Crisi Lavinox, appello degli operai: «Basta perdere tempo, la cassa integrazione è alla fine»

Lunedì 27 Gennaio 2020 di d.l.
Operai Lavinox durante una maniferstazione

PORDENONE Quella per la salvezza della Lavinox si è ormai trasformata in una vera e propria lotta contro il tempo. Meno di venti giorni alla scadenza della cassa integrazione (non più prorogabile) per i quasi 110 dipendenti dell'azienda. Mentre la società ha come tempo massimo per presentare il piano legato al concordato preventivo sessanta giorni.

Cosa accadrà se entro il 14 febbraio il Gruppo Sassoli non avrà già presentato - e quindi anche già avuto il via libera dei giudici del tribunale di Milano - il piano di sostenibilità finanziario-produttiva per lo stabilimento di Villotta di Chions? Nessuno è ancora in grado di prevederlo. Di norma, terminato il paracadute della cassa integrazione i dipendenti tornano al lavoro. Ma nel caso di Lavinox i preoccupati dubbi dei lavoratori e del sindacato solo legati a fatto che già oggi il lavoro è pochissimo e non per più di una quindicina di addetti. Un interrogativo carico di timori e di tensioni.

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LE ASSEMBLEE
Sul quale i lavoratori discutono anche questa mattina, 27 gennaio: l'appuntamento è per le 8,30 in fabbrica per le assemblee con i rappresentanti sindacali di Fim, Fiom e Uilm. Ed è proprio per questo che il sindacato continua a ripetere che vi è la massima necessità di fare presto. Già da oggi il sindacato cercherà di capire se l'istanza di concordato preventivo sia stata presa in esame dai giudici milanese e quali potranno essere i tempi della nomina del commissario. Un passaggio che non è soltanto un tecnicismo formale, ma che diventa sostanza fondamentale nel momento in cui dovessero rendersi necessarie alcune operazioni. Legate all'eventuale - anche se allo stato l'ipotesi e ancora lontana, oggi è previsto un vertice confindustriale di verifica su possibili interessi - disponibilità a un'acquisizione. O legate anche alla possibilità di aprire procedure di licenziamenti volontari nel caso in cui qualche dipendente volesse andarsene per usufruire della Naspi, l'indennità di disoccupazione. Allo stato tutto resta comunque congelato: solo l'avvio della procedura di concordato e la nomina di un commissario possono fare andare avanti il procedimento. Ed è questa la speranza degli oltre cento lavoratori. Che continuano a lanciare appelli alle istituzioni - Regione, in primis oltre a Confindustria Pordenone - affinché si possa lavorare per l'ingresso di un nuovo investitore. L'unica vera ancora di salvezza per una situazione ormai disperata.

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