Centro diurno a singhiozzo: la rabbia delle famiglie: «È una vergogna»

Venerdì 22 Gennaio 2021 di Davide Piol
La sede del Centro diurno di Mel

BELLUNO - Prima dimezzato, poi sospeso per quasi 20 giorni. Il servizio del Centro diurno “Noialtri” di Mel che accoglie persone disabili di età compresa tra i 18 e i 65 anni, rappresenta una fonte di preoccupazione sempre maggiore per i familiari degli ospiti. «È una vergogna – raccontano –. I nostri ragazzi stanno subendo la deriva di una quotidianità negata, di rapporti sociali interrotti, di un benessere psichico violato per l’inettitudine di chi ha capacità e mansioni pagate per dare loro servizi di cui hanno diritto». L’azienda sanitaria riconosce il «disagio giusto e comprensibile» delle famiglie ma specifica che «la pandemia ci mette nella condizione di privilegiare l’aspetto della sicurezza. Stiamo lavorando per trovare una soluzione». 
MESI DI DISAGI
La storia del Centro diurno di Borgo Valbelluna comincia a incrinarsi nel settembre scorso quando i familiari degli ospiti, tramite una lettera, denunciano l’impatto del virus sulle loro vite. Prima dell’emergenza sanitaria, infatti, l’accesso alla struttura, gestita dalla Cooperativa Porta Aperta, era garantito dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 15.30. Con il diffondersi del virus, il servizio è stato dimezzato, i ragazzi divisi in 3 gruppi e l’accesso al Centro garantito a giorni alterni. «Le direttive regionali anti-contagio – spiegano i familiari dei ragazzi – hanno previsto delle soglie sugli spazi per ogni singola persona del Centro, ma non ore in meno di servizio». Le due cose, però, sono collegate. Perché la struttura bellunese avendo poco spazio «non ha potuto garantire i metri quadri previsti». Quindi la decisione di dimezzare il servizio e tagliare le ore dedicate ai ragazzi disabili. 
LA CHIUSURA
Come se non bastasse, il 2021 è cominciato con la chiusura totale del Centro (durata fino a lunedì) perché «hanno dovuto spostare il personale in un’altra struttura, gestita dalla stessa cooperativa, che aveva una carenza di organico causa covid». È Alessio Gioffredi, direttore del distretto di Feltre, a spiegare cosa è accaduto negli ultimi mesi. «La pandemia ha comportato restrizioni a carico di tutti i servizi – sottolinea –. Per far fronte a determinate condizioni logistiche abbiamo dovuto ricorrere a degli stratagemmi». Uno su tutti: la frequenza dei ragazzi non più quotidiana ma a giorni alterni. Perché non si è cercata un’altra struttura più ampia? «Volevamo trovarla all’interno dello stesso stabile – chiarisce il dottor Gioffredi –. Mettere a disposizione altre due stanze, questa volta al primo piano, e un bagno in più. Tuttavia era una soluzione che non poteva garantire la piena sicurezza e il rispetto delle normative». 
LE SOLUZIONI
In questi giorni è stato fatto un sopralluogo all’ostello di Sant’Isidoro a Trichiana per capire se potesse rispondere alle esigenze. Sul posto rappresentanti del Comune, tecnici del Sisp (Servizio igiene e sanità pubblica) e la Cooperativa. «Allo stato attuale è l’unica possibilità – commenta il sindaco Stefano Cesa –. Sarebbe una soluzione temporanea da destinare a uno dei 3 gruppi di ragazzi. Sembra una struttura idonea ma occorre l’autorizzazione. Quello del Centro diurno è un servizio essenziale. Anch’io rilevo una situazione di difficoltà e di sofferenza». Il sogno dei familiari è di trovare una struttura più grande e soprattutto definitiva intercettando magari i Fondi comuni confinanti. «In qualsiasi altro Centro diurno è stato investito di più che a Borgo Valbelluna – concludono – Chiediamo più rispetto anche per noi: famiglie che a causa di tutto questo non possono lavorare e non hanno nessun aiuto». 
LA GESTIONE
Ma non è finita qui perché, a breve, partirà una gara pubblica europea per l’affidamento del servizio di gestione del Centro diurno. Da giugno la cooperativa potrebbe non essere più la stessa di adesso. Il costo del servizio parte da una base di 338.973 euro all’anno, un milione 694.865 per cinque anni. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA