«Mazzacurati, sequestrate la casa a Cortina». Soldi illeciti usati per acquisiti immobiliari

Giovedì 11 Aprile 2019
Giovanni Mazzacurati
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Nel corso degli anni Giovanni Mazzacurati ha investito i proventi della sua attività, anche quelli illeciti, acquistando numerosi beni immobili e intestandoli «a figli, coniuge ed affini». Lo sostiene la Procura della Corte dei conti sulla base di una lettera, sequestrata nel corso delle indagini sullo scandalo Mose, nella quale l'avvocatessa romana Francesca Morlino trasmetteva al commercialista dell'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, il padovano Francesco Giordano, L'elenco beni immobili di proprietà della famiglia Mazzacurati, acquistati con denaro dell'ing. Mazzacurati. Quel documento, che doveva servire per regolare le questioni ereditarie, è diventato uno degli elementi di prova utilizzati dal viceprocuratore Alberto Mingarelli per dimostrare che i due milioni e mezzo di euro utilizzati nel 2012 per acquistare un lussuoso appartamento a Cortina, intestato alla moglie di Mazzacurati, Rosangela Taddei (priva di alcun reddito, secondo la Guardia di Finanza) provenivano dai fondi illeciti accumulati a suon di false fatture dal marito, all'epoca ancora potentissimo.
 
SOTTO SEQUESTRO
La Procura erariale vorrebbe porre sotto sequestro l'immobile di Cortina con l'intenzione di farlo incamerare dallo Stato a titolo di risarcimento nel caso in cui Mazzacurati venisse condannato nel giudizio per danno erariale che sarà discusso il prossimo giugno, nel quale è stato disposto un sequestro fino all'ammontare di 21 milioni di euro (a fronte del rinvenimento di ben pochi beni riferibili all'ex presidente del Cvn). In relazione ad altri acquisti immobiliari, infatti, è trascorso troppo tempo e ogni eventuale azione erariale è ormai prescritta.
L'IMPRENDITORE DI ARZIGNANO
Il caso dell'appartamento di Cortina è approdato ieri mattina di fronte alla Corte dei conti, chiamata a pronunciarsi sulla duplice richiesta della Procura: da un lato accertare che l'acquisto del 2012 (il venditore era Vittorio Bigontina), fu simulato, ovvero che l'effettivo acquirente era Giovanni Mazzacurati; dall'altro disporre la revocatoria del successivo atto di compravendita attraverso il quale, nel 2017, a scandalo Mose già scoppiato, con arresti eseguiti e patteggiamenti definiti, l'appartamento di Cortina fu svenduto per un milione e 450 mila euro ad un noto imprenditore del settore conciario di Arzignano, Francesco Dal Molin, 63 anni (diventato titolare della nuda proprietà), al figlio Antonio Dal Molin, 37 anni e alla moglie Nives Zonin, 62 anni (con usufrutto al 50 per cento ciascuno). «Tutti sapevano che quella casa era di Mazzacurati ed essendo veneti, sapevano in quale inchiesta Mazzacurati era rimasto coinvolto», ha dichiarato il dottor Mingarelli. La difesa si sta battendo per il rigetto della richiesta e l'udienza è stata sospesa in attesa che la Cassazione decida (su un caso analogo, riguardante l'ex presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan) se la Corte dei conti sia competente ad agire nei casi di simulazione oppure se l'azione vada proposta di fronte al Tribunale civile dall'ente danneggiato.
Negli atti depositati di fronte alla Corte dei conti figura anche la storia di altre case in Sardegna, a Chia: la prima acquistata, nel 2004, per 400 mila euro, e poi rivenduta da Rosangela Taddei nel 2011 per un milione e mezzo di euro; la seconda acquistata lo stesso anno dalla figlia della Taddei, Marina Elettra Snow per un valore dichiarato di 300 mila euro. Secondo le Fiamme Gialle, la moglie di Mazzacurati non possedeva il denaro necessario alla compravendita.
Gianluca Amadori
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 13:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA