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Argentario, i superstiti: «Yacht arrivato a tutta velocità da dietro»

Il racconto a una settimana dalla tragedia: «Non c’è stata alcuna manovra per evitarci»

Domenica 31 Luglio 2022 di Valeria Di Corrado
Fernando Manzo e Anna Claudia Cartoni

Oggi Anna Claudia Cartoni avrebbe compiuto 60 anni. Invece il suo cadavere si trova adagiato - non si sa in quale punto preciso - sul fondale al largo dell’Argentario, in quel tratto di mare dove sabato 23 luglio stava facendo una gita in barca a vela con suo marito e altri quattro amici di Roma. Una gita organizzata anche per festeggiare con anticipo il suo compleanno, che Anna Claudia avrebbe trascorso sicuramente con la figlia Irene, a fianco alla quale ha dedicato gli ultimi 24 anni nel tentativo di farle vivere una vita normale nel «mondo degli altri». 


Tutto è accaduto in una manciata di secondi, intorno alle 17:25, a circa 5 miglia dalla costa, nel tratto di mare che separa il promontorio dall’isola del Giglio. Gli amici stavano chiacchierando e prendendo il sole, quando all’improvviso hanno visto un motoscafo alle loro spalle che si avvicinava a forte velocità. Sembrava volare sull’acqua e procedeva nella loro direzione, come se li puntasse.

 

Non accennava a rallentare, né a cambiare rotta. Dalle risate spensierati, si è passati a esclamazioni di stupore: «Quello che fa?». Pochi secondi dopo, dallo stupore si è passati al terrore: «Ci viene addosso! Aiuto!». Poi le urla e infine l’impatto. La prua del motoscafo è andata a speronare la parte destra della poppa della barca a vela. Nell’impatto alcuni dei romani sono caduti in mare. Andrea Coen, il 58enne romano che gestiva un negozio di arazzi in via Margutta, è finito nel vortice d’acqua creato dal rinculo del motoscafo e il suo corpo è rimasto tranciato dalle eliche. Anna Claudia è caduta in mare e forse, per le ferite riportate, è morta affogata. Il marito Fernando Manzo si è ferito a una gamba e un braccio: è stato dimesso dall’ospedale di Orbetello, dopo un intervento. Essendo lui lo skipper della barca «Vahinè», ora è indagato dalla Procura di Grosseto per omicidio colposo aggravato, lesioni colpose e danneggiamento insieme al danese di 58 anni Per Horup, comandante del motoscafo “Bibi Blue”, sul quale viaggiavano anche la compagna, il figlio e la sua fidanzata: tutti rimasti illesi.


I TRE TESTIMONI OCULARI
Oltre a Manzo, sono tre i sopravvissuti della barca a vela: Marco Avigdor D’Alberti, ancora ricoverato nel reparto di ortopedia dell’ospedale di Grosseto, la moglie Valentina Tarantini e l’amica Miriam Lombardo. Sono testimoni oculari dell’incidente e hanno già riferito agli inquirenti la loro ricostruzione, che coincide in ogni punto. «I nostri assistiti sono ancora troppo scossi per quanto accaduto, ma vogliono fare delle precisazioni», spiegano a “Il Messaggero” gli avvocati Alessandro Benedetti, Alberto Gambino, David Terracina e Claudio Urciuoli. I tre sopravvissuti hanno precisato: «Il natante danese procedeva alle nostre spalle seguendo la nostra medesima rotta, navigava a velocità elevatissima e non ha eseguito alcuna manovra correttiva per tentare di evitare la collisione». Insomma, queste testimonianze cancellano i dubbi ventilati dal figlio di Per Horup sulla mancata precedenza che avrebbe dovuto dare la barca a vela. Sopraggiungendo da dietro, infatti, il motoscafo (che tra l’altro procedeva a una velocità 6 volte superiore) avrebbe dovuto correggere la rotta per evitare la collisione. Invece non avrebbe minimamente modificato la traiettoria, come se nessuno in quel momento stesse al timone. «È come se un camion che va a circa 60 chilometri orari tamponasse un’utilitaria che va a 10», ha precisato l’avvocato Benedetti. E, si sa, chi tampona ha sempre la colpa dell’incidente. 
 

Ultimo aggiornamento: 19:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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