L'urlo silenzioso del popolo della notte «Vittime della crisi, ma senza tutele»

Martedì 23 Marzo 2021
L'urlo silenzioso del popolo della notte «Vittime della crisi, ma senza tutele»

NIGHT CLUB
ROVIGO La pandemia sanitaria colpisce i settori più disparati. La crisi economica innescata dal Coronavirus mette a repentaglio il futuro di club privé, night e locali notturni che nel Veneto, e soprattutto in provincia di Rovigo, hanno costituito un mercato forte e in grado di attirare clienti da fuori regione. In Polesine pochi locali rischiano di sopravvivere alle conseguenze di una crisi devastante, senza aiuti dallo Stato e con le luci spente da tempo. Il coprifuoco imposto alle 22 e i limiti agli spostamenti tra regioni diverse già avevano pesato parecchio su questi locali, costretti da mesi a una chiusura forzata. Il futuro per baristi e buttafuori che vivono nel settore è sempre più cupo.
SETTORE IN CRISI
Così lo storico barman Paolo Negri, polesano, da circa 25 anni residente a Trecenta, lancia un grido d'allarme a tutela di un'intera categoria: «I lavoratori di questo particolare settore non possono richiedere ristori e forme di contributo dallo Stato: conosco tantissimi colleghi che hanno vissuto momenti delicati e hanno cambiato professione». Negri avverte: «Quando sarà finita l'emergenza sanitaria, pochi locali in Polesine riapriranno: le difficoltà sono notevoli. Prima della pandemia nei locali notturni c'era sempre movimento, si lavorava bene». Il barman rincara la dose: «Ci sentiamo poco tutelati dalle associazioni di categoria e il nostro è un settore dimenticato, di cui si è parlato pochissimo in epoca di Coronavirus. Eppure, nel mondo del divertimento notturno rientrano anche i circoli e le discoteche, dove lavorano bariste, cameriere, bodyguard, deejay, addetti al guardaroba, parcheggiatori, tutte figure preziose nel settore e rimaste, purtroppo, senza lavoro da oltre un anno. Ci sono persone esperte che lavorano nel divertimento notturno da trent'anni e altri colleghi più giovani che mettono da parte qualche soldo per pagarsi gli studi universitari».
LUCI SPENTE DA UN ANNO
Negri ricorda il suo percorso professionale: «Ho iniziato come barman quando avevo 15 anni e ora ne ho quasi sessanta, ho lavorato sia in Italia che all'estero. Ho vissuto in prima persona situazioni incredibili e storie particolari: il lockdown e l'ultimo anno di sosta forzata mi hanno spinto a portare avanti un nuovo progetto. Sto pensando di scrivere un libro, una sorta di biografia, dove inserire tutti questi episodi curiosi». Tanti colleghi hanno scelto di prendere altre strade, ma Negri rimane fedele alla vita del barman: «Il mio è un mondo notturno, fatto di drink, cocktail e miscele: lavorare al mattino come barista nella caffetteria non rientra nel mio ambito». E così il 2020 e i primi mesi del 2021 sono trascorsi via occupando il tempo in un'altra maniera: «Mi sono avvicinato al Calcio Fratta, ho aiutato a gestire il punto ristoro quando c'erano le partite, sono un dirigente e affianco gli allenatori anche nella promozione del calcio giovanile. Il pallone è la mia passione, da sempre, e mi ha permesso di conoscere tantissime persone e coltivare rapporti d'amicizia». Lo sport ha incontrato la solidarietà: «Assieme agli altri dirigenti del Fratta abbiamo sostenuto Ilaria Righetti, una signora di Occhiobello rimasta vedova dopo la morte del marito Stefano Baglioni, stroncato dal Covid-19».
Alessandro Garbo
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