Stalking, ecco l'App per aiutare le vittime: dà l'allarme e archivia le prove

PER APPROFONDIRE: stalker, violenza sulle donne
Stalking, ecco l'App per aiutare le vittime: dà l'allarme e archivia le prove

di Franca Giansoldati

Ora c'è una App che difende le donne dagli stalker. Funziona come una specie di guardia del corpo. Perché non sempre risulta facile proteggersi da un ex fidanzato sgradevole che insinua, intimidisce, facendo pressioni psicologiche, fino ad arrivare a velate minacce, in un percorso a tappe che spesso si arriva a conoscere bene solo quando è ormai tardi. «A volte le prove delle attenzioni morbose sono difficili da raccogliere, da catalogare o da ordinare. E così spessissimo le vittime sono due volte vittime, perchè quando si rivolgono alla polizia o ai carabinieri per segnalare un pericolo imminente, può capitare che si trovino in forte difficoltà a mettere assieme i singoli passaggi della storia di violenza subita», spiega Marco Calonzi, consulente di informatica forense alla Procura di Roma, inventore di MyTutela.

Come funziona?
«E' semplicissima. Si scarica ed è presente sia nella versione Android che Apple; si inserisce il numero del molestatore. Da quel momento ogni sua telefonata o messaggio vengono automaticamente messi da parte e archiviati, ordinati da un punto di vista cronologico, in modo da definire il percorso dello stalker. E' come se in questo modo si riuscisse a colmare un buco esistente».

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I messaggi però già vengono registrati automaticamente sui cellulari...
«A volte è così ma è tutto più difficile. Purtroppo è anche capitato che ci siano state vittime che si sono accorte di messaggi persi o cancellati nel tempo. Ho visto casi eclatanti produrre con grande fatica delle prove evidenti da usare in sede giudiziale. La app registra anche automaticamente tutte le conversazioni relative al numero che si vuole seguire».

E' così importante produrre prove?
«Fondamentale. Se ci sono prove evidenti è più facile far condannare il persecutore. Sembra quasi paradossale eppure le donne vittime di violenze domestiche e di stalking scontano il fatto di non riuscire a produrre sempre il cammino di abusi subito. Tanti dati si perdono per strada».

Mi puo fare un esempio?
«Mi viene subito in mente il caso di Sara Di Pietrantonio, la povera ragazza che è stata uccisa e poi bruciata dall'ex fidanzato alla Magliana. Mentre lavoravamo a quel caso ci siamo accorti che il suo cellulare era stato danneggiato e bloccato. Naturalmente siamo riusciti a sbloccarlo e a leggere tutti i messaggi che le erano stati inviati ma non è stato facile. Se non fossimo riusciti a mettere assieme le conversazioni e, via via, le minacce che le erano state rivolte progressivamente non saremmo riusciti ad arrivare all'ergastolo. Lo stalking è un reato difficile da provare, per certi versi».

Da qui l'idea della App.
«Nelle Procure italiane si è riscontrata questa difficoltà. A volte le vittime avevano perso il cellulare, altre volte non avevano fatto il back up. Cose che succedono. Si è capito che serviva uno strumento per raccogliere definitivamente i dati delle vittime in modo da portarli a conoscenza dell'avvocato e della polizia al momento della denuncia. Una vittima riceve sempre una serie di sms, messaggi su Messenger, su Whatsup o su altre piattaforme. Si forma una narrazione di violenza. I dati vengono stoccati, criptati, ordinati, catalogati automaticamente e inviati su una nuvoletta in modo che se la ragazza dovesse perdere il cellulare o se qualcuno dovesse distruggerlo, i dati restano intatti e sono già lavorati. Non c'è più il rischio di perdere le prove. E' fondamentale per arrivare al processo».

E' gratis?
«Praticamente sì. L'unica tariffa è quella relativa all'uso dello spazio Cloud che, come si sa, è a pagamento. Ma i costi sono bassissimi, attorno ai due euro. Alla portata di tutti senza gravare sul portafogli. E' uno dispositivo di sicurezza talmente innovativo che manda alle vittime dei warning, in base ad una analisi previa del linguaggio del loro persecutore. Spesso tante ragazze non si rendono conto quando il livello di pericolosità aumenta. L'uso delle parole però è chiaro. La app analizza e avverte se si entra in una zona rossa, e suggerisce di sporgere denuncia. Naturalmente le metodologie sono garantite a livello scientifico e adottate dalla comunità forense. Si tratta di algoritmi informatici di libero utilizzo».
 
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Martedì 26 Novembre 2019, 08:40






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