Gli operai in sciopero: «Mille euro in 4 mesi, noi al lavoro gratis per il Mose»

Mercoledì 20 Ottobre 2021 di Roberta Brunetti
In sciopero i dipendenti delle ditte che operavano sul Mose
6

VENEZIA - C’è chi si sfoga in assemblea, davanti a colleghi e sindacalisti. «Quattro mesi con 1.000 euro! - sbotta un operaio - Tirare avanti così. Sapete cosa vuol dire lavorare senza essere pagati? Siamo stanchi di promesse non mantenute». Gli fa eco un collega: «A novembre, quando ci sarà da girare le valvole in galleria, per sollevare le paratoie, lo faranno quei signori che sono andati a farsi belli del Mose a Dubai. E noi qui, al lavoro, senza stipendio».

C’è poi chi ti racconta, a tu per tu, magari con un pizzico di ironia, ma non meno amareggiato, la vita di un cantiere deserto, dove hanno tolto anche i bagni sotterranei, e i pochi uomini rimasti a presidiare devono farsi ogni volta 150 scalini. Testimonianze dirette dello stato di un’opera incompleta, quale è oggi il Mose, dove per i sollevamenti ci si arrangia ancora con compressori “casalinghi”, mentre il fermo lavori sta aumentando i rischi da usura. «Quest’anno siamo peggio messi dell’anno scorso» concordano tra colleghi. É uno spaccato preoccupante sulla grande opera, quello che esce dai racconti di chi ci lavora ogni giorno.

Ingegneri, tecnici, operai di Comar. Ieri in sciopero-assemblea insieme ai colleghi di Consorzio Venezia Nuova e Thetis. 260 dipendenti in tutto, accomunati dalla situazione di totale incertezza sul futuro. Ma sono i 29 di Comar, quelli che stanno vivendo la beffa peggiore di lavorare in prima fila e non essere pagati. Da luglio in poi, per effetto della procedura di concordato avviata dal liquidatore del Cvn, Massimo Miani, hanno ricevuto solo parte dello stipendio di agosto. Niente rimborsi, né contributi. L’altro ieri è arrivata una parte di quello di settembre. Per il resto domani si aspetta il via libera del Tribunale, se arriverà. Una presa in giro, questa disparità di trattamento, per chi ha la memoria storica di questa controllata del Cvn.

«Comar era nata per mettere in gara le opere per conto del Consorzio. Questo fino al 2014 – ricostruisce un interno -. Poi, quando sono arrivati gli amministratori straordinari del Cvn e si sono trovati senza capacità operative, hanno usato la controllata per gestire lavori senza copertura. Spesso gli ordini non erano formalizzati, così Comar si è ritrovata con i debiti». Una presa in giro che, a detta dei lavoratori, continua anche con i nuovi responsabili. «Ci hanno fatto lavorare fino a quando c’era da fare i sollevamenti per le acque alte. Poi sono state avviate le procedure fallimentari, le trattative per l’accordo con le imprese sui debiti... E i lavori si sono fermati. Nei cantieri alle bocche di porto dove, fino a febbraio, eravamo in 300 a lavorare, con il personale delle ditte esterne, ora siamo una trentina. Il minimo per fare un po’ di manutenzione».

In condizioni di lavoro che hanno poco di dignitoso. Esemplare il caso dei bagni. Per risparmiare, da un paio di mesi, sono state tolte le toilette chimiche che erano state posizionate in galleria. «Così noi siamo costretti a risalire. Gli ascensori sono stati montanti, ma non collaudati, quindi non si possono usare - racconta un tecnico -. Abbiamo calcolato che tra una cosa e l’altra facciamo 2.600 scalini al giorno». Anche spostarsi lungo il cantiere del Lido, tra la galleria sotterranea, l’isola e il secondo tratto di galleria, è una fatica in queste condizioni. «Lo facevamo con la barca del cantiere, ma non ci sono più i soldi per la benzina. L’ultima volta ho messo 20 euro di tasca mia: non ne potevo più» racconta un altro tecnico. Le condizioni della grande opera non sono meno preoccupanti. Alle bocche di porto gli impianti sono incompleti. Mancano due anni di lavoro, è stato calcolato, dalla ripartenza dei cantieri, che non è ancora avvenuta. «Per i sollevamenti ci arrangiamo con dei piccoli compressori, di quelli che si acquistano nei normali negozi, che ci servono a mettere in marcia i compressori grandi. Un sistema provvisorio che doveva essere superato, ma che invece continua...» raccontano. «Siamo preoccupati - confidano -. L’opera è incompleta e non c’è stata manutenzione sufficiente. Di fatto si è perso un altro anno con gli impianti fermi. Ma si sa che gli impianti funzionano bene se lavorano, altrimenti si usurano». Un rischio reale per un Mose che arriva così alla sua seconda stagione di acque alte in condizioni peggiori della prima volta.

 

Ultimo aggiornamento: 17:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA