Rtl, Seganti assolta in appello

UDINE - Il fatto non sussiste. È con questa formula che la Corte d'appello di Trieste ha assolto l'ex assessore regionale al Turismo Federica Seganti dall'accusa di abuso d'ufficio per il maxi-spot da 450 mila euro andato in onda su Rtl 102.5 nel luglio 2011.
La sentenza, pronunciata dal collegio presieduto dal giudice Igor Maria Rifiorati (relatore Francesca Morelli), ha scritto la parola fine alla vicenda, cancellando la condanna a 8 mesi, pena sospesa, pronunciata in primo grado dal gup del tribunale di Udine.
Ad investire della questione la Corte, era stato il legale dell'ex assessore Seganti, l'avvocato Marco Vassallo del foro di Venezia, presentando appello contro la sentenza con cui il Gup l'aveva condannata anche a risarcire 10 mila euro di danni d'immagine a Regione e Turismo Fvg, costituite parte civile.
L'ex assessore della Giunta presieduta da Renzo Tondo, in quota Lega Nord, era finita nel mirino della Procura insieme alla sua segretaria, al marito di lei, amministratore di un'agenzia di comunicazione (entrambi già assolti dal gup per non aver commesso il fatto) e all'allora direttore generale di Turismo Fvg Andrea Di Giovanni (per cui il procedimento pende ancora a dibattimento davanti al giudice di primo grado).
L'accusa contestava ai quattro il contratto concluso con Rtl per realizzare una campagna radiofonica per la promozione delle offerte turistiche della Regione Friuli Venezia Giulia tramite affidamento diretto, anziché passare tramite una procedura di evidenza pubblica.
Il corrispettivo, 375 mila euro più Iva, era stato pagato con i fondi stanziati per il 2011 dalla Regione a favore dell'Agenzia Turismo Fvg per la realizzazione dei «grandi eventi». Ma la difesa di Seganti aveva sempre sostenuto che la campagna radiofonica fosse da considerarsi proprio come un grande evento che, in quanto tale, non necessitava di una gara per l'affidamento.
La tesi è stata ora accolta dalla Corte d'Appello di Trieste, che si è pronunciata dopo la discussione del caso. La Procura generale delal Repubblica aveva chiesto che i giudici confermasserola sentenza di primo grado pronunciata a Udine, pur riconoscendo in parte le ragioni affernate dalla difesa, che da parte sua aveva invocato invece l'assoluzione piena.
Ad attendere il verdetto in aula c'era anche l'ex assessore Seganti. «Siamo assolutamente soddisfatti. Finalmente la Corte ha riconosciuto la nostra tesi - ha commentato l'avvocato Vassallo - ovvero che il reato non era neppure configurabile».
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Venerdì 12 Giugno 2015, 05:47






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