Sinead O’Connor in concerto giovedì a Pordenone con il velo dell'Islam

Martedì 14 Gennaio 2020 di Loma
La cantante Sinéad O’Connor, 53 anni, oggi si fa chiamare Shuhada’ Sadaqat

Da Sinéad Marie Bernadette O’Connor a Shuhada’ Sadaqat, passando per diversi nomi, religioni e vite, non tutte felici, dopo un tour in Irlanda e Regno Unito, Sinead O’Connor approda anche in Italia, per una serie di tre date che apriranno giovedì 16 gennaio al Capitol di Pordenone (biglietti a 34 euro in prevendita su Ticketone) per poi toccare Campus Industry Music di Parma sabato e l'Hiroshima Mon Amour di Torino domenica. Sinead O’Connor dopo l’ultimo album I’m Not Bossy, I’m the Boss, del 2014, si era allontanata dalla scena musicale per intraprendere un viaggio di auto-rinnovamento, un percorso di rinascita, costellato da crisi personali tra propositi suicidi, sparizioni alternati ad appelli sui social in cui dichiarava di soffrire di malattie mentali e di trovarsi in povertà.

Poco meno di due anni fa, l’annuncio di aver abbracciato, lei figlia di famiglia cattolica nella cattolicissima Irlanda, la fede islamica, che porta pubblicamente nel suo nuovo nome con il quale ha deciso di farsi chiamare, indossando il velo anche sul palco. E l’anno scorso, ecco il suo ritorno sulle scene che è stato strabiliante, con i biglietti per i suoi show negli Stati Uniti per il 2020 esauriti nel giro di poche ore.

LE SUE PAROLE
«Nella mia carriera musicale è naturale che si usi il nome Sinéad O’Connor - ha spiegato ai giornalisti la cantante - chiamarmi Shuhada’ Sadaqat è importante per me personalmente, per distaccarmi dall’idea del patriarcato secondo cui dovrei portare il cognome di un uomo, non importa si tratti di mio padre, anche se è adorabile, o di un marito. In concerto canterò canzoni da tutti i miei album, riscoprendo tanti brani del mio repertorio che erano lì da tempo e non affrontavo più. Spero siano concerti divertenti per il pubblico, io parto con lo spirito di chi si vuole divertire sul palco».

I PRIMI PASSI
L’Irlanda degli anni ’70 è stata lo sfondo in cui Sinéad O’Connor, dove il suo spirito è sbocciato, manifestando un dono incredibile, la sua voce. Scoperta dal batterista della famosa band irlandese In Tua Nua, Sinéad pubblica alla fine del 1987 il suo primo album, The Lion and the Cobra. Dall’esplosione fino a Nothing Compare to You, l’artista oggi 53enne ha lasciato un segno indelebile con la sua immagine e uno stile vocale inconfondibile. Un’artista unica, senza compromessi, una pioniera e visionaria senza precedenti, che incarna bellezza e innocenza con la sua voce, ma con un’anima in parte punk e in parte una combinazione mistica di impavidità e autenticità, che nel tempo ha ispirato notevolmente chi è venuta dopo di lei.


IL PRESENTE
Dopo anni di alti e bassi, ecco con un tour che alterna sue canzoni d’amore ad altre di contenuto politico, cantate tutte con una grande voce che la fa risplendere come un tempo, gestita con anni di esperienza e pure di ritrovata serenità. «So benissimo che ci sono casi in cui le donne non sono trattate come dovrebbero nel mondo musulmano come ovunque - ha pure spiegato nelle sue interviste a chi le chiede della scelta di salire sul palco vestita di un abaya nero e hijab sul capo - Il rispetto per la donna nell’Islam c’è, ma non da parte di alcuni e non in certi luoghi: quelle persone e quei luoghi io non li frequento. Nessuno può trattarmi male solo per il fatto che sono una donna, la pensavo così prima e la penso così adesso. Mi piace indossare l’hijab, ho sempre amato avere la testa coperta anche in passato, mi fa stare bene. Inoltre quando diventi musulmano entri a fare parte di una famiglia in cui ci si rivolge gli uni agli altri come fratelli e sorelle: per strada ci si riconosce, ci si saluta. Da questo punto di vista l’abito tradizionale simboleggia il fatto che ti senti parte di quella famiglia, anche per questo lo indosso».
 

Ultimo aggiornamento: 13:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA