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Argentario, l’errore fatale: «Eravamo accecati dal sole». La testimonianza di una donna a bordo del motoscafo

Comandante indagato per omicidio colposo. Un robot per cercare il corpo della dispersa

Lunedì 25 Luglio 2022 di Camilla Mozzetti inviata a Orbetello
Argentario, l errore fatale: «Eravamo accecati dal sole». La testimonianza di una donna a bordo dello yacht
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dalla nostra inviata

ORBETELLO All’inizio hanno provato a dire che non comprendevano le domande e che non parlavano l’inglese né, tanto meno, l’italiano. Poi i quattro cittadini della Danimarca, a bordo del motoscafo “Bibi Blue” - un Fairline 58 - battente bandiera danese che sabato pomeriggio ha travolto una barca a vela al largo provocando la morte di Andrea Coen, romano di 58 anni, e la scomparsa in mare di un’altra passeggera, Anna Claudia Cartoni, hanno iniziato a parlare. Con l’aiuto dell’interprete hanno detto tuttavia poco, che quel natante gli aveva tagliato la “strada” ma non avrebbero spiegato, ad esempio, perché il motoscafo navigasse a più di 30 nodi. Dalle prime informazioni si è tornati al silenzio fino a che una ragazza ventenne che era a bordo avrebbe ammesso: «Eravamo accecati dal sole e c’era il pilota automatico inserito». Negli uffici della Capitaneria di Porto Santo Stefano i passeggeri del motoscafo danese sono rimasti per ore: il comandante, un uomo di 58 anni, la sua compagna 53enne, il figlio di lui (26 anni) e la sua fidanzata 24enne. Sarebbe stata quest’ultima a dire che il motoscafo aveva il pilota automatico inserito e che la luce del sole non permetteva loro una corretta visuale. La procura di Grosseto aprendo un fascicolo per omicidio colposo, lesioni colpose e naufragio, ha iscritto sul registro degli indagati il comandante e proprietario del motoscafo, Per Horup.

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LA DINAMICA

La dinamica esatta resta, tuttavia, da chiarire. Dei sei passeggeri che erano sulla barca a vela “Vahinè” escluse la vittima e la dispersa, sono stati tutti ascoltati a sommarie informazioni. Il comandante, Fernando Manzo, 61 anni, marito della donna che ancora si cerca in mare, ha ricostruito gli attimi precedenti all’impatto. Erano partiti sabato mattina dal porto di Riva di Traiano e dopo cinque ore di navigazione, quando ormai erano a sette miglia dall’Isola del Giglio, hanno visto arrivare quel motoscafo a folle velocità. «Non era governato da nessuno», avrebbe detto Manzo agli inquirenti. La “Vahinè” pare procedesse ad una velocità non superiore ai 6 nodi (a motore spento) e sempre il comandante Manzo, pur provando a virare, non è riuscito ad evitare l’impatto. Lo scontro è stato inevitabile tra la prua sinistra del motoscafo e la poppa destra della barca a vela. Resta tuttavia da capire quali siano le reali responsabilità con la doverosa premessa che, stando al codice di navigazione, la barca a vela in mare è sempre il soggetto “più debole” rispetto ad un motoscafo. Da accertare, infine, da dove sia partito e dove fosse diretto il “Bibi blue” che sembra aver raggiunto le acque toscane già diversi giorni fa.

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«UNA TRAGEDIA»

Ieri tra l’ospedale di Orbetello, dov’è ricoverato fortunatamente in condizioni non gravi, il comandante della “Vahiné” e l’ospedale di Grosseto, dove è stato trasferito in elisoccorso un passeggero che era a bordo, M. A. D. A. anche lui romano del 1961, hanno fatto la spola amici e parenti. Compresi quelli della vittima, Andrea Coen, la cui salma dopo il recupero è stata trasferita all’ospedale di Orbetello. «Siamo amici di tutti - dicevano alcuni presenti - ma non ce la sentiamo di parlare, è stata una tragedia». Le due donne che erano sulla barca a vela sono state dimesse sabato sera e le loro testimonianze saranno senz’altro utili a chiarire l’incidente. Drammatico, invece, il ripescaggio di Andrea Coen che è rimasto incastrato sotto al motoscafo nell’elica. Per quanto riguarda la donna dispersa, le ricerche ormai da più di 24 ore stanno proseguendo senza soluzione di continuità. 

 

LE RICERCHE

La Capitaneria di porto, con l’ausilio del personale di Livorno, sta “battendo” le acque con tutti i mezzi disponibili, compreso il “Bravo” arrivato dall’Isola del Giglio. Lo sforzo, fanno sapere da porto Santo Stefano, è titanico e permangono le speranze di trovare la signora Cartoni ancora in vita. Anche se naturalmente il fattore “tempo” diventa dirimente. Sicuramente la donna è rimasta seriamente ferita, ma le condizioni atmosferiche - sabato ma anche ieri il mare era calmo e soffiava solo un leggero maestrale grecale - nonché la temperatura mite dell’acqua lasciano ancora delle speranze. Proprio il comandante della Capitaneria, Luigi Buta, tiene a precisare: «Stiamo cercando una persona viva». Le verifiche sono state indirizzate, anche per via delle correnti, nell’area a sud del Monte Argentario. Le due barche sono state intanto poste sotto sequestro, quella a vela è stata ormeggiata a Porto Santo Stefano, l’altra - per permettere anche le operazioni di recupero della salma - a Cala Galera. Dovranno essere svolte delle perizie tecniche, il motoscafo oltre a qualche graffio sul lato sinistro della prua non ha riportato danni. «Se non si fosse saputo che era quella la barca coinvolta - dicevano ieri alcuni addetti del porto - nessuno si sarebbe preoccupato di quel motoscafo».

Ultimo aggiornamento: 10:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA