Padova. Inchiesta sullo stadio, parla il rappresentante della Esteel: «I subappaltatori dovevano rispettare di più le regole»

Scirocchi: «Non ci hanno detto subito che avevano superato il limite dell'importo. Ci siamo fidati, ma forse era meglio se li avessimo mandati via subito»

Giovedì 10 Novembre 2022 di Mauro Giacon
La curva dello stadio Euganeo

PADOVA - «Per noi è una doccia fredda». L'ingegner Elio Scirocchi, 55 anni, legale rappresentante della Esteel srl, azienda viterbese con sede legale a Roma, non nasconde la sua sorpresa condita con un filo di amarezza per le vicende che lo vedono coinvolto nell'indagine condotta dalla Guardia di Finanza e per la quale è indagato per turbativa d'asta e subappalto illecito. La Esteel srl che ha curato anche una parte della nuova copertura dello stadio Olimpico di Roma si è aggiudicata l'appalto per la realizzazione della nuova curva sud dell'Euganeo nel dicembre del 2021 ed ha subaffidato una parte dei lavori alla Tecnoedil di Brescia che ha superato il limite consentito (100mila euro di lavori) oltre il quale bisogna che la società appaltatrice chieda - al Comune in questo caso - il subappalto vero e proprio.

Quando se n'è accorta era già troppo tardi, ovvero le azioni che ha messo in piedi insieme al Comune erano già al vaglio della Guardia di Finanza. «Quando ce ne siamo accorti abbiamo mandato subito una Pec al Comune - dice Scirocchi - È avvenuto in occasione di un incontro con la Tecnoedil che ci doveva rendicontare la contabilità. Il problema è che in quel periodo si è dimesso il nostro direttore di cantiere perchè ha vinto un concorso in un ente pubblico e non ci ha lasciato le consegne, quindi ce ne siamo accorti quando la ditta aveva già superato di molto il limite».

Quindi?
«Abbiamo provato a fare un ravvedimento, si dice in gergo tecnico, e nello stesso tempo c'è stato un incontro fa il loro direttore tecnico Bertato e il nostro direttore operativo. Per appalti sopra i 150mila euro occorre essere in possesso della Soa che è una speciale certificazione che autorizza l'azienda sugli appalti pubblici».
«Bertato disse che l'avrebbe presa a breve. Ci siamo fidati e in questo arco di tempo è andato avanti con i lavori d'accordo con l'amministrazione. Invece non è andata così e a posteriori l'errore che abbiamo fatto è stato di non aver mandato via subito l'impresa. Ma per me era autorizzata seppure in modo non conforme».

E per quanto riguarda la presenza di personale Tecnoedil in cantiere quando non avrebbe dovuto esserci?
«In cantiere esiste un coordinatore alla sicurezza, affidato ad una società esterna dai committenti che verifica ogni giorno le persone che entrano. È talmente alto di solito il livello di controllo che queste cose non succedono mai perchè gli addetti vengono monitorati quotidianamente. Probabilmente quella società non ha fatto tutti i controlli per bene».

Ma c'era già stata una visita degli ispettori del lavoro giusto?
«All'inizio del cantiere sì. C'erano gli operai della Tecnoedil ma era tutto in regola, dettero mille euro di multa per una piccola irregolarità. Chissà magari se fossero venuti più tardi quando il volume del fatturato aveva superato l'importo forse non saremmo arrivati a questo punto perchè se ne sarebbero accorti prima».

Ma che cosa facevano e quanti erano gli operai Tecnoedil?
«Erano da sette ad otto, impegnati in tre diversi tipi di lavoro: assistenza al getto di calcestruzzo, montaggio di casseforme e montaggio dei prefabbricati».

E adesso?
«L'azienda va avanti anche se io per alcuni mesi non potrò più stipulare contratti con la pubblica amministrazione». 

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