La segnalazione: favori illeciti. Quattro carabinieri sotto inchiesta

Domenica 23 Settembre 2018 di Roberto Ortolan
Dopo l'indagine interna è stata fatta una segnalazione alla Procura di Treviso
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«Ora basta! Via le mele marce. Per colpa di pochi “paghiamo” tutti», sarebbero state queste le parole con le quali uno degli investigatori dei carabinieri avrebbe sfogato tutta la propria rabbia, quando ha scoperto che alcuni colleghi avevano comportamenti simili a quelli dei malviventi ai quali avrebbero dovuto dare la caccia. Un gruppo di militari deviati che, invece di tutelare l’interesse pubblico, pensavano al proprio tornaconto e sui quali è stata avviata anche un’indagine interna. Il tutto in barba a regole, leggi e giuramenti. E, da quanto è filtrato, le ipotesi d’accusa sarebbero pesanti. Il riserbo è strettissimo ma le prove non lascerebbero spazio a interpretazioni. C’è chi parla, per gettare acqua sul fuoco, di favoreggiamento personale, ma sotto la lente dei vertici dell’Arma ci sarebbe la concussione (minaccia, seppure velata, di un ingiusto danno per procurarsi un beneficio) con passaggio di denaro. Poche le conferme. Ma in caserma a Castelfranco, dove lavorano i sospettati, ne parlano anche porte e finestre. E una prima segnalazione avrebbe già preso la strada della Procura di Treviso. Per ora incerto il numero dei sospettati, ma sarebbero almeno quattro. A inchiodarli, oltre alle testimonianze di alcune vittime, ci sarebbero intercettazioni. In servizio in un Nucleo che lavora a stretto contatto con i cittadini, gli indagati sarebbero stati pescati a chiudere un occhio sui comportamenti di persone ai domiciliari. E proprio la segnalazione su un episodio di questo tipo avrebbe destato i primi sospetti, innescando una serie di verifiche. I vertici dell’Arma, avute le prime conferme, avrebbero deciso di approfondire, ordinando accertamenti per eliminare il male alla radice. E i successivi controlli, da quanto emerso dalle indagini, avrebbero fornito ulteriori conferme di irregolarità molto più gravi di quelle segnalate inizialmente. Nella sostanza i militari, già a conoscenza delle contestazioni che sono state mosse nei loro confronti, avrebbero preteso favori, si ipotizza anche economici, approfittando della divisa che indossavano. Tra le vittime - così filtra - anche alcuni operatori economici cinesi.
 
Da quanto si è appreso, i sospettati avrebbero allungato la loro rete deviata su diversi commercianti. Da fonti investigative del palazzo di giustizia, si tratterebbe nella maggioranza di negozianti cinesi. A sostegno dell’impianto accusatorio, secondo gli elementi di prova raccolti dagli inquirenti, ci sarebbero anche alcune testimonianze, strappate nonostante la reticenza delle vittime, ma anche alcune intercettazioni. Tutte prove raccolte dagli stessi carabinieri.
A smascherare i militari infedeli, si è appreso, sarebbero infatti stati i colleghi che hanno proceduto senza esitazioni e soprattutto senza concedere sconti. «Chi ha tradito il giuramento fatto - dice la voce degli onesti - andando contro a obblighi e compiti imposti dalla divisa che indossa non può fregiarsi del nome di carabiniere». Ora restano i tempi della giustizia, ma soprattutto la volontà di fare fino in fondo chiarezza. Le indagini stanno andando avanti per capire se qualche altro militare fosse a conoscenza di quanto stava accadendo o se, nella peggiore delle ipotesi, avesse partecipato alle “furbate”.
  Ultimo aggiornamento: 20:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA