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Mestre, Lorenzo morto in moto. Il fratello: «Era prudente, non correva. Aveva scelto di donare gli organi, rispettiamo la sua volontà»

Martedì 26 Luglio 2022 di M.And.
Lorenzo morto in moto, il ricordo del fratello: «Era prudente, non correva. Aveva scelto di donare gli organi, rispettiamo la sua volontà»
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MESTRE - «Stiamo scegliendo la foto per l'epigrafe, non abbiamo tanta voglia di parlare». Riccardo Piran, 32 anni, è il fratello maggiore di Lorenzo. È davanti alla casa di famiglia in via Ghetto a Chirignago a due passi dal centro Don Orione: una bella villetta con giardino. Titolare di una azienda nel settore della carpenteria metallica, vive a Padova con la compagna. Ed è da Padova che l'altra sera, domenica, si è precipitato a Mestre, all'ospedale, non appena ricevuto la telefonata del padre Radames, pensionato: Lorenzo aveva avuto un incidente stradale, era al pronto soccorso di Mestre. Grave. «Non sappiamo ancora nulla. Non ci hanno detto niente. Sulla dinamica. Su chi era al volante dell'auto. Su cosa sia davvero successo. Sappiamo solo che Lorenzo non c'è più. Stava andando a trovare la fidanzata Valeria, alla Gazzera. È stata lei ad avvertirci. Lorenzo tardava e non rispondeva al cellulare, così si è messa in auto per andargli incontro e ha visto la moto a terra in via Miranese. Siamo corsi all'Angelo. Aveva perso una gamba. Subito non ce l'hanno fatto vedere. Solo dopo. Quando l'hanno ricomposto».

Non è stato facile. Non è facile. «La moto? L'aveva comprata da poco. No. Lorenzo non era uno che correva in maniera sconsiderata. Ne avevamo parlato qualche giorno fa. Mi aveva detto che la stava ancora studiando, che doveva capirla. E in ogni caso era prudente, per nulla avventato». Mamma Monica e papà Radames? «Sono sconvolti. Siamo sconvolti. Non ci stiamo ancora rendendo conto. Sono qua con loro. Ci sono pratiche da sbrigare nonostante il dolore e la sofferenza. Il funerale? Non lo abbiamo ancora fissato. Lorenzo era un donatore di organi e vogliamo rispettare la sua volontà». Il sole picchia. Poca gente in giro. Pochi rumori. Si scusa: «Devo rientrare».

«Speravo davvero che potesse farcela, ho sentito il botto e sono subito sceso in strada. Quando l'ho visto straziato sull'asfalto sono rimasto sconvolto. Si vedeva che poteva avere più o meno la mia età. Anche l'automobilista era giovanissimo. Quando ho letto in internet che era morto sono rimasto malissimo». A parlare è un 26enne che abita poco lontano dal luogo della tragedia. Lo troviamo in un bar della zona. Ci spiega che pensava potesse trattarsi di qualcuno che conosceva e aggiunge: «Anche se non era un mio amico mi spiace davvero un sacco. Morire in quel modo a poco più di vent'anni non lo merita nessuno».
Proprio di fronte al punto dello schianto si affaccia l'abitazione in cui hanno trovato ospitalità due giovani profughi afghani. Dopo averci chiesto se parliamo turco, in uno stentato inglese ci confermano di aver assistito alla scena dell'incidente che è costato la vita a Lorenzo Piran e di provare dolore per quanto successo. Sono in Italia da circa tre mesi: hanno camminato a lungo e sofferto prima di arrivare nel nostro paese dove ci fanno capire che si trovano bene. Sull'asfalto ci sono i segni dei rilievi dei vigili urbani tracciati con il gesso giallo. A pochi metri dal cancello d'ingresso della loro abitazione una chiazza di sangue ripulito.
 

Ultimo aggiornamento: 17:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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