«No a sepolture separate per gli islamici, integriamoci»

Lunedì 15 Febbraio 2021
IL DIBATTITO
PORDENONE «Il cimitero è un luogo laico, dove ricchi e poveri, bianchi e neri, cristiani e musulmani sono tutti uguali. Perché una parte dei musulmani non vuole questo? Se non vogliono condividere uno spazio da morti, come possono volerlo condividere da vivi?». Anche Taher Djafarizad, presidente dell'associazione Neda Day, entra nel dibattito sulle sepolture islamiche, aperto da un convegno organizzato dalla Federazione provinciale del Pd, dopo che l'emergenza Coronavirus ha reso difficile il rimpatrio delle salme e dunque riproposto la questione. Il suo è un no a spazi appositamente dedicati alle sepolture islamiche: «Una trentina d'anni fa ricorda il 95 per cento degli islamici in Italia voleva essere sepolto nella sua terra d'origine, esattamente come molti emigrati italiani: si pensi a Primo Carnera. E anche oggi sostiene la situazione non è cambiata di molto».
Secondo Djafarizad, la richiesta di cimiteri islamici o di aree dedicate va in direzione contraria rispetto alla volontà di integrazione: «Noi vogliamo l'integrazione e invece quella è separazione continua . Chi adesso chiede spazi per le sepolture islamiche, in futuro chiederà piscine riservate alle donne o carne halal nelle mense scolastiche per i bambini di religione musulmana. Per realizzare l'integrazione occorrono tre interventi: organizzare corsi di educazione civica per tutti gli immigrati, spiegare la Costituzione e promuovere corsi di lingua obbligatori, soprattutto per le donne. La vera integrazione comporta dei diritti, ma impone anche dei doveri».
Quanto al dibattito e alle prese di posizione di questi giorni sulle sepolture islamiche, «sono temi di cui si parla in campagna elettorale, ma che poi vengono subito dimenticati».
L.Z.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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