Polesani gran dottori: nella fascia 20-24 anni è la terza provincia in Italia per le lauree triennali

Domenica 15 Maggio 2022 di Francesco Campi
La palazzina del Censer, sede staccata dell'Università di Padova

ROVIGO - Polesani gran dottori. O comunque, diplomati. A dispetto dei luoghi comuni, un’accurata analisi di Infodata sulla base di dati specificatamente elaborati dall’Istat, attesta che il Polesine sul fronte dell’istruzione sta facendo passi da gigante. E seppur Padova detenga lo scettro di provincia con il maggior numero di ragazzi fra i 20 e i 24 anni in possesso di una laurea triennale, il 12,61%, Rovigo con il 12,46% è terza a livello nazionale, dopo Ascoli Piceno. Un risultato particolarmente lusinghiero, soprattutto se si considera che un decennio prima questa percentuale era il 7,8% e nella classifica fra le province si trovava in 38. posizione, mentre Padova era sempre prima, ma con il 12,7%. Il divario, quindi, si è ridotto.

FERMI ALL’OBBLIGO

Guardando poi alla percentuale di ragazzi, invece, che non hanno alcun diploma, Rovigo si piazza al settimo posto fra le province con il dato più basso, pur con una percentuale non di poco conto, il 12,8%, seconda in Veneto solo a Belluno con 11,7% e battendo sul filo di lana Padova, 12,9%, staccando Treviso col 13,4%, Vicenza col 13,7%, Verona col 14,6% e Venezia col 14,8%. Anche da questo punto di vista i passi in avanti del Polesine sono stati significativi visto che oggi, anche se i dati sono riferiti al 2020, la percentuale di diplomati è nettamente cresciuta rispetto al 2011: allora, infatti, i ragazzi nella fascia 20-24 anni senza alcun diploma erano addirittura il 20,8%, con la provincia di Rovigo 42. a livello nazionale.

LE LAUREE

Diverso il discorso se si considerano le lauree magistrali, il cui valore per i ragazzi dell’età è pari a 1,2%, sostanzialmente analogo a quello del 2011. Tuttavia si tratta di una percentuale che a livello nazionale varia di pochi decimali, da 1,8 di Genova a 0,6% di Lucca. In questo caso, però, si tratta di eccezioni, quindi riportando il discorso su laureati triennali e diplomati, non si può che riconoscere al Polesine il risultato significativo, che attesta il buon lavoro del “sistema scuola” nel suo complesso. A livello nazionale, infatti, come si riporta nell’analisi di Infodata, in dieci anni il numero di ragazzi fra i 20 e i 24 anni che non ha il diploma è passato dal 23% al 17%. Parallelamente, i laureati triennali di questa età sono passati dal 6,5% al 9,8%. In altre parole si era fermato alla terza media o a una licenza professionale, o aveva abbandonato gli studi prima della maturità, quasi un ragazzo su quattro che era adolescente intorno al 2002, contro un ragazzo su sei che era adolescente nel 2012.

ALTA DISPERSIONE

Tuttavia, se nella fotografia scattata da questa analisi emerge un ritratto lusinghiero, non bisogna dimenticare come, a livello generale, il tasso di dispersione in Polesine resti ancora molto alto. Nell’analisi diffusa esattamente un anno fa dall’Ufficio scolastico regionale per il Veneto, a fronte di un dato complessivo della dispersione scolastica in Veneto, basso e in costante diminuzione, allo 0,76%, Rovigo si è confermata la provincia con il dato peggiore, quasi doppio, l’1,36%. E se indubbiamente l’anno scolastico 2020-2021 e il precedente, sono stati pesantemente condizionati dal deflagrare della pandemia e dalle misure conseguenti, che a scuola a significato soprattutto Didattica a distanza, la fantomatica Dad, a dispetto dell’idea che tutto questo abbia di per sé favorito la dispersione scolastica, il dato degli anni dell’epoca a.C., ante Covid, sono addirittura peggiori. E sempre il peggiore a livello regionale. Nel 2017- 2018 la percentuale di abbandoni è stata pari a 1,59%, mentre nel 2018-2019 ha superato addirittura il 2%.

RITORNO AI LICEI

Da segnalare, fra l’altro, la progressiva crescita di iscrizioni ai licei, anche percentualmente sempre inferiori rispetto alla media regionale: gli studenti polesani che hanno scelto un liceo sono passati dal 34,45% del 2016 al 39,1% dell’anno in corso. Una crescita che è andata a scapito non tanto degli istituti tecnici, che dal 38,79% del 2016 hanno raccolto quest’anno il 39,39% delle iscrizioni, quanto degli istituti professionali, passati dal 26,76% al 21,52%.

Ultimo aggiornamento: 09:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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