durata o di reddito, con la conservazione dello stato di disoccupazione. Lo stock di disoccupati a livello regionale, invece, è pari a 279.463 persone, alle quali vanno aggiunte anche le altre circa 108mila in “sospensione o conservazione”.

IL COMMENTO
I dati sono dell’ultimo report di Veneto Lavoro che nota come, a livello regionale, «fino a marzo il saldo mensile è risultato simile ai valori registrati nel 2019, mentre nell’ultimo mese si sono registrati 13.700 posti di lavoro in più a fronte degli oltre 19mila guadagnati nello stesso periodo negli anni pre-pandemia. Il bilancio positivo del primo quadrimestre è dovuto in larga parte ai contratti a tempo determinato (più 24.000) e indeterminato (più 13.300), mentre i contratti di apprendistato registrano un calo di 400 unità. Le assunzioni, complessivamente 56.200 ad aprile e 208.600 da inizio anno, segnano nell’ultimo mese un aumento del 68% rispetto al 2021 e sono quasi quattro volte quelle registrate nel 2020, con una crescita più sostenuta per le donne e i giovani. Il 30% sono a part-time, quasi la metà nel caso delle donne. In aumento anche le cessazioni, un 40% circa per dimissioni, la cui crescita nel recente periodo è un fenomeno ormai acclarato».

Ultimo aggiornamento: 16:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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