Muore insieme al suo cane 12 anni dopo essere stato travolto da un pirata

Giovedì 23 Gennaio 2020
alfredo Pizzardo aveva 68 anni
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ROVIGO -  Una morte che aveva scacciato una volta, lottando, e che lo ha ghermito domenica, colpendo come un cazzotto alla bocca dello stomaco i suoi familiari. Con il suo cagnolino, Bulk, che aveva portato a casa dal canile, che si è spento poche ore dopo di lui. Accompagnando il proprio padrone anche in questo ultimo viaggio. «Di come te mai... Resterai il mio guerriero infinito», sono le parole di commiato per la scomparsa di Alfredo Agostino Pizzardo, ex direttore di banca, spentosi domenica a 68 anni, dopo aver lottato per ben 12 anni con le conseguenze del gravissimo incidente stradale che lo aveva visto investito mentre, a piedi, camminava in via Umberto I a Villadose, che arrivano da un altro “guerriero”, il figlio Enrico, che nel 2005 si è laureato vicecampione del mondo di kick-boxing e maestro della Pugilistica Rodigina. Un padre e un figlio quasi agli antipodi, inevitabilmente scontratisi, il primo affidabile e stimato funzionario di banca, una persona amabile e di grande compagnia, ma di grande equilibrio e uomo d’altri tempi, il secondo proiettato nel futuro, con tratti di geniale eccentricità, che l’hanno portato a creare un vero e proprio miracolo imprenditoriale nel settore della moda, un colosso fuori scala a Rovigo, essendo il creatore e manager del marchio “Bulk”.
L’INCIDENTE
Era la sera di venerdì 28 novembre 2008 e l’allora 57enne direttore della filiale di Villadose della Banca di credito cooperativo del Polesine era appena uscito dal suo ufficio, in piazza Corte Barchessa. Un nuovo incarico, perché era stato trasferito in quella sede da un annetto, dopo aver retto a lungo la filiale rodigina dello stesso istituto, in viale Porta Po. Pizzardo era a piedi insieme a un paio di colleghi. Avevano attraversato insieme il ponte sul Ceresolo e in via Umberto I si erano salutati, andando ognuno verso la propria auto. Pizzardo era diretto a casa, in via Gorizia, a Rovigo. Ma a casa quella sera non è arrivato. Un passante, infatti, lo scorge accasciato a terra sul marciapiede. È ferito alla testa, ma inizialmente si pensa possa essere l’effetto di una caduta dovuta ad un malore. La verità emerge solo dopo, quando si scopre che è stato investito da un’Alfa 156, il cui conducente, un uomo di Villadose della sua stessa età, si era presentato dai carabinieri un’ora dopo l’incidente. In gravissime condizioni era stato portato in Rianimazione a Padova e tenuto in coma farmacologico. Ma si era rialzato e aveva scacciato i fantasmi. Riprendendosi, passo dopo passo, battaglia dopo battaglia, la sua vita. Con il sorriso.
Lascia la moglie Laura Cuozzo, che ha lavorato come impiegata al Teatro Sociale, il figlio Enrico con la nuora, i nipotini, le sorelle Elisabetta ed Emanuela. L’ultimo saluto ad Alfredo Pizzardo domani, alle 10.30, nella chiesa di San Francesco. Ultimo aggiornamento: 17:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA