Ingiurie e minacce sui social: madre e figlia a processo

Domenica 26 Settembre 2021 di Davide Piol
Due donne, madre e figlia a processo per ingiurie, minacce ed estorsione: nel mirino un ex gelatiere di 56 anni

FELTRE - Insulti, minacce e anche una tentata estorsione. È quanto viene contestato a una 60enne di Cisterna di Latina, V.R. le iniziali, e alla figlia di 21 anni, A.S., entrambe difese dall’avvocato Pierangelo Conte e rinviate a giudizio per aver reso la vita impossibile al loro ex datore di lavoro. L’uomo, un 56enne di Feltre assistito da Massimiliano Paniz, era titolare di una gelateria a Lienz dove aveva accolto le due imputate. 


L’INCUBO
Ma dopo un mese di lavoro, da agosto a settembre 2019, e a fine della collaborazione, era iniziato l’incubo sui social. «Avrai terra bruciata – aveva scritto la donna in un messaggio privato al 56enne – ti do un’altra settimana di tempo, versa i soldi sul conto che ti ha lasciato mia figlia o per te sarà la fine professionale, sei un italiano che è andato all’estero per arricchirsi sulle spalle di ragazzi ignari della tua malvagità e cattiveria». Secondo la pubblica accusa, le diffamazioni cominciarono quando le imputate smisero di lavorare nella gelateria di Lienz in Austria. La Procura ha raccolto i messaggi che, nei primi giorni di ottobre, l’uomo ha ricevuto da due account che presentavano nome e cognome delle sue ex dipendenti. Intanto la 21enne. A.S. è imputata di diffamazione aggravata per un messaggio pubblicato tra il 2 e il 3 ottobre 2019 sulla pagina Facebook della gelateria. «Un caro saluto a lei brutto cicciobombo che non sei altro – si legge nelle prime righe – Piuttosto di parlare con mia madre guardati allo specchio la mattina e sputati in faccia. Perché non sei un uomo, sei solo uno schifo della società. Spero che la cattiveria che hai ti mangi vivo e spero con tutto il cuore che scoppi un giorno. Tantissimi saluti a lei represso». 


LE ACCUSE
Un messaggio che, come è facile intuire, fu letto da molte persone ledendo ancora di più la reputazione dell’uomo. La madre, invece, dovrà difendersi da 3 capi d’imputazione. Primo: diffamazione. Anche lei, più o meno nello stesso giorno, scrisse un commento sulla pagina pubblica del locale: «Ridete che tanto non vi paga». Il secondo reato è la minaccia. Dopo i post pubblici, cominciarono i messaggi privati su Messenger. Il 4 ottobre, secondo la pubblica accusa, V.R. scrisse: «Certo con una ricevuta tutta in tedesco è facile fregare persone e la copia della ricevuta dov’è, c’è l’hai solo tu? Allora non insultare la mia intelligenza, perché a mia figlia hai dato solo 500 euro e quindi abbiamo capito che noi questi soldi non li vedremo mai perché non abbiamo carte e prove». Poi le due minacce: «Ti auguro solamente di incontrare delle persone molto, ma molto peggio di te e che te la facciano pagare cara, senza distinti saluti» e «i soldi che devi a mia figlia te li devi mangiare tutti in medicine, tanto stai per scoppiare maiale schifoso». Infine, viene contestata la tentata estorsione. Secondo la 60enne, l’ex datore di lavoro feltrino aveva un debito nei confronti della figlia nato dal rapporto di lavoro. In realtà la 21enne aveva firmato un documento in cui attestava di aver ricevuto tutto il dovuto e quindi di non aver nulla da pretendere. Sempre ai primi di ottobre, il titolare della gelateria ricevette questo messaggio privato: «Ti renderò la vita impossibile, sei un pezzo di me**a che vale 900 euro, i soldi che hai rubato a mia figlia vergognati, sei anche un maniaco sessuale e ringrazia Dio se mai nessuno ancora ti ha messo le mani addosso brutto zozzo balordo». E ancora: «Pervertiti tu e i tuoi collaboratori, avrai terra bruciata ovunque, ti do un’altra settimana di tempo, versa i soldi sul conto di mia figlia o per te sarà la fine professionale». 
Ora madre e figlia sono state rinviate a giudizio ma il processo comincerà tra un anno. Il giudice ha fissato la prima udienza il 5 settembre 2022. 

 

Ultimo aggiornamento: 13:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA