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Andrea Coen e l'incidente in barca all'Argentario: l'uomo degli arazzi che sarebbe dovuto restare a terra

L'uomo il sabato non lasciava mai il negozio in via Margutta: stavolta era voluto fuggire dall'afa

Lunedì 25 Luglio 2022 di Camilla Mozzetti
Andrea Coen e l'incidente in barca all'Argentario: l'uomo degli arazzi che sarebbe dovuto restare a terra

dalla nostra inviata
ORBETELLO
Eleganza e moderazione, nella vita privata e anche in quella lavorativa. Sarà per quella passione di fili e stoffe intrecciate, il piacere che aveva nel cercare i tessuti, la capacità con un solo tocco di capire quali erano quelli più pregiati. Andrea Coen, 58 anni, nato a Biella il 12 dicembre 1963 ma da anni residente nella Capitale, è la vittima del terribile incidente avvenuto sabato pomeriggio a circa 7 miglia dall'Isola del Giglio tra la barca a vela Vahinè di cui era ospite e un motoscafo battente bandiera danese. L'altro ieri sarebbe dovuto rimanere a terra, il sabato difficilmente si spostava perché c'era sempre qualcosa da fare in quel negozio di tessuti antichi ed arazzi che da anni gestiva nel centro storico di Roma, in via Margutta. Attento ai dettagli, anche quelli apparentemente più insignificanti, sabato si era fatto convincere: una gita di un giorno per staccare dall'afa capitolina e concedersi qualche ora di svago.

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La moglie Nicoletta non era a bordo, al telefono risponde piangendo e con molta cortesia riaggancia. Insieme hanno due figli in età di liceo e una vita piena di tante passioni. A partire dallo sport e dal nuoto di cui Coen era amante destreggiandosi tra allenamenti di canottaggio e maratone. In passato, quando ancora era un ragazzo, aveva attraversato a nuoto lo Stretto di Messina. Quella sua avventura ricorreva spesso tra le chiacchierate di comitiva. Eppure benché fosse un nuotatore esperto sabato pomeriggio non è riuscito a riemergere dal mare e questo perché il suo corpo è andato ad incastrarsi tra l'elica e lo scafo della barca danese.
LO STRAZIO DEI SOCCORRITORI
I soccorritori, e chi ieri mattina, è riuscito dopo molte ore, a divincolare da quel ferro e lamiere il corpo dell'uomo racconta una scena straziante. I sommozzatori solo nella tarda serata di sabato hanno trovato il suo corpo sotto al motoscafo. All'inizio, sulla base anche del racconto del comandante della barca a vela, si credeva che la vittime fosse Anna Claudia Cartoni. «L'ho vista annegare» ha detto il comandante-marito e dunque, in assenza di corpi, anche le autorità hanno creduto fosse lei la vittima. Poi, durante le ricerche e le ispezioni al motoscafo, la macabra scoperta. C'è il corpo ed era il corpo di un uomo ripiegato nell'elica del motoscafo. Questo ha comportato non poche difficoltà per il recupero della salma. «In mare non si poteva fare nulla - dicevano ieri nel porto di Cala Galera, dove il motoscafo è stato trainato - perché significava intervenire sul corpo o sul mezzo. Per cui la barca è stata prima traghettata a Porto Santo Stefano ma anche qui non è stato possibile intervenire fino a che il corpo dell'uomo è stato liberato a Cala Galera.

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Lo sconforto nella Capitale, in quella via a pochi passi da piazza del Popolo è enorme. E anche ieri una coppia di amici del commerciante di tappeti ed arazzi era profondamente turbata. Si aggiravano per l'obitorio di Orbetello, dove poi la salma è stata trasferita, e sul molo di Porto Santo Stefano per vedere con i loro occhi cosa quell'incidente avesse provocato. Capirne la furia e la violenza, guardando quella poppa distrutta, quasi spezzata a metà. Da una prima ricostruzione, Coen si trovava proprio lì al momento dell'impatto e dopo lo scontro il suo corpo è stato risucchiato fino a che non ha toccato di nuovo terra, in quella parte di Argentario che nonostante la devozione al lavoro amava vivere profondamente.

 

Ultimo aggiornamento: 06:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA